
di Erika Noschese
La sanità salernitana necessita di una svolta radicale. Sembra un’ovvietà, considerando uno storico di quasi trent’anni di inefficacia amministrativa e gestionale che hanno, purtroppo, determinato un calo drastico nella fiducia del sistema sanitario regionale a più livelli, ma in realtà la questione è ancora tremendamente attuale. L’occasione è data dall’ennesima constatazione di stress delle strutture di pronto soccorso presenti sul territorio, a partire proprio dalla città di Salerno: una paralisi che, sul piano operativo, non garantisce alcun tipo di servizio né di efficienza e/o efficacia nei confronti del cittadino fruitore, e sul piano amministrativo-gestionale palesa le evidenti difficoltà che fanno capo a una gestione che, negli anni, abbiamo sempre osato definire “a imbuto”, con i pronto soccorso a simulare la parte più stretta, il collo dell’imbuto stesso che inevitabilmente soffre l’eccesso di pressione proveniente dalle zone che lo precedono, finalizzate a garantire fluidità nello scorrimento. A soffrire non sono soltanto i pronto soccorso ma anche i vari reparti, che continuano il loro saliscendi nella gestione interna: è il caso del reparto di cardiochirurgia, che un anno e mezzo fa ha registrato le dimissioni del primario Severino Iesu e della sua equipe, determinando una serie di reazioni a catena che continuano, ancora oggi, a far discutere circa le modalità di gestione di incarichi e attività nei vari plessi sanitari. Ed è proprio Iesu, ospite ieri sera di un convegno organizzato dal coordinamento cittadino di Forza Italia, a rimarcare la necessità di voltare pagina. Partendo dai pronto soccorso, congestionati per colpe non a loro attribuibili: “Penso sia un problema di organizzazione. I pronto soccorso scoppiano perché non c’è filtro: non è responsabilità di chi gestisce – incalza Iesu – Non c’è filtro, manca il filtro sul territorio. Gran parte degli accessi nei pronto soccorso sono codici bianchi o codici verdi: quelli, negli ospedali, non ci devono arrivare. Ed è lì che bisogna mettere mano, in maniera seria e decisa, con una visione finalizzata a risolvere almeno quest’aspetto. Ovviamente le questioni da risolvere nel comparto sanità sono tante, ma se parliamo di pronto soccorso congestionati, la chiave di lettura a mio avviso è questa”. Parlando del Ruggi, è palese che la ferita sia ancora aperta dopo un anno e mezzo dalle sue dimissioni: “È una struttura che conoscevo bene. È più di un anno e mezzo che non vivo più quella realtà. Una realtà che si sta appannando, che diventa sempre più nebulosa, quasi la ricordo appena. Mi dispiace sentire queste cose, francamente, perché c’è ancora margine di recupero. C’è la possibilità di invertire il trend, c’è la possibilità di crescere. Le cose distrutte si possono ricostruire: ci vuole la volontà, ci vogliono gli uomini, ci vogliono le idee, ci vogliono dei cambiamenti”. Il professor Iesu, che mai si è tirato indietro finora per offrire pareri e soluzioni finalizzati al miglioramento della gestione dell’intero comparto sanità in tutta la provincia di Salerno, ha puntato l’attenzione sul vero tema che affligge la sanità non solo nel comune capoluogo ma in tutta la regione: manca la credibilità poiché, negli anni, si è registrato un calo drastico della fiducia del cittadino nei confronti dell’offerta sanitaria delle strutture campane. “Il primo danno che va recuperato – afferma il professor Severino Iesu – che è quello fondamentale, è il danno d’immagine. Diceva Oliviero Toscani che l’immagine è più importante della realtà. Io dico che la forma è sostanza: molte persone vanno altrove anche e soprattutto per questo, perché non credono più nella sanità di questa regione. Il lavoro che metterei in campo è di recupero dell’immagine. Come si fa? Ricostruendo i sistemi, parlando con le persone, perché le cose, i posti, sono fatti da persone. Non viceversa”.