Prof Barile:il Sì al referendum, un cambio di rotta - Le Cronache Ultimora
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Prof Barile:il Sì al referendum, un cambio di rotta

Prof Barile:il Sì al referendum, un cambio di rotta

di Erika Noschese

 

 

«Non c’è quorum: il tuo voto pesa quanto quello di chiunque altro. È forse l’unica volta nella vita in cui puoi votare direttamente sulla struttura della giustizia italiana». È l’appello al voto lanciato dal professor Sergio Barile, docente all’Università La Sapienza di Roma, tra i relatori dell’evento organizzato dall’avvocato Lello Ciccone, presidente del comitato nazionale Cittadini per il sì, in programma domenica 15 marzo alle ore 17.

Professore, motivo principale per votare Sì?

«Perché la giustizia non può essere una comunità autoreferenziale, una sorta di casta chiusa ed insindacabile. Oggi la magistratura funziona come un sistema corporativo, dove le carriere dipendono principalmente dall’appartenenza a correnti interne organizzate. Chi appartiene al contesto giusto può avanzare, chi non appartiene rischia di restare indietro. Votare Sì significa opporsi a questo sistema opaco e soprattutto contribuire a restituire credibilità a un’istituzione fondamentale per ogni società democratica».

Quale problema risolverebbe il Sì?

«Due problemi concreti. Il primo: oggi uno stesso magistrato può agire per un periodo da Pm — cioè avere un ruolo accusatorio — e poi, sulla base di una autonoma scelta, divenire soggetto giudicante, realizzando un oggettivo ed evidente conflitto di interessi. Il secondo: i componenti del Csm, l’organo che governa la magistratura, vengono scelti attraverso elezioni interne, che finiscono per essere influenzate dalle correnti. La riforma, oltre a prevedere due distinti Csm, uno per i P.M., ed uno per i Giudici, introduce il criterio del sorteggio, evitando che le correnti possano avere occasione di controllo sulle carriere e rendendo, pertanto, il sistema molto più trasparente ed indipendente da volontà egemoni».

Come informare i cittadini su un referendum poco discusso?

«Il silenzio su questo referendum non è casuale — chi ha interesse a mantenere lo status quo non ha interesse a destar clamore. Quindi, la cosa più efficace è parlarne con semplicità: spiegare ad amici e conoscenti che si vota sulla struttura e sul sistema della giustizia, non si tratta assolutamente di un voto a questo o quel partito. Occorre esprimere posizione e contenuti chiari sui social. E ricordare che non c’è quorum, quindi ogni voto conta davvero».

Come spiegare l’importanza del voto a un elettore?

«Hai mai avuto la sensazione che in Italia ci siano in cui la giustizia non sembra esser stata uguale per tutti? Hai notizia del fatto che certi processi durano anni mentre altri si chiudono in fretta? Ti risulta che giudici coinvolti in processi conclusesi con evidente innocenza dell’imputato non abbiano avuto conseguenze derivanti dal loro errore, e siano stati addirittura promossi ad incarichi più prestigiosi? Hai l’impressione che le nomine interne alla magistratura seguano logiche di potere più che di merito? Questo referendum non risolve tutto, ma evidenzia un cambio di rotta ed avvia un processo di riformulazione di consuetudini non sempre etiche. È l’occasione per dire che vogliamo una giustizia che funzioni davvero per i cittadini, e non appaia come appagante solo per sé stessa e per quanti l’amministrano».

Come cambierebbe il sistema con la vittoria del Sì?

«Tre cambiamenti concreti. Separazione delle carriere: da subito si sceglie se fare il giudice o il PM, senza poter mai cambiare. Chi giudica non avrà mai indossato i panni dell’accusatore; due CSM separati, uno per i giudici e uno per i Pm, con il sorteggio al posto delle elezioni interne. Le correnti perdono il loro strumento principale di potere; un’Alta Corte disciplinare esterna alla corporazione, per giudicare i magistrati che sbagliano — senza che siano i colleghi a coprirsi a vicenda».

Come spiegare l’importanza di recarsi alle urne

«Non andare a votare non è neutralità — è lasciare che decidano gli altri. E in questo caso, quelli più organizzati per influenzare il risultato sono proprio coloro che hanno interesse a che nulla cambi. Non c’è quorum: il tuo voto pesa quanto quello di chiunque altro. È forse l’unica volta nella vita in cui puoi votare direttamente sulla struttura della giustizia italiana. Vale la pena alzarsi e far valere la propria opinione».