Pagani. In cella Domenico Galasso, braccio destro del boss - Le Cronache Cronaca
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Pagani. In cella Domenico Galasso, braccio destro del boss

Pagani. In cella Domenico Galasso, braccio destro del boss

Pagani. Niente sconti per per il 64enne Domenico Galasso, finito in carcere ad ottobre scorso perché ritenuto in organico al clan che fu di Giugliano o’ minorenne ora pentito. Resta in cella su decisione della Cassazione. In estrema sintesi, il ricorrente, già veterano del conflitto tra Nuova Famiglia e Nuova Camorra Organizzata, era stato cooptato da Rosario Giugliano nel proprio progetto criminale, avente di mira l’aggregazione di un nuovo soggetto collettivo con cui ottenere il predominio territoriale nel territorio di Pagani e nelle aree limitrofe, con relazioni amichevoli o belligeranti con altri gruppi attivi in zona.”L’operatività del clan Giugliano è già stata affermata in altre sedi giudiziarie non definitive. La solida provvista indiziaria – costituita dalle dichiarazioni di Rosario Giugliano e di altri collaboratori (scrive la Cassazione) geneticamente autonome e vicendevolmente riscontrantisi, e dalle attività intercettive, investigative  della polizia giudiziaria – evidenzia la centralità del ruolo di Galasso in seno alla consorteria, con mansioni non solo muscolari, ma anche di stimato consigliere, ammesso ai summit dei vertici associativi e fiduciario del capoclan, fungendo altresì da suo supplente durante la carcerazione di quest’ultimo”.  Sulla scorta di queste considerazioni, viene poi concretamente perimetrato il contesto temporale. Domenico Galasso è stato scarcerato nel 2015, a seguito dell’espiazione della pena per i gravi delitti commessi come appartenente alla Nuova Famiglia. “La personalità di Galasso risulta estremamente sintomatica di una indiscussa caratura criminale, come evidenziato da un curriculum delinquenziale di fatto interrotto soltanto dalla lunga carcerazione (che non ha intaccato il prestigio e la rete di contatti tra gli ambienti camorristici)”.  L’indiscusso smantellamento del Clan Giuliano non elimina certo il rischio di reiterazione. “Al contrario, nel proteiforme e continuo formarsi, evolversi, fondersi e dissolversi di singoli gruppi di matrice camorristica, non può sottacersi la capacità, dimostrata da Galasso, di inserirsi in nuove realtà delinquenziali, frutto della riorganizzazione delle precedenti investite da misure cautelari a seguito dell’intervento dell’autorità giudiziaria, ovvero di nuove iniziative negli spazi da queste ultime lasciate libere”, conclude la Cassazione nel motivare la propria decisione.