Il blues del Joe Chiariello Trio - Le Cronache Spettacolo e Cultura
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Il blues del Joe Chiariello Trio

Il blues del Joe Chiariello Trio

Olga Chieffi

Il Teatro Pier Paolo Pasolini di Salerno ospiterà da oggi, la seconda parte della quarta edizione de Il colore dei suoni, un progetto artistico del Teatro Pubblico Campano curato da Giuseppe Zinicola con la collaborazione di Franco Tiano. Dopo primi quattro appuntamenti che hanno punteggiato i mesi invernali, si ritorna a suonare stasera alle ore 21, illuminando questa vetrina dedicata alla musica dal territorio e alle contaminazioni sonore internazionali. Sul palco del Pasolini si esibirà il Joe Chiariello trio, formato dal leader alla chitarra e voce, Anthony Scola all’armonica e Angelo Gregorio alla batteria. Qui le radici profonde del blues del Delta del Mississippi si fondono con una formazione elettrica moderna e intensa. Il sound è costruito su un interplay dinamico con brani che spaziano dal blues tradizionale alle interpretazioni personali, all’insegna di improvvisazione, groove e feeling genuino. Forse le famigerate blue notes, quelle note particolari, totalmente e sentimentalmente incerte, un po’ scorate, possono essere il filo rosso per interpretare l’intera vita. Il blues reitera e avvalora il suo senso etico ed estetico in un modo di vivere, di essere e di sentire, in uno “status” impalpabile e sfuggente, ma al contempo, sempre intensissimo e vivido, il cosiddetto “Blues feeling”, dove blue (low in spirit, melancholy) sta per depressione, malinconia e feeling è la percezione di una sensazione fisica o metafisica, di un’atmosfera particolare. Vale la pena citare alcune strofe della lirica che forse più di altre utilizza il jazz come sapore, ingrediente fondamentale di una Torino che Pavese vuole cosmopolita e che si muove al ritmo delle suggestioni americane: “Tutta l’anima mia/ rabbrividisce e trema e s’abbandona/ al saxofono rauco./ È una donna in balia di un amante, una foglia/ dentro il vento, un miracolo,/ una musica anch’essa”. Joe Chiariello è un chitarrista figlio d’arte di Costabile “Puccio” Chiariello, il quale ha sviluppato fin da giovanissimo una profonda passione per il blues delle origini. All’età di 11 anni è rimasto folgorato ascoltando la versione di “Sweet Home Chicago” di Robert Johnson, momento che ha definito la sua vocazione per il blues. È autodidatta, ha costruito la propria conoscenza musicale studiando intensamente i grandi padri del blues come Robert Johnson, Son House e Charlie Patton, e ha affinato il suo fingerpicking e stile vocale partendo da queste radici. La sua musica è spesso descritta come un ponte tra tradizione e interpretazione personale, con grande rispetto per il linguaggio originario del blues. La musica ci invita a viaggiare, adottando una visione meno rigida di tutte le altre discipline, il passato non è mai concluso in musica, pronto per essere consegnato al canone, al museo, o alla pagina. Il passato, nel suo rifiuto perturbante di morire, introduce la sua nota blue, ambivalente, dissonante, risonante di un altrove inusitato. Una nota blue che evoca quella “stonata” delle culture diasporiche afro-americane dell’Atlantico moderno, unite nella violenza, dalla schiavitù, e, successivamente, distillate nella colonna sonora urbana della metropoli moderna, sotto le pressioni del razzismo e della marginalizzazione. In quest’ottica, il passato può tornare come un’immagine esplosiva, carica di un tempo capace di far deflagrare il presente. Ecco, allora che nella chitarra di Chiariello, riconosceremo lo stile viscerale del Delta, con l’uso magistrale del bending, con un vibrato ampio e molto espressivo, con un fraseggio di grande impatto emotivo. Un power blues, che intende mettere l’accento su quanto di potente sa trasmettere attraverso la sua chitarra, irruente e sanguigno, capace di trasformare ogni singola nota in un colpo allo stomaco dell’ascoltatore. Seguiranno altri tre concerti per celebrare la diversità musicale e la bellezza dell’incontro tra culture e generi: Michael Rosen quartet il 29 marzo, formazione capitanato dal grande sassofonista americano che propone un repertorio spaziante dagli standard a brani del pianista Stefano Raffaelli, dalla forte contaminazione con espressioni musicali di diverse latitudini, dalla musica popolare europea, al tango argentino, a rimandi etnici africani e sudamericani, il 10 aprile toccherà al Nicky Nicolai quartet in “Mille bolle blu”, un concerto che traccerà percorsi per rivivere le canzoni che hanno fatto la nostra storia da Mina a Gabriella Ferri, da Nancy Sinatra a Eduardo De Crescenzo a Ornella Vanoni, passando per The Archies e Nina Simone, e chiusura il 25 aprile con Little Albert trio, per un ritorno al blues, anzi hard blues, con il nome d’arte Little Albert, dove riesce a esprimere una sua personale visione di incontro tra blues e stoner/doom, con una solidissima tecnica chitarristica e una voce cristallina, nelle sue composizioni si sentono echi di maestri del blues come Muddy Waters convivere con intenzioni più sperimentali.