La Mata Hari che favorì l’ascesa di De Luca nel 1993 - Le Cronache Ultimora
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La Mata Hari che favorì l’ascesa di De Luca nel 1993

La Mata Hari che favorì l’ascesa di De Luca nel 1993

Venerdì 12 sera, alla Sala Bottiglieri della Provincia, è stato presentato il libro di Aldo Bianchini La Tangentopoli salernitana 1992-1994. Relatori Elisabetta Barone, Andrea Manzi e Giovanni Falci. Il libro è un condensato di innumerevoli articoli scritti, in trenta anni, da Aldo Bianchini. Non aggiunge nulla di nuovo. Come leit motiv figura centrale non è l’ormai ex Governatore Vincenzo De Luca, ma il Magistrato salernitano Michelangelo Russo, nostro editorialista. Nelle intenzioni, Aldo Bianchini dichiara di avere operato come giornalista d’inchiesta, novello Ranucci di Report. Ma il materiale è sempre lo stesso da trenta anni, rivisto ma ancora privo di qualsivoglia riscontro per avvalorare la tesi di un grande complotto ordito da Michelangelo Russo tra il 1992 e il 1994 per portare al potere Vincenzo De Luca. Perno centrale della tesi di Bianchini è la presenza, all’epoca, dei Servizi Segreti in collusione con parte della Magistratura inquirente (Michelangelo Russo in primis) per rovesciare il Sindaco Vincenzo Giordano in favore del Partito Comunista rappresentato da De Luca. La riprova sarebbe stata nella scoperta (proveniente da qualcuno che Bianchini verosimilmente già conosceva) di incontri segreti che si tenevano in casa di un magistrato (con allusioni abbastanza ovvie alla persona di Michelangelo Russo, Sostituto Procuratore che stava istruendo il processo del Trincerone) tra i Servizi segreti e il predetto Magistrato, con la mediazione di una splendida e giovane Mata Hari, moglie di un industriale di Agropoli. Il suo nome era Maria Quaglia. Quindi, un complotto della Magistratura deviata che aprì la porta al potere trentennale del prima Sindaco e poi Governatore Vincenzo De Luca. Bianchini, nelle sue elucubrazioni, ha attinto a piene mani da quanto scrisse, nel 1993, l’ex Ministro Carmelo Conte nel suo libro “Il sasso e il coltello” per avvalorare la tesi di essere stato vittima di una oscura trama con la centro i magistrati e una donna misteriosa legata ai Servizi Segreti. Il libro non ebbe un apprezzabile successo, ma il seme dell’esistenza di trame oscure fu coltivato da Bianchini come divulgatore tenace e caparbio. Orbene, veniamo al lato intrigante dell’affare che, pur nell’evanescenza delle prove, ha poi seminato la curiosità popolare e la “pruderie” di una provincia assetata, come ogni città provinciale, di pettegolezzi piccanti. Cronache ha identificato l’affascinante Mata Hari che fece vacillare il potere del Partito Socialista del 1993, in favore dell’allora comunista Vincenzo De Luca. Negli articoli di Bianchini il suo nome era Maria Quaglia, di Agropoli, inquietante e torbida tessitrice di trame. Effettivamente, ha appurato Cronache, Maria quaglia è stata un personaggio reale. E’ vero anche che conosceva ed era amica di magistrati di Mani Pulite. Bellissima, alta, bionda naturale con occhi verdi, più una bellezza svedese che italiana, era una ventiquattrenne di fascino straordinario che turbava tutti gli animi maschili al suo passaggio. Figurarsi quando appariva nel grigiore dei corridoi del Vecchio Tribunale. Era diventata prima conoscente e poi amica dei magistrati di Mani Pulite. Allegra, di compagnia, coinvolgente con il suo perenne ottimismo e voglia di vivere, la si poteva trovare talvolta in qualche bar del centro in compagnia di qualche magistrato all’ora dell’aperitivo serale. Per vivere (modestamente) faceva la ragazza immagine nelle discoteche e nei locali di grido, perennemente assediata dagli stalker che ne cercavano l’amicizia e qualcosa in più. Per questo preferiva l’occasionale compagnia dei suoi nuovi amici magistrati, che ammirava per la loro serietà ed educazione. Ma era riservata, e sapeva stare al posto suo. Ora, accadde che nel pieno delle indagini di Tangentopoli una sera Maria Quaglia, in una discoteca, viene agganciata dall’ennesimo corteggiatore che ne cerca l’amicizia. E’ rapito dal suo fascino, e le chiede notizie sulle amicizie che ha. La ragazza trova naturale dire che, tra i vari, conosce i magistrati del pool di Mani Pulite. E’ a quel punto che il suo interlocutore si fa insistente, chiedendo particolari di questa amicizia. Maria Quaglia inizia ad insospettirsi di tale curiosità. E allora l’interlocutore gioca una carta incredibile. Dice di essere un capitano dei Servizi Segreti, in grado di arruolarla con stipendio nei ranghi degli 007 se collaborerà fornendo informazioni sui magistrati che conosce. Maria Quaglia fiuta qualcosa di strano. L’uomo le dice nome e cognome, e le dà il suo numero di telefono chiedendo di contattarlo. Poi le chiede nome e cognome, e numero di telefono. Lei gli risponde che si chiama Maria Quaglia, ma lo depista dandogli il cognome della madre, Quaglia, appunto. Non gli dà il numero di cellulare. Il giorno dopo, preoccupata, riferisce ai Magistrati che i Servizi Segreti li stanno spiando, e fornisce nome, cognome e telefono dell’oscuro personaggio della sera prima. L’episodio strano porta a una prima conclusione. Quel nome è già conosciuto. E’ un funzionario pubblico già chiacchierato per strani episodi. Ma il bello arriva parecchi giorni dopo. Si viene a sapere che il funzionario pubblico, dipendente dell’Ufficio Ispettivo dell’INPS di Salerno ha tentato di vendere al migliore offerente un servizio fotografico che, a suo dire, dimostrerebbe l’esistenza del complotto tra Servizi Segreti e Magistrati, con al centro Maria Quaglia e con la complicità del giornalista del Mattino Luciano Pignataro, che segue Mani Pulite. Appare già evidente, da questo, che il funzionario dell’INPS di Salerno è un millantatore. Ma la storia di Maria Quaglia finisce ugualmente nel libro di Carmelo Conte come veritiera. E come tale la spaccia poi, ossessivamente, Aldo Bianchini. E ci casca ingenuamente pure Andrea Manzi come relatore alla presentazione, sere fa, del libro di Bianchini. Manzi parla pure lui di oscure trame dei Servizi Segreti, avvalorando la ricostruzione storica di Bianchini. E ci cascano tutti quelli che si sono compiaciuti, il 12 dicembre, della attendibilità dello scoop di Bianchini. Resta che una ragazza, all’epoca, di Agropoli, che oggi ha 57 anni e vive da anni in Svizzera, dando il cognome della madre anziché del padre, beffò in sequenza un millantatore, un giornalista scandalista, un Ministro della Repubblica, e un valente relatore editoriale di oggi. Ma nel tempo della caccia alle streghe per i Magistrati le frottole abbondano e fanno scena.