Salvatore Memoli
Di Gaspare Russo si possono dire molte cose, chi lo ha conosciuto deve riconoscergli l’impegno sincero a favore delle istituzioni che ha guidato ed ha aiutato a trasformare democraticamente. Veniva da Minori in Costiera Amalfitana ma aveva subito dimostrato un legame sincero con la città, diventando Sindaco nel 1970, in sostituzione di una delle personalità politiche più rappresentative del Mezzogiorno d’Italia, il comm. Alfonso Menna. L’inizio della sua ascesa politica ebbe luogo nel Consiglio Comunale di Salerno nel 1960, occupando subito una posizione nella Giunta Comunale con il conferimento della delega alle Municipalizzate ed al Turismo. Riconfermato come consigliere Comunale negli anni 1965 e 1970, la maggioranza a guida democristiana lo propose Sindaco della città in sostituzione di Alfonso Menna. Nel frattempo era stato eletto Presidente della Camera di Commercio e da quella posizione aveva dato avvio al Consorzio per la gestione dell’Aeroporto di Pontecagnano. Durante il suo sindacato la città é cresciuta urbanisticamente ed ha assunto un ruolo importante di seconda città della Campania. Rappresentava per età un rinnovamento politico che fu veramente promettente come guida del territorio salernitano e campano. Nel 1975 fu eletto consigliere regionale della Campania, subito dopo convergevano su di lui i voti dei consiglieri regionali che lo scelsero come presidente della Regione, incarico che ricopri dal 1975 al 1978. Per Salerno fu una pagina importante di orgoglio politico. In tutti questi anni l’avv. Gaspare Russo rimase legato a Ciriaco De Mita, diventando il riferimento autorevole della corrente irpina a Salerno. La sua statura politica era veramente consistente e rappresentativa del territorio, risultando incisive le sue posizioni per le grandi decisioni come quella, non da tutti i salernitani accettata, di trasferire l’Università degli Studi da Salerno a Fisciano, allontanando dalla città la cultura universitaria e non pochi studenti che trovarono sistemazione nella Valle dell’Irno. Nella vita politica di Gaspare Russo rimasero vivi per molti anni gli strali di Alfonso Menna che non aveva accettato la sua sostituzione con il giovane Russo, successivamente continuò con gli addebiti per il trasferimento dell’Università. Sempre Gaspare Russo ha gestito queste critiche con grande maturità e riservatezza. Fu gratificato con importanti incarichi fiduciari dalla corrente politica cui aveva aderito, fino ad un incarico nelle Ferrovie dello Stato che gli procurò non pochi dispiaceri. Molte furono le indagini a suo carico da parte della Giustizia salernitana che lo costrinsero a difendersi e a sottrarre tempo alle attività politiche che, oltre ad essere divenute importanti per lui, rappresentavano il sostegno che gli elettori non gli avevano mai sottratto. Negli anni 80 e 90 strinse un forte rapporto politico con Paolo del Mese e Carmelo Conte, per cui era facile vederli insieme per pianificare gli obiettivi politici del Salernitano. La sua vita ha conosciuto amarezze politiche legate ad una latitanza in Francia che, più tardi spiegava ai suoi amici, con l’arguzia e la saggezza che lo contraddistinguevano: “Sapevano dove mi trovavo, ma nessuno é venuto a cercarmi!”. Durante questi anni, ricordiamo un particolare che fece tanto male alle Suore di clausura di Fisciano che si videro in casa la polizia alla ricerca di Gaspare Russo, ritenuto nascosto dentro le mura del Monastero. Il tempo ha chiarito molti punti sospesi ed ha fatto della sua testimonianza politica e della sua lucidità, un abbeveratoio di acque limpide della vita della città di Salerno e di memoria delle opere pubbliche. In qualsiasi momento lo si interrogava su episodi della vita amministrativa di Salerno, si aveva la controprova della sua lucidità e della conoscenza precisa dei fatti. Nella vita ha rifiutato le grandi carriere politiche, permettendo al figlio Ivo di candidarsi al Parlamento italiano con soddisfacente risultato. Per il resto, con eleganza fece qualche passo indietro dai legami irpini proiettandosi positivamente sul territorio salernitano La sua morte segue di qualche giorno quella di un altro importante parlamentare campano, punta di riguardo dell’area andreottiana e, quindi, critico verso gli amici demitiani. Di Cirino Pomicino é stato detto che era il Viceré di Napoli, sicuramente Gaspare Russo lo é stato di Salerno. Sinceramente, non facevo parte del gruppo dei suoi amici, ma posso dire che aveva i numeri e le possibilità per difendere Salerno ed i democristiani da tutte le angherie subite negli anni dell’ascesa socialista. Lo avrebbe fatto bene e lo avrebbe fatto con risultato. La sua morte contribuisce a chiudere un periodo fausto di storia democristiana, anche perché uomini come lui non si ripetono ed in ogni caso la fine della Democrazia Cristiana e la diaspora dei suoi militanti prospettano un tempo di rimpianti per quello che é stato della storia della DC e la certezza che la diaspora si accompagna alla perdita dell’identità dei nuovi militanti. Occorrerà ritornare spesso ad uomini come Gaspare Russo per trovare una vera storia politica dei cattolici impegnati in politica.





