Eboli. Sequestrato, picchiato e derubato nella sua casa - Le Cronache Ultimora
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Eboli. Sequestrato, picchiato e derubato nella sua casa

Eboli. Sequestrato, picchiato e derubato nella sua casa

di Erika Noschese

Un commando di quattro uomini, un sequestro di persona consumato tra le mura domestiche e un bottino che sfiora la cifra record di almeno 70mila euro, frutto di un’eredità recentemente acquisita dopo il decesso di un parente: sono i contorni di una notte di autentico terrore che ha scosso le campagne di San Vito, dove un uomo è stato vittima di una rapina spietata e meticolosamente pianificata. L’episodio, che ha visto l’uomo immobilizzato e percosso per oltre un’ora, si è concluso con una fuga precipitosa dei malviventi a bordo di un’auto di lusso, acquistata solo pochi giorni prima, poi recuperata dalle forze dell’ordine a San Cipriano Picentino, grazie a una complessa operazione di localizzazione satellitare. L’evento ha riacceso i riflettori sulla vulnerabilità delle aree rurali e sulla spregiudicatezza di bande criminali che sembrano operare con informazioni estremamente precise sulle proprie vittime. La dinamica dei fatti, ricostruita attraverso le prime testimonianze e i rilievi effettuati sul posto, ha avuto inizio nella serata di mercoledì. La zona, caratterizzata da ampie distese di terra e insediamenti produttivi isolati, è diventata lo scenario di un assalto che non ha lasciato spazio a reazioni. Tutto è cominciato quando l’ex moglie dell’imprenditore, che si trovava con lui nella residenza adiacente al capannone aziendale, ha avvertito un’insolita agitazione tra i cani da guardia della tenuta. Gli animali, solitamente calmi, avevano iniziato a emettere latrati furiosi, segnalando presenze estranee nel buio perimetrale della proprietà. Nonostante il sospetto iniziale, l’uomo aveva cercato di rassicurare la donna, attribuendo il nervosismo della muta a fattori esterni casuali. Solo poco dopo, con la partenza della donna verso il centro abitato, i rapinatori hanno deciso di sferrare l’attacco decisivo, approfittando della momentanea solitudine della vittima. Il piano dei malviventi è scattato con una freddezza disarmante. Per attirare la vittima all’esterno, il commando ha provveduto a sciogliere i cani dalle catene, simulando un incidente o una fuga accidentale. Preoccupato per l’incolumità degli animali e per la gestione della proprietà, l’uomo è uscito nel piazzale senza immaginare che ad attenderlo ci fossero quattro individui travisati da passamontagna e protetti da guanti. Sotto la minaccia di un coltello puntato alla gola, la vittima è stata immediatamente sopraffatta e trascinata all’interno dell’abitazione. Qui ha avuto inizio il sequestro vero e proprio: l’imprenditore è stato immobilizzato su una sedia e legato strettamente, mentre i rapinatori iniziavano a pretendere con inaudita violenza l’ubicazione della cassaforte e i codici di accesso. Dalle prime indiscrezioni trapelate, il gruppo appariva composto da tre soggetti di probabile origine straniera e da un quarto uomo, di nazionalità italiana, che sembrava ricoprire il ruolo di coordinatore dell’operazione. Quest’ultimo, descritto come un individuo di piccola statura ma estremamente autoritario, è rimasto a guardia dell’ostaggio mentre i complici setacciavano ogni angolo del capannone e dell’abitazione, mettendo a soqquadro interi ambienti. Durante questi concitati minuti, la vittima ha dato prova di una lucidità sorprendente nel tentativo di guadagnare tempo. Nel frattempo, a distanza, i familiari iniziavano a percepire che qualcosa non andava. La mancanza di risposte alle chiamate e una strana attività rilevata dalle telecamere di sorveglianza, collegate direttamente ai telefoni dei congiunti, hanno fatto scattare un primo allarme interno. Il sospetto è poi diventato certezza, pare per uno strano messaggio giunto ad uno dei familiari. Quel maldestro tentativo dei rapinatori di simulare una situazione di normalità ha invece convinto il figlio dell’uomo a precipitare verso la tenuta, allertando contemporaneamente il numero di emergenza dei Carabinieri. L’arrivo delle forze dell’ordine nella serata di mercoledì è stato quasi provvidenziale. I militari sono riusciti a raggiungere la proprietà poco prima dei familiari, trovando l’imprenditore ancora legato e in stato di shock, ma vivo. Tuttavia, i rapinatori erano già riusciti a dileguarsi con un bottino ingente: una cifra che, secondo le prime stime fornite durante la denuncia depositata, si aggirerebbe intorno ai 70mila euro in contanti. Per abbandonare rapidamente la scena del crimine, i malviventi non hanno esitato a sottrarre le chiavi di un’auto di grossa cilindrata, utilizzandola come ariete per la fuga nelle arterie secondarie della zona. Le indagini si sono concentrate immediatamente sulla ricerca del veicolo e sull’analisi dei dati satellitari. Nella giornata di ieri, grazie alla collaborazione con la società di assicurazione e alla “scatola nera” installata sull’auto, i Carabinieri hanno individuato il mezzo nel comune di San Cipriano Picentino. Il ritrovamento della vettura, abbandonata in una zona isolata, rappresenta un tassello fondamentale per l’inchiesta. All’interno dell’abitacolo, gli esperti della scientifica hanno effettuato rilievi alla ricerca di tracce biologiche o impronte che possano condurre all’identificazione dei responsabili. Un elemento di particolare interesse per gli investigatori riguarda proprio il “coordinatore” italiano del gruppo: durante il sequestro, i complici lo avrebbero chiamato per nome, un dettaglio che, unito alla descrizione fisica di un uomo “piccolino”, starebbe portando le indagini verso una direzione molto precisa, legata a soggetti già noti alla giustizia residenti nell’area del ritrovamento del veicolo. L’ipotesi principale al vaglio degli inquirenti è che il colpo sia stato reso possibile dal supporto di un basista, qualcuno a conoscenza non solo della disponibilità liquida dell’uomo, ma anche della configurazione della sicurezza della tenuta. Il fatto che i rapinatori sapessero esattamente come muoversi e come neutralizzare i cani suggerisce una conoscenza dei luoghi non comune. Ieri, la vittima e i suoi familiari si sono recati nuovamente presso il comando dell’Arma per integrare la deposizione, fornendo ulteriori particolari emersi dopo il superamento del trauma iniziale. L’intero territorio di San Vito vive ora ore di grande tensione. La brutalità dell’attacco, la violenza esercitata su un uomo immobilizzato e l’audacia di un commando che opera a volto scoperto nonostante i sistemi di videosorveglianza testimoniano un preoccupante innalzamento del livello criminale nella provincia. Molti residenti chiedono a gran voce un potenziamento dei pattugliamenti notturni e un maggiore controllo delle aree periferiche, spesso lasciate alla mercé di bande organizzate che sfruttano la rete stradale di campagna per svanire nel nulla dopo aver colpito. La speranza è che gli elementi raccolti tra mercoledì notte e ieri possano portare a una rapida svolta, restituendo un senso di legalità a una comunità che si sente oggi profondamente violata nei suoi affetti e nelle sue fatiche quotidiane.