Piove, Pm ladro! - Le Cronache Ultimora
Ultimora Cronaca

Piove, Pm ladro!

Piove, Pm ladro!

La “mala” giustizia è un temine che di questi tempi viene usato, dai trombettieri della campagna del SI al Referendum, per una propaganda di basso livello, al pari della comica bestemmia “Piove, governo ladro” che, dalla notte dei tempi colpisce tutti i governi, quasi che gli acquazzoni dipendessero da colpe politiche. Il rancore dell’ex Direttore della BPER di Bellizzi, assolto dal Tribunale di Salerno dopo aver subito 5 anni fa gli arresti domiciliari (però con altri coimputati), poi condannati, più una novantina di coimputati, è stata l’occasione per ingiuste invettive, pesantissime, lanciate dall’imputato contro il Pubblico Ministero per gli errori commessi nell’incriminarlo e arrestarlo. È stato uno sfogo umanamene comprensibile, ma che lascia il tempo che trova, e non è degno di attenzione mediatica. Perché è solo uno sfogo personale! Ma che non può appellarsi a un sostegno morale del pubblico contro il Magistrato. Innanzitutto per un motivo. La Pubblica Accusa fa il suo dovere, secondo il suo convincimento, ma chi sbaglia realmente (se sbaglia!) è il GIP, il giudice delle indagini preliminari, che accoglie la richiesta di arresto avanzata dal Pubblico Ministero. Sbaglia (se sbaglia!) il Tribunale del Riesame, che respinge in corso di istruttoria l’istanza di scarcerazione presentata dall’arrestato. Sbaglia (se sbaglia!) il GUP che rinvia a giudizio l’imputato. Non sbaglia il Tribunale che assolve in primo grado, a meno che l’appello proposto dal PM ribalti il risultato con una condanna. Insomma, il processo è un rito complesso in cui ha ragione, in base a una logica strutturale (altrimenti i processi non finirebbero mai) sempre e soltanto l‘ultimo che parla. Ma la demagogia di destra, e quella dei potenti che controllano la comunicazione, ha profittato sempre delle assoluzioni (anche temporanee) per inveire contro un solo magistrato nella catena dei togati che hanno trattato il processo. Il Pubblico Ministero! Che, come abbiamo detto, non ha il potere di arrestare in prima persona. Perché il PM è il bersaglio preferito, allora? Perché è più facile criminalizzarlo! Prendersela anche con i Giudici, quelli che arrestano, richiede più coraggio, e rischia di rendere meno credibile l’Accusa. Accusare il singolo, isolarlo dal contesto, ha invece la forza del grido “Al ladro, al ladro!” E tutti si girano ringhiosi verso il presunto ladro. Così funzionano le emozioni umane. Il Governo italiano le conosce bene. La sua è una politica, per motivazioni genetiche, fondamentalmente basata sulle motivazioni istintive. I giudici sono guidati da magistrati politicizzati, urlano. Sbraitano che la massa dei magistrati, poverini (e purtroppo per loro, implicitamente, anche un po’ cretini) è fatta da gente perbene, sviata però da un manipolo ristretto di farabutti al servizio della Sinistra.

Insomma, è la tecnica dell’isolamento per colpire, però, tutti.

Creare confusione, puntare sull’irrazionale è l’unica vera strategia di questa frettolosa corsa del Governo per il Referendum del 23 marzo.

Ci si sono messi, poi, anche i delinquenti degli attacchi ai poliziotti a Torino (una manna per i campioni del SI al Referendum) per creare confusione. Il Pubblico Ministero aveva chiesto il carcere per gli indagati, ma chi ha dato gli arresti domiciliari è stato il GIP, cioè un giudice indipendente. Ma la propaganda di governo si guarda bene di elogiare il PM. Preferisce far credere che è colpa delle Carriere non separate, anche quando il PM (a mio avviso giustamente) voleva il carcere per i criminali. Fino al 23 marzo è questo lo scenario. La Magistratura, fatta di uomini, è soggetta agli sbagli. Ma a differenza dei medici, dove lo sbaglio può portare alla morte; a differenza degli ingegneri, dove lo sbaglio può portare al disastro; a differenza di tutti i lavori e le professioni, dove lo sbaglio può essere irrimediabile, il sistema giudiziario, così come è in Italia, è frutto di una civiltà alta della giurisdizione, come l’ha voluta la Costituzione. E’ un sistema dove il rimedio esiste sempre, se si tratta di eliminare l’errore. Toccare questo sistema fragile e complesso con le urla dello scandalo, per far rumore e fracassare, è come prendere (metaforicamente) a martellate in testa i poliziotti che facevano il loro dovere.

 

Michelangelo Russo