Vipo Pinto
Non solo ceramica, ma anche legno, lane, tessuti, grafici-comunicativi nell’atelier “Zuma” di Vietri sul Mare dove la padrona di casa, Lucia Carpentieri, ha ordinato in esposizione le opere di 11 artisti nazionali, in una mostra organizzata a sua immagine e somiglianza, a partire dal titolo “La vertigine dell’ordine”, un ossimoro che racchiude tutto intero il cammino culturale e artistico che la Carpentieri ha compiuto in quindici anni di attività, dieci dei quali trascorsi a Vietri sul Mare, città della ceramica, ma anche città aperta a quei vari contributi che si inseriscono nel solco dell’arte e della cultura. E’ una meditazione cenobitica, ampia e articolata, su ciò che l’attuale linguaggio astratto e quello geometrico hanno ereditato da un passato che affonda la sua origine in tempi lontanissimi, secoli prima di quello spartiacque rappresentato dalla venuta di Cristo. Ne dà contezza l’ampia riflessione Enzo Biffi Gentili nel suo intervento di presentazione al catalogo dove il tracciato di linee, l’affaccio di cubi, l’andante di segni vengono raccontati con puntuali riferimenti ad un percorso che, tutto sommato, non ha mai lasciato solo gli artisti.Una mostra, dunque, che si pone come un racconto visivo firmato da undici artisti contemporanei: Chiara Berta, Giulia Boccarossa, Andrea Bouquet, Lucia Carpentieri, Giuseppe Cicalese, Eloisa Gobbo, Emilio Salvatore Leo, Alessandro Merlin, Salvatore Scalese, Roberto Stinga e Saura Vignoli. Opere nelle quali linee infinite si intrecciano, si incontrano, si combinano con gusto e abilità artistica a creare ritmo, stile di un’epoca; e ancora, colori quasi timidi, mai invadenti, con preminenza di quella bicromia di bianco-nero, principe di una scala cromatica, così cara alla tavolozza della Carpentieri, si offrono alla visione e riflessione dei visitatori attraverso opere ceramiche, ma anche legno e persino in tessuti, in omaggio alla già prestigiosa Industria torinese Avigdor (nota per le sue raffinate stoffe d’autore), tutti a richiamo di quanto già nei tempi andati, e ormai codificati dall’archeologia, era patrimonio indiscusso della civiltà minoica e dell’arte che, nei millenni della storia dei popoli greci non ha, in pratica, avuto soluzione di continuità. I reperti archeologici, pochi rispetto a quanto ancora non esplorato, del territorio di Valenzano in provincia di Bari (per fermarsi ad una interessante realtà meridionale) ha, ancora recentemente, fornito interessanti saggi di decorazione vascolare conservati nel Museo archeologico del capoluogo pugliese, nei quali rombi, scacchiere, croci gammate sono arcaici motivi ricorrenti di uno stile artigianale ricco e sofisticato, pur nella semplicità cromatica: nero o rosso.Un linguaggio visivo, dunque, basato su linee e forme pure, su colori netti, trasportati dalla storia nei disegni “di mondi impossibili” di M.C. Escher e in quel “reticolo” di segni ceramici realizzati da Ernestine Cannon alla quale viene fatto omaggio con l’esposizione di un interessante piatto. Ed è spazio per un linguaggio nuovo, attuale nel panorama pluricentenario della ceramica vietrese, un linguaggio con la propensione ad integrarsi in equilibri definiti “moderni”, frutto della lettura ed interpretazione di tecniche e segni del passato, da declinare in un linguaggio attuale; “un dialogo che nasce dall’ascolto silenzioso di tanta perfezione” trascorsa.Un dialogo che in Lucia Carpentieri si fa ricerca, sperimentazione elementi con i quali articola un suo personale vocabolario ceramico, inserito in una tradizione plurimillenaria.«Da qui è nata l’idea di aprire un confronto – scrive Enzo Biffi Gentili in catalogo – nel settore dell’alto artigianato sui temi della tradizione e dell’innovazione, dei valori concettuali ed esecutivi nei mestieri d’arte». E’ l’evoluzione della specie, di quel mondo di idee e manufatti che si realizzano col tempo, nel silenzio della bottega delle mani.





