di Franco Mansi
Dirigente di lungo corso di Forza Italia, con una militanza costruita sul territorio e una visione politica nitida, Livio Falciano incarna l’idea di un centro moderato che non rinuncia all’ambizione di governo. La sua riflessione parte da un assunto preciso: senza partiti strutturati, identità riconoscibili e rispetto delle istituzioni, la politica si riduce a gestione contingente. In una fase segnata da polarizzazioni, Falciano rivendica per Forza Italia un ruolo di equilibrio, attrazione e responsabilità, coerente con la tradizione liberale, cattolica e riformista del partito. Che tipo di partito deve essere oggi Forza Italia per restare centrale nello scenario politico italiano? «Forza Italia deve essere, prima di tutto, un partito di sistema nel senso più alto del termine. Non un partito conservatore dell’esistente, ma una forza capace di tenere insieme stabilità istituzionale e capacità riformatrice. In un contesto segnato da radicalizzazioni, il nostro compito è offrire una proposta politica credibile, che non viva di contrapposizioni ideologiche ma di soluzioni concrete». Lei parla spesso di centro moderato come spazio politico attrattivo. Perché ritiene che oggi sia ancora decisivo? «Perché il centro moderato intercetta una parte ampia del Paese reale. È lo spazio di chi lavora, produce, amministra, studia, e chiede alla politica serietà e continuità. Quando il dibattito pubblico si estremizza, cresce il bisogno di una forza che sappia governare senza urlare e senza improvvisare». Nel centrodestra il tema dell’unità torna ciclicamente. Qual è, a suo avviso, l’errore da evitare? «L’errore più grave è confondere l’unità con l’appiattimento o con la sommatoria delle ambizioni personali. L’unità vera nasce da una visione condivisa, dal rispetto reciproco e dalla consapevolezza che il progetto viene prima dei singoli. Quando questo principio viene meno, le coalizioni si logorano». Che ruolo specifico deve svolgere Forza Italia dentro il centrodestra? «Forza Italia deve essere il perno di equilibrio. Una forza capace di dialogare, di tenere insieme sensibilità diverse e di parlare anche a quell’elettorato che non si riconosce nei toni più ideologici. È questo che rende il centrodestra competitivo e credibile nel tempo». Un concetto ricorrente nel suo pensiero è quello dell’interesse generale. Come si declina in politica? «L’interesse generale è la bussola che deve orientare ogni scelta. Significa assumersi responsabilità anche quando le decisioni sono complesse o impopolari. Significa guardare oltre il consenso immediato e costruire condizioni di sviluppo durature, soprattutto nei territori». Lei insiste molto anche sul rispetto dei ruoli istituzionali. Perché è un tema così centrale? «Perché la qualità della democrazia si misura dal rispetto delle istituzioni. Il confronto politico è legittimo e necessario, ma non può degenerare in delegittimazione continua. Il linguaggio, i comportamenti, il rispetto dei ruoli sono elementi sostanziali, non formali». Quanto conta oggi l’organizzazione di partito in un’epoca dominata dalla comunicazione? «Conta più che mai. Senza organizzazione non c’è radicamento, senza radicamento non c’è rappresentanza. Un partito vive se forma classe dirigente, se costruisce relazioni stabili, se ascolta. La comunicazione è uno strumento, non può sostituire la politica». Il rapporto con il mondo produttivo è un altro punto chiave della sua visione. «Assolutamente. Imprese, professionisti, artigiani non chiedono privilegi, ma regole chiare e condizioni favorevoli. La politica deve accompagnare lo sviluppo, non ostacolarlo con burocrazia e pregiudizi ideologici». E il rapporto con i giovani? «Va ricostruito con serietà. I giovani non si conquistano con slogan generazionali, ma offrendo opportunità reali e percorsi di crescita. Forza Italia deve investire sulla formazione e sulla responsabilizzazione delle nuove generazioni». Come giudica la fase politica attuale? «È una fase di passaggio, complessa e instabile. Proprio per questo servono partiti solidi, con una visione chiara e una cultura di governo. Forza Italia ha ancora un ruolo fondamentale da svolgere». In sintesi, quale Forza Italia immagina per il futuro? «Un partito moderno, coeso, autorevole. Un partito che sappia parlare a tutto il Paese senza rinnegare la propria identità, capace di governare con equilibrio e di rappresentare una classe dirigente matura e affidabile».





