Salvatore Memoli
Mi sono domandato spesso se esiste soltanto un primato della politica. Se esiste, in che cosa consiste? Nella mia formazione ho sempre avuto come riferimento Aristotele, i suoi riferimenti sulla gestione della polis per il bene comune e Machiavelli che ha esaltato l’autonomia nella gestione del potere. Un mio convincimento che mi ha guidato negli anni e negli impegni mi riporta all’idea che le decisioni più importanti sul bene comune debbano essere prese da rappresentanti eletti ( politica). Negli anni ho visto contrapporsi il Potere legislativo a due insidie pericolose: quelle dettate dai mercati finanziari ( economia) e quelle delle sfide della tecnologia, innovativa, soprattutto nel campo dell’informazione Nella nostra semplicità declinavamo la divisione dei Poteri, a memoria, con naturalezza cognitiva. Potere legislativo, il più importante, Potere esecutivo, del Governo e Potere Giudiziario, secondo gli insegnamenti di Montesquieu, ispiratore del costituzionalismo moderno. Questi Poteri erano affidati a organi distinti e precisi: Parlamento, Governo e Magistratura. Quello che metteva in relazione questi tre momenti della vita dello Stato era un sistema di controlli reciproci. Dopo anni, (vivo da troppo o non riesco a capire più le cose semplici?), trovo che tutto é ridotto ad uno scontro viscerale, ad una lotta all’esclusione che ferisce innanzitutto l’architettura costituzionale della Repubblica Italiana. La tripartizione dei Poteri era finalizzata ad evitare la concentrazione del Potere in una sola persona che porta alla morte della democrazia. Oggi capisco che questo dispotismo si nasconde anche in ognuno degli ambiti costituzionali ripartiti, con tanta saggezza. La confusione la fa da padrone e, come dire, tutti vogliono attribuirla agli altri ambiti organizzativi. Quella sana proposta di ripartire le competenze tuttavia non incrinava una superiorità costituzionale della volontà popolare che si esercita principalmente nell’attuazione ed organizzazione del Potere legislativo, fondato sugli eletti, sui rappresentanti del Popolo sovrano. Negli altri Poteri la concentrazione è nelle mani di Organi, Istituzioni, Rappresentanti che non rispondono direttamente al Popolo. Per questo, con ingenuità, mi sono sempre chiesto : chi non é scelto dal Popolo, come risponde al Popolo nell’esercizio delle sue prerogative e potestà? La tripartizione dei poteri esigerebbe una rivisitazione, almeno come contrappesi tra i Poteri dello Stato. Occorrerebbe precisare se é il Potere Legislativo che limita quello dei Magistrati ovvero se é quello dei Magistrati che sconfina nelle decisioni che competono agli eletti del Popolo. Un dramma di grandi proporzioni che si dovrà dirimere al più presto. Una prima regola sarebbe quella che tutti rientrino nei ranghi costituzionali, naturalmente. Se questo fosse possibile vivremmo in un paese perfetto. Se questo non arriva, bisogna insieme condividere un nuovo sistema dei “pesi e contrappesi” che vigilino sulle autonomie dei Poteri. Invece delle invettive occorrerebbe trovare un terreno terzo dove definire categorie e modalità essenziali di tutela della Tripartizione dei poteri. Dunque, si devono trovare strade di riequilibrio tra i Poteri ma si deve dire con certezza che nessun uomo può da solo gestire tutto. È altrettanto vero che la forza attrattiva della partecipazione popolare nella definizione dei ruoli e delle competenze, si limita al solo Potere del Parlamento- Legislativo. Sugli altri Poteri se si affidasse al Popolo maggiore possibilità d’intervento come sarebbe preso tale fatto? Se il Popolo entrasse maggiormente nelle composizioni collegiali ed eleggesse i Giudici, almeno i Capi di Uffici importanti? Sarebbe una diminuzione dell’autonomia? Non credo che la partecipazione popolare possa essere nociva e insidiosa.La democrazia come decisioni della Polis può essere un problema per la Giustizia o un rafforzamento? Da alcuni decenni seguo i progressi della tecnologia informatica nella scuola, con attenzione, con tanti dubbi e curiosità. Il computer si é sostituito al docente, non sempre con risultati negativi. Se i Giudici e i Magistrati rendessero più oggettive e terze le loro decisioni, presiedendo sessioni informatiche di raccolta della notizia, di raccolta degli orientamenti giurisprudenziali, in dialettica con la difesa, e rimettesse le decisioni a griglie oggettive e non al libero convincimento, sarebbe tanto scandaloso? Se il Popolo avesse un ruolo maggiore in tutto, mettesse il suo fiato, sull’organizzazione di tutti i Poteri e, quindi, della Giustizia, sarebbe meno democratico? Di certo credo nella tripartizione di Montesquieu ma non voglio disattendere le grandi conquiste della tecnologia informatica che opportunamente utilizzate potrebbe allontanare da tutti la tentazione di qualsiasi dispotismo e garantire un sano auto convincimento di un’autonomia ontologicamente intangibile, anche a scapito del cittadino.





