Il cavallo di Caligola, il Nobel di Trump e la Riforma di Berlusconi - Le Cronache Ultimora
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Il cavallo di Caligola, il Nobel di Trump e la Riforma di Berlusconi

Il cavallo di Caligola, il Nobel di Trump e la Riforma di Berlusconi

Un filo diretto pare collegare tre forme di ossessione che hanno segnato le figure storiche di Caligola, Trump e, in tono minore, Berlusconi. Tutti e tre i personaggi, con le dovute differenze, hanno virato (decisamente i primi due) verso un pericoloso obiettivo di onnipotenza. Per Caligola, il disprezzo verso gli organi potremmo dire costituzionali, come il Senato (il parlamento di allora) lo spinse a nominare Senatore il suo cavallo adorato. Gli storiografi hanno motivato certi eccessi come frutto di una montante pazzia che afflisse il giovane Imperatore, dopo un breve periodo di buone riforme, pazzia ascrivibile a febbri di imprecisa natura. Quello che è certo è lo sconfinato edonismo che caratterizzò, come una malattia vera e propria, il controverso e odiato Imperatore che lasciò il suo nome legato anche alla irrisione del Senato con l’inclusione del suo cavallo nelle assemblee. E’ chiaro che fu una mossa calcolata per significare a tutti che lo Stato si identificava con la sua persona, e che la sua parola era legge. Una anticipazione, in veste sanguinaria, della frase di Luigi XIV “L’ etat c’est moi”, per codificare l’assolutismo. La tentazione verso l’assolutismo è un veleno che ha percorso i secoli dell’Occidente, arrivando nel Novecento alle tragiche esperienze del nazismo e del fascismo. Hitler però non fu dittatore solitario: fu la Germania che fu contagiata dalla sua follia dominatrice. E lo stesso accadde per Mussolini, che ammaliò di parole gli italiani facendo sognare una grande nazione. Ma entrambi i dittatori non pretesero mai, direttamente e pubblicamente, l’adorazione delle masse per la loro stessa persona fisica, unicamente. Non lo fece nemmeno Stalin, che sempre, nei discorsi pubblici infiammò gli animi delle masse invitate ad esaltare il popolo stesso e non la sua persona fisica. Trump è diverso! Il suo edonismo folleggiante e il suo narcisismo sono palesi. Dice di volere un’America più grande e potente, ma pubblicamente esalta sé stesso come unico obiettivo di culto. E’ il suo ego immortale il fine dichiarato. Pretende il Nobel per entrare nel libro degli Immortali, e guai a chi non lo ha consacrato come tale. E’ identico a Caligola! E Berlusconi? Non fu così stupido e sprovveduto come i primi due. Ma il suo ego fu il suo tallone di Achille: la tentazione egemonica lo portò allo scontro con la Magistratura, vista ossessivamente come unico Potere dello Stato che poteva arginare la deriva assolutistica. Non sbagliava: fu condannato a quattro anni per una immensa evasione fiscale. Fu il rovello dei suoi ultimi anni di vita, e verosimilmente la ragione del suo testamento morale ai suoi fedeli per quella Riforma della Giustizia che pare proprio una vendetta postuma per la consacrazione nella storia della sua figura. E così arriviamo al Referendum. Landini, l’altro giorno, è stato chiaro. A chi la date a bere, si è espresso, gli italiani non sono c……! Più chiaro di così? Il fatto è che questa Riforma non piace nemmeno a parecchi dentro Fratelli d’Italia. La campagna referendaria nuoce alla costruzione che Meloni sta facendo di sé stessa come leader di grosso calibro internazionale. Sta sposando una battaglia che non è sua, ma degli eredi di Berlusconi, quella Forza Italia dei poteri imprenditoriali e dei grandi patrimoni finanziari che temono come la peste una inevitabile, prima o poi, sensibile tassazione dei grandi patrimoni. Il rapporto Oxfam sulla ricchezza del 2025 ormai è diventato di pubblico dominio: dovunque il circolo ristretto dei miliardari sta diventando sempre più ricco e onnipotente. E quando i ricchi tendono a diventare onnipotenti si innescano rabbia e premesse per rivoluzioni violente e sanguinose. L’ostinazione degli eredi di Berlusconi all’egemonia istituzionale, con il controllo della Magistratura, fa parte di un piano studiato per il ritorno della centralità dell’apparato di potere che fu di Berlusconi; la riabilitazione del suo nome, attraverso la Riforma della Giustizia, serve a blindare ogni riforma fiscale e ogni intervento legislativo e governativo di regolamentazione dei meccanismi di accumulo della ricchezza sempre in testa allo stesso apparato finanziario. Non è un caso che inizia ad apparire sullo sfondo l’emblematica figura di Pier Silvio Berlusconi per una sua discesa in politica. A Giorgia Meloni, e a Fratelli d’Italia così come a tutti gli italiani, non resta che sperare nella vittoria del NO al Referendum.

Michelangelo Russo