Filiberto Menna magister ludi - Le Cronache Salerno
Salerno

Filiberto Menna magister ludi

Filiberto Menna magister ludi

di Gemma Criscuoli

“Affabile senza essere corrivo”. Così Giuliano Gramigna scrive del medico di Salerno concorrente a Lascia o raddoppia nel 1957. Il pubblico che rimane stupito per la sua sterminata cultura e i giornalisti che si interessano a lui ancora non sanno che si sta affermando una figura chiave del panorama critico non solo novecentesco. “Filiberto Menna magister ludi” è l’affettuoso ricordo che Antonello Tolve, ordinario di Fenomenologia delle Arti Contemporanee presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e direttore della sede romana della Fondazione, dedicata al celebre intellettuale, ha tessuto con grande capacità affabulatoria negli spazi del Complesso San Michele. L’appuntamento ha rappresentato una tappa del progetto espositivo “Doppio Sogno. Un viaggio attraverso la Collezione Filiberto e Bianca Menna”, visitabile nel Complesso fino al 14 febbraio. La Mostra è promossa e organizzata da Fondazione Carisal, a cura della Fondazione Filiberto e Bianca Menna (Roma e Salerno), con il patrocinio di Comune di Salerno, Provincia di Salerno e Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Salerno, in collaborazione con l’Archivio Fabio Mauri. Il progetto è sostenuto da Fondazione Carisal, Fondazione Banco di Napoli, Palazzo Innovazione e Pasta Garofalo. Ludus è parola latina che implica sia la scuola che il gioco e Menna conosce il valore di quest’ultimo, inteso come libero esercizio dell’intelligenza e approccio multiprospettico al reale. È questo elemento, dopotutto, che rafforza il legame con Tomaso Binga, al secolo Bianca Menna e sarà proprio lei a iscriverlo, a sua insaputa, alla nota trasmissione di Mike Bongiorno come esperto d’arte. Nelle lettere che, infatti, le scrive spesso da Istanbul come commissario del Ministero della profilassi (una laurea in medicina fortemente voluta dal padre), l’amore per il mondo artistico e archeologico è una costante e Bianca, donna da sempre motivata e aperta alle novità, lo incoraggia, appunto, a mettersi in gioco. Poiché le Edizioni Eri hanno pubblicato materiale relativo al biennio 1957-1958, Tolve ha potuto recuperare le domande rivolte a Menna nella trasmissione: quesiti temibili, come riconoscere ogni dettaglio (dimensioni comprese) delle più svariate opere. L’ultima domanda vede il coinvolgimento di Carlo Carrà, allora ancora vivente, che mette a disposizione un quadro legato a La voce. Il concorrente non solo risponde con esattezza su tutto, in particolare sulla mostra futurista voluta a Firenze nei primi anni del Novecento, ma corregge la commissione per la data inesatta sul dipinto. È il solo a vincere la massima somma messa in palio dal programma (cinque milioni e centoventimila lire): primato condiviso con John Cage, presentatosi come esperto di funghi. L’autoironia, il misurarsi con tutti i campi del sapere, la dote di intercettare i mutamenti quando tutto sembra acquietarsi nell’assodato contraddistinguono il percorso di Menna, dal rapporto con Giulio Carlo Argan alla passione per il design che lo renderà, tra le molte iniziative, cocuratore, con Gillo Dorfles, dell’importante rivista Marcatrè, dalla latitudine poetica con cui si accosta al lavoro di Mondrian all’importanza di Napoli, allora osservatorio privilegiato del panorama artistico italiano e alla militanza politica nel partito comunista. Non si dimentichi, inoltre, che proprio a Salerno nasce, legata al suo nome, la prima cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea. Renato Barilli non si rassegna all’idea che lui sia del segno dello scorpione, data la sua intelligenza: non può che avere come ascendente un segno d’aria. È ancora Barilli a definire dioscuri Angelo Trimarco e Achille Bonito Oliva per essere stati legati a Menna, finchè, dopo l’esperienza della transavanguardia negli anni del 1978 e 1979, vi è un allontanamento da quest’ultimo riguardo a ciò che debba essere l’arte: se legata ai grandi racconti o se si debba prendere atto della fine di essi. Tra i molti scritti, è stata ricordata “La linea analitica dell’arte moderna”. “Filiberto- ha detto Tolve- ne sapeva alleggerire gli assunti teorici. È paragonabile a un discorso poetico: richiede molte letture per creare ipotesi costruttive”.