di Aldo Primicerio
Lo scrisse Johann Wolfgang Goethe ai primi dell’800. Ma perché Goethe e perché quel titolo? Perché, anche se a molti sfuggirà, oggi domenica 1 febbraio è la Giornata Mondiale della Vita. Una Giornata importante, anzi fondamentale. Perché ci ricorda la cosa più importante che abbiamo e che spesso sottovalutiamo o ignoriamo, la vita. Quella di Goethe è una frase senza tempo. Oggi, tra un anno o 100 anni o anche mille, l’aforisma ricorderà a chi verrà dopo di noi l’importanza delle priorità: perché invita a proteggere ciò che conta davvero nella vita da ciò che è banale o superfluo, invitandoci a focalizzare i valori essenziali.
Una Giornata non solo religiosa, ma anche e soprattutto una riflessione civile, etica e socio-culturale
Certo. Religiosa perché ad istituirla nel 1978 fu la CEI la Conferenza Episcopale Italiana, per sensibilizzarci sul valore inestimabile di ogni esistenza: di noi umani, degli animali, delle piante. L’essenza della vita? Sicuramente l’essere un dono, non un possesso. La vita non si misura dalle condizioni fisiche economiche o sociali, o da età, sesso, religione, salute o status. Perché ha una dignità intrinseca, che ognuno di noi possiede per il solo fatto di esistere. La vita fa scattare due valori, l’accoglienza e la gratuità. La prima significa che non basta far nascere, ma aver cura della vita in ogni momento del suo percorso. E questo vale per un genitore verso un figlio, e per ognuno di noi quando restiamo soli. La seconda, la gratuità, scatta se pensiamo che non ha chiesto un prezzo da pagare, perché è un bene donato che va custodito, e non va pesato in base alla sua capacità produttiva. E poi la Giornata della Vita non è solo una ricorrenza. E’ una specie di bussola etica, uno strumento per orientarci in una società frenetica, oserei dire cronofaga, che divora il tempo. Perché oggi viviamo basando tutto sull’urgenza, sulla mancanza di pazienza per il “tutto e subito”. Perché dobbiamo colmare i tempi morti in questa società liquida in cui ci muoviamo nei cosiddetti non-luoghi, tra relazioni volatili, in una continua ansia sociale in cui non c’è posto per la pausa. E quindi ecco l’importanza di contrastare la cosiddetta cultura dello scarto, erigendo reti sociali solide. Celebrare la vita significa anche chiedere politiche concrete a sostegno della famiglia, della maternità e di chi si trova in situazioni di povertà o solitudine. E poi il fine etico della vita, fino alla sua fine: quello di mettere al centro sempre la persona e mai solo la produttività o la tecnica o il desiderio del singolo. Ed infine la sguardo olistico sulla vita, a 360 gradi. Partendo dai nascenti o i nascituri, salvaguardando il loro diritto di venire al mondo. E poi i migranti, ovviamente quelli che fuggono dalla guerra e dalla fame. E poi ancora gli ultimi, quelli che vivono ai margini, per la strada. Ed infine l’ambiente che ci circonda, il creato da nostro Signore come condizione indispensabile per vivervi dentro. Insomma questa Giornata della Vita deve ricordarci che ogni respiro che facciamo ha un peso inimmaginabile, in una società che sa e deve saper proteggere i suoi figli più fragili.
Una Giornata che ci ricorda che dobbiamo misurarci con i nemici fisici e morali del’esistenza
Il primo nemico, come già detto, è l’ansia e lo stress, perché la costante pressione comporta un malessere profondo. Il secondo è l’alienazione, perché quelle relazioni volatili prima accennate, e la velocità del vivere, ci spingono verso un senso di distacco. Nemici fìsici e nemici morali hanno pari pericolosità. Quelli fisici sono le malattie e le pandemie, perché il nostro corpo è vulnerabile. E poi il tempo, il nemico supremo che erode le nostre forze. E poi ancora le azioni di violenza, che minacciano la nostra incolumità. Gli abusi di droghe fumo e alcol, che ci trascinano verso l’odiosa dipendenza. Ed infine le energie negative, come l’invidia o la gelosia, che ci si presentano come ostacoli alla vita.
Quindi i nemici morali, quelli dello spirito. L’ignoranza, forse il peggiore, quella che nasconde alla nostra mente il senso della vita. E poi i vizi come superbia, ira, gola, avarizia, che ci degradano la vita. Quindi le paure e i dubbi, che ci soffocano lo spirito. Ed ancora, l’egoismo, la diffusa tendenza a chiuderci in noi invece di aprirci agli altri. Ed infine il più insidioso ed invisibile, il Diavolo, inteso come un’entità immateriale che dentro di noi cerca di separarci dal bene e da Dio.
I bambini, spesso vilipesi e dimenticati, ed invece il primo simbolo della vita da salvare
E’ il messaggio più importante che la CEI lancia a tutte le latitudini in questa 48esima Giornata della Vita del 1° febbraio 2026. E lo fa con un messaggio della Sacra Bibbia, il 18,10 di Matteo, santo patrono della città di Salerno, uno dei 12 apostoli di Gesù, ritenuto l’autore dei Vangeli. Il versetto, di una bellezza struggente, dice: “Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padremio che è nei cieli”. Un versetto che ti prende dentro. Perché ti fa pensare ai bambini di Gaza, o dell’Ucraina, o di Israele, o di Teheran. E ci fa pensare a Hind Rajab, 5 anni appena, la bambina vittima dell’esercito israeliano a Gaza. Rimane intrappolata in un’auto assieme ai corpi senza vita dei suoi familiari. Ci sono tentativi disperati, ma vani, degli operatori di Mezzaluna Rossa. Hind allora rimane sola al buio della sera, mentre si avvicinano i carri armati di Tel Aviv. Gli operatori sanitari cercano di rassicurarla, le parlano, si sforzano di allontanare la sua angoscia di bambina, in un posto pieno di rumori terribili. Pensate, solo 5 anni tra i corpi morti dei suoi genitori. Le parlano delle cose della sua vita di prima e intanto cercano di raggiungerla. Ma è difficile. L’auto si trova in una zona controllata dai militari israeliani, mentre l’operatore che deve organizzare il salvataggio non se la sente di rischiare ancora, deve aspettare il via libera dell’esercito israeliano che non arriva, mentre un carro armato israeliano aveva fatto fuoco allo stesso modo contro l’ambulanza giunta in soccorso di Hind. Che rimane orribilmente uccisa dall’esplosione. Netanyahu ha sempre negato lo svolgimento dei fatti, ma l’episodio resta un crimine di guerra. Ci fa male dentro solo a scriverne. E Hind, 5 anni, una creatura innocente, è l’emblema della violenza contro la vita, un episodio che merita di diventare il Giorno della Memoria dei Bambini. Perché i bimbi non possono morire quando sono ancora bimbi.





