Salerno prova a ricucire la propria memoria politica. E lo fa a partire da un libro, “Quando Salerno era socialista” di Gaetano Amatruda, presentato al Complesso San Michele, Domenico Credendino padrone di casa, in un incontro che è andato ben oltre la dimensione editoriale, trasformandosi in un momento di riflessione collettiva sulla storia e sul futuro della città. In sala tanti amministratori, socialisti di ieri e di oggi. Nel pubblico anche Paolo Celentano che ha realizzato la copertina del volume. Il senso più profondo emerso dal confronto è chiaro: quel filo rosso che lega le giunte laiche e di sinistra, per anni percepito come interrotto, è stato almeno in parte ricostruito. Non una continuità lineare, ma una trama che torna visibile. A dare il tono è stato Vincenzo De Luca, intervenuto con parole nette: «Sono venuto per rendere omaggio a Enzo Giordano, un uomo libero, un socialista. Un militante». Un riconoscimento che va oltre la ritualità e che riporta al centro la figura di Giordano come origine di una stagione politica. De Luca ha sottolineato una comunanza di impostazione: «Come me preferiva il territorio, la comunità ai ruoli romani». Nel suo intervento ha ricostruito il valore delle giunte laiche e di sinistra, riconoscendole come momento fondativo per la trasformazione della città. Ma il passaggio più forte è stato quello dedicato alla vicenda umana e politica di Giordano dopo il carcere: «Quando è tornato dal carcere Giordano non aveva più amici, era solo. È un’esperienza che facciamo quotidianamente…». Parole che hanno aperto una riflessione più ampia sulle dinamiche del potere e della lealtà: «Potrei farvi l’elenco di quanti miserabili ho conosciuto, di quanti hanno vissuto sulla mia pelle, dei traditori disponibili a vendersi padre, madre e figli per una medaglia al petto». E ancora: «Quelli che hanno avuto dei benefici sono i più aggressivi verso i benefattori… hanno esigenza di cancellare la memoria». Fino a un giudizio severo sulla stagione giudiziaria: «Una giustizia che all’epoca fece molti “arresti illustri” che fecero scalpore ma rovinarono anche vite». In questo quadro si inserisce anche un elemento emerso dal racconto di Amatruda: negli anni più duri, segnati da tensioni anche nel mondo dell’informazione, la solitudine di Giordano fu reale, e solo il coraggio di Aldo Bianchini e Tommaso D’Angelo rappresentò un punto di resistenza. Enzo Maraio ha provato a mettere in ordine la traiettoria politica della città: «La svolta di Salerno inizia con Enzo Giordano, con le giunte laiche e di sinistra». Ma ha riconosciuto con altrettanta chiarezza il passaggio successivo: «Poi bisogna riconoscere che la città è continuata a cambiare con De Luca. Nuovo impulso, cambiamenti, trasformazioni. Innegabile». Un doppio registro – continuità e discontinuità – che è poi il cuore del libro e del dibattito. Da qui il rilancio politico: la necessità di immaginare una nuova stagione, di tornare a “progettare Salerno”. Nel suo intervento, Gaetano Amatruda ha chiarito il senso dell’opera: non nostalgia, ma ricostruzione. Un libro che nasce come atto di gratitudine verso Enzo Giordano, maestro civile prima ancora che politico, e come tentativo di rimettere insieme una storia che rischiava di restare spezzata. Non per rimpiangere, ma per capire. Il cuore del messaggio è netto: la politica non può ridursi a rumore. Alla superficialità contemporanea Amatruda contrappone una visione esigente, fondata su studio, confronto, radicamento. Un’idea di politica che rifiuta la semplificazione e rivendica la complessità. Non basta denunciare, bisogna proporre. Non basta criticare, bisogna costruire. Non basta guardare il presente, bisogna immaginare il futuro. Come emerge anche dall’impostazione del volume, edito da D’Amato, il lavoro di Amatruda si muove tra memoria personale e riflessione politica, con l’obiettivo di riattivare un discorso pubblico. Non una ricostruzione definitiva, ma un invito. E forse è proprio questo il punto politico della serata: Salerno non ha solo ricordato una stagione, ma ha provato a rimettere in circolo un’idea di politica. Il filo rosso non è completamente ricucito, ma è tornato visibile.





