lAnno Giudiziario: A un 25 Gennaio seguirà un 25 Aprile - Le Cronache Ultimora
domenica, 6 Aprile 2025 6 °C lunedì, 7 Aprile 2025 11 °C

di Michelangelo Russo

Oggi, 25 gennaio, si inaugura l’Anno Giudiziario. E’ la giornata mondiale in memoria delle vittime civili di tutti i conflitti. Ma è anche l’antivigilia del Giorno delle Memoria, dell’Olocausto. Due date di malaugurio per il Governo e il suo progetto anticostituzionale contro la Magistratura. E’ un segnale importante per i piani eversivi del Governo. E’ il primo atto di Resistenza, con la erre maiuscola, che uno dei tre Poteri dello Stato, in blocco, mostrerà al Popolo Italiano: le spalle voltate al Ministro e ai suoi rappresentanti quando parleranno in tutte le Corti d’Appello. Mostrare l’altra faccia del corpo al nemico oppressore è una tradizione antica dei guerrieri, quando le loro schiere erano in minoranza ma enorme era il loro orgoglio. Nel film Braveheart di Mel Gibson gli impavidi scozzesi mostrano al potente invasore inglese ben altro che le sole spalle, lo ricordiamo tutti. Ma il significato è lo stesso. E’ un segnale di scherno, non solo di sfida. Paradossalmente, l’annunciato sciopero dei Magistrati per il prossimo 27 febbraio è meno irritante per il Governo rispetto al gesto atipico di oggi delle terga mostrate al Ministro. Il Potere non sopporta la fantasia e l’ironia. Perché, diceva Marx Ernst, non possiede nessuna di queste qualità. E ne ha terrore. Perché l’ironia è un’arma piccola, all’apparenza. Ma è come il piccolo topo che spaventa l’elefante. Entra nella proboscide che striscia a terra, e sale nel corpo del pachiderma rodendolo dall’interno. Il nuovo Potere che si affaccia sulla scena mondiale è l’Elefante. Ne hanno le dimensioni il bisonte Trump e gli oligarchi come Musk, un incrocio tra il pallore di Goebbels e il rubizzo di Goering. Questo Governo non ha il senso dell’umorismo, perché altrimenti non riuscirebbe a finire le sue frasi, quando sulla Giustizia annuncia i suoi programmi, per mancanza di fiato dovuta alle sue stesse risate mentre parla. Il progetto sulla Separazione delle Carriere e sul doppio Consiglio Superiore della Magistratura non è neanche frutto della fantasia (che è l’altra dote che gli manca), ma di una esilarante vena di pura follia. Assomiglia in questo, al progetto del Ponte sullo stretto di Messina. Il Ponte è un progetto ardito, ma astratto. E’ esecutivo sulla carta, ma i piloni stanno sulla faglia geologica più pericolosa d’Italia, e i tiranti d’acciaio dovrebbero essere ricalibrati sul massimo delle possibili onde sismiche. Ma il Governo va avanti a testa bassa. Così come la Separazione delle Carriere. Ignorando gli infiniti problemi procedurali che bloccheranno i processi qualora l’insana Separazione avvenisse. L’intero sistema penale è calibrato, per volontà dei Padri Costituenti, sulla figura del P. M. in possesso delle stesse garanzie del magistrato giudicante. Così come il principio costituzionale della parità delle parti, Accusa e Difesa, vede nel codice di procedura infinite occasioni di libera autonomia del P. M. a difesa della verità e dei diritti dell’imputato, a dispetto del puro e semplice dovere di perseguire l’Accusa e basta che avrebbe un P.M. del tutto separato dall’etica e dalla cultura del magistrato giudicante. Che senso poi ha un’Alta Corte Disciplinare che dovrà espropriare il C.S.M del suo potere di vigilanza sulla correttezza dei magistrati? A proposito di progetti campati in aria. Ma Nordio non aveva promesso l’anno scorso l’assunzione addirittura di 3.000 nuovi magistrati entro il 2026? E’ passato un anno, e non si vede nemmeno un annuncio di bando di concorso. Concorsi che, per la loro complessità, impiegano un anno e mezzo di norma per concludersi, e per soli 300 posti alla volta. Annunci, quindi, che sono balle spaziali come la collocazione degli emigranti in Albania. Ma per il Governo è sempre colpa dei magistrati, questi complottisti che guardano all’Europa anziché a Roma imperiale. Ecco, l’Europa. L’altra nemica, che ha preso il posto delle perfida Albione (l’Inghilterra, nel linguaggio di Mussolini) come avversaria degli imperituri destini di gloria dell’Italia. La perfida Europa raccomanda ai suoi Stati la massima garanzia di tutela dell’Autonomia del Pubblico Ministero. E’ evidente che il Progetto Nordio è l’esatto contrario delle direttive europee. Nessun problema. Il nuovo faro in termini di Giustizia è l’elegante figura intellettuale di Trump, che bolla come farabutti i giudici che lo hanno condannato per falsa fatturazione di spese per nascondere la sommetta di 100 mila dollari per comprare il silenzio di una prostituta di alto bordo. O che ha scarcerato i rivoltosi di Capitol Hill, compreso quello con le corna sulla testa, nel primo minuto di mandato. Dicevamo, l’ironia come atto di Resistenza. L’hanno applicata i ragazzi milanesi che hanno appeso a testa in giù, a Piazzale Loreto, il fantoccio di Elon Musk.

Ma la Magistratura è già ricorsa all’arma gentile e micidiale della Satira. Lo ha già fatto nel 2002, all’epoca della legge sul Legittimo Sospetto voluta da Berlusconi. L’Associazione Magistrati scrisse un monologo teatrale al vetriolo, che l’attore Marco Paolini portò su Rai Tre. Un successo incredibile. E Berlusconi, che meglio dei suoi epigoni di oggi capiva che non era il caso di tirare la corda, ritirò la legge. Ma l’arma della satira era stata usata anche anni prima. Nel 1986, quaranta anni fa, al Congresso Nazionale di Magistratura Democratica a Rimini fu presentato un cortometraggio dal titolo “Il Mestiere di Giudice”. Gli attori erano tutti antichi giocattoli in latta, a molla meccanica, vestiti da giudici. Esilaranti le battute sull’allora Presidente Cossiga, impersonato da un vigile di latta che disciplina il traffico. Era il tempo in cui il discusso Cossiga, a dir poco, pretendeva di dirigere il Consiglio Superiore con i suoi personali Ordini del Giorno. E poi l’invasione della politica nella Giustizia, e la preannunziata diversità delle Carriere perché i Pubblici Ministeri non possono mai assolvere, e quindi rimangono sterili perché, di conseguenza, non possono più “assolvere i doveri coniugali”. La Satira ha l’occhio lungo. Presto, l’unica copia di quel cortometraggio sarà in rete.

A presto.

Seguici su twitter

@LCronache

Seguici su Instagram

@le_cronache

Seguici Su Facebook

Segui in tempo reale