Il Ravello festival ricomincia dalla Danza - Le Cronache Spettacolo e Cultura

Diradate le ombre  sul paventato “silenzio” estivo a Villa Rufolo sarà Roberto Bolle, con il gotha dell’ ars coreutica internazionale, il 30 giugno, nell’auditorium  Oscar Niemeyer. Il 7 luglio si ritornerà sul palco più bello del mondo con l’ orchestra del Teatro San Carlo di Napoli  diretta da Giacomo Sacripanti, con il soprano Marina Rebeka,  per il concerto wagneriano e l’omaggio a Giacomo Puccini                                                                                                                                                                          

 

Di Olga Chieffi

“Dilegua o notte” canta il principe Calaf, e le ombre su di un paventato silenzio estivo, per il blocco dei fondi di coesione in Villa Rufolo, sono state prontamente disperse. La LXXII edizione del Ravello Festival firmata da Maurizio Pietrantonio, principierà dalla danza domenica 30 giugno, con Roberto Bolle. Non la ribalta a getto sul mare, il celebrato belvedere di Villa Rufolo, ma nell’Auditorium Oscar Niemeyer, con biglietti già esauriti, appena posti in vendita. Inizierà con il Signore della Danza e i suoi amici quel viaggio nella bellezza e nelle arti tutte che da settantadue anni impreziosisce l’estate campana e strega gli ospiti stranieri. Roberto Bolle assente dalle scene di Ravello dal 2007, quando si esibì con Alessandra Ferri, poco prima del suo ritiro dall’attività artistica, è oggi protagonista assoluto della danza e di questo Gala del quale non è solo interprete ma anche Direttore Artistico.Accanto a lui i più importanti ballerini del mondo che realizzano un programma sorprendente, in grado di affascinare un numero di spettatori sempre più vasto ed eterogeneo. I suoi Gala sono diventati uno straordinario strumento di diffusione della danza e delle sue eccellenze ad un pubblico trasversale, composto da migliaia di appassionati e non solo: Roberto Bolle infrange costantemente i tabù che costringono il balletto ad arte di nicchia portando sullo stesso palco grandi classici e coreografie nuove e innovative scegliendo di esibirsi con il meglio della danza mondiale. Un viaggio imperdibile attraverso diversi stili e scuole differenti che suscitano emozioni sempre nuove: divertimento e dramma, ironia ed eleganza, innovazione e tradizione si mescolano sullo stesso palcoscenico. Il Gala di Roberto Bolle and Friends, già re incontrastato la scorsa estate della reggia di Caserta, si confermerà, anche a distanza di anni dalla sua istituzione, come un appuntamento di assoluto fascino, non solo per gli appassionati ed esperti di danza. Si tratta di una vetrina importante per la realtà coreutica internazionale che, chiaramente non esaurisce le molteplici strade che questa forma d’espressione traccia, ma resta valido incrocio artistico tra élite e popolo, tra sacro e profano, simbolo democratico pari a quello della musica. Un percorso, questo, di “divulgazione”, iniziato dall’étoile tramite il suo programma “Danza con me” che ha portato artisti internazionali e coreografie meravigliose per oltre sei anni sul piccolo schermo di tutti gli italiani. La lezione che ci proviene dal palcoscenico è che non esiste caduta dalla quale non ci si possa rialzare è sicuramente la frase che riassume meglio Roberto Bolle, l’uomo che ha fatto della danza la sua vita lasciando che fossero i suoi movimenti fluidi e precisi a parlare per lui, prima ancora che la sua voce. Personaggio più che ballerino, capace di farsi ambasciatore nel mondo di quel carattere squisitamente italiano che, seppur piegato dai chiaroscuri dell’esistenza, trova ogni volta il modo di ricominciare risplendendo più di prima.Bellezza e armonia, ma anche fatica, gavetta, solitudine: guardandolo danzare sul palco, l’immaginazione non andrebbe a sfiorare tutto quel bagaglio ingombrante che il ballo classico cela dietro un corpo perfetto e passi coreografici precisi. Ma l’arte presuppone sacrificio, e Roberto Bolle non ne ha mai fatto mistero, ponendosi come messaggero della bellezza e dell’arte salvifica, in ogni sua espressione. Il Ravello Festival si trasferirà successivamente, da domenica 7 luglio, sul palco del Belvedere di Villa Rufolo per il concerto dell’Orchestra del Teatro San Carlo, diretta da Giacomo Sacripanti, con la partecipazione del soprano Marina Rebeka, per l’omaggio a Richard Wagner e a Giacomo Puccini, nell’anno del centenario della scomparsa. Due compositori legati a doppio filo, poiché il maestro di Puccini, Bazzini era un estimatore del genio tedesco. Nel 1888, infatti, Puccini si reca a Bayreuth per la prima volta accompagnato da Ferdinando Fontana, commediografo e librettista delle sue due prime opere Le Villi ed Edgar. Nello stesso anno, l’Editore Ricordi invia Puccini a Bayreuth perché gli fornisca un resoconto della mise en scène wagneriana, dato che due mesi prima, il 1 giugno 1888 la sua Casa Editrice aveva rilevato la Casa Musicale di Francesco Lucca, acquisendo così anche i diritti di pubblicazione in Italia delle opere wagneriane, di cui Lucca era esclusivo detentore. L’anno successivo, Giulio Ricordi decide di mettere in scena per la prima volta in Italia I Maestri Cantori di Norimberga e invia nuovamente Puccini a documentarsi, accompagnato dal direttore artistico Adolf Hohenstein, che ne realizzerà i costumi per la premiere scaligera del 26 dicembre 1889. Quindi nell’estate del 1912, il cerchio si chiude con Giacomo Puccini torna a Bayreuth ad assistere alla rappresentazione del Parsifal, opera che aleggerà per sempre nei giardini di Villa Rufolo.

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