Continua a raccogliere consensi e sostegno Lello Ciccone, candidato al consiglio regionale della Campania con Forza Italia per la circoscrizione Salerno. L’avvocato, politico di lungo corso, in questi giorni sta girando la provincia di Salerno in lungo e largo con un solo obiettivo, che va al di là della vittoria personale: convincere i cittadini ad andare al voto, debellando il fenomeno dell’astensionismo.
Avvocato Ciccone, di nuovo in campo con quale motivazione?
«Con quella che cerco di trasmettere ai cittadini, alle persone che sono chiamate a votare. Mi spiego meglio: io credo di avere un privilegio rispetto a tanti politici di professione. Ho avuto esperienze amministrative al Comune di Salerno, alla Provincia, ma ho sempre vissuto del mio lavoro. Se dovessi fare un discorso di convenienza, brutalmente economico per esempio, è di più quello che ci ho rimesso. Ma certe cose si fanno perché ci sentiamo attratti, perché fa parte del nostro modo di essere».
Qual è il suo modo di essere?
«Quello di una persona che ama relazionarsi con gli altri. E qui vengo al dunque: non ho mai amato la mentalità settaria, la politica come un linguaggio tutto rivolto a sé stesso, non ho frequentato circoli, salotti, coltivato quello che oggi si definisce “l’amichettismo”. Ho sempre preferito il contatto con la gente comune e questo, come dicevo all’inizio, mi dà un vantaggio».
Quale?
«Quello di poter vedere le cose da entrambe le parti, soprattutto dal punto di vista di chi vive il concreto dei problemi di tutti i giorni. Non sono di quelli che si dicono vicini al sentimento popolare solo in quel mese che precede un appuntamento elettorale. Io lo sono per mia natura, perché questa è la mia vita».
E cosa le suggerisce oggi la sua natura?
«Che è necessario, prima ancora di convincere la gente a votarmi, portarla ad andare a votare. Se giriamo per i mercati, i luoghi che la gente frequenta, non è che sentiamo tutti i momenti parlare delle elezioni regionali. Si rischiano percentuali sensibilmente inferiori al cinquanta per cento. Questa cosa è grave ed è molto sottovalutata. Il mio impegno è quello di dare a ciascuno un buon motivo per votare e dunque la prima domanda che mi sono fatto è: io stesso, in qualità non di candidato, ma di cittadino comune, cosa mi aspetterei di sentire? Quali sarebbero le proposte che potrebbero darmi un buon motivo per non starmene a casa?».
E cosa si è risposto?
«Innanzitutto so cosa non vorrei. Non desidererei ascoltare frasi fatte, slogan logori e privi di credibilità, la gente non crede alle belle parole, non dà più credito a chi non se lo è meritato e cerca di riproporre le solite buone intenzioni dopo che non le ha praticate. In questa regione c’è da mettere mano a una quantità di problemi che fanno tremare le vene dei polsi a una persona che si accinge a governare non per proprio tornaconto, ma per portare avanti una comunità di donne e di uomini spesso devastati da una sanità che funziona a singhiozzo nella migliore delle ipotesi».
A singhiozzo?
«Beh, non è forse noto che le analisi, tanto per dire, se non le fai i primi giorni del mese, non te le rimborsano perché termina il tetto di spesa programmato. E le visite, alcuni tipi di indagini strumentali? Si aspettano mesi, quando non trovano addirittura liste chiuse. Che non sarebbe neanche lecito».
Ma la sinistra accusa il governo di spendere poco per la sanità.
«La sinistra governa molte Regioni, la nostra Regione, da molti anni. Qui stiamo parlando di problemi atavici, che peggiorano anziché migliorare. Se non si privilegia il merito nella Sanità, dove diavolo lo si deve privilegiare? Se si ragiona per logiche di appartenenza in un campo in cui il valore degli operatori e decisivo, che risultati ci aspettiamo? Nella mia modesta esperienza di assessore al Contenzioso del Comune di Salerno, anni fa, la prima cosa che feci, oltre a cercare di ridurre una quantità di contenziosi gigantesca, fu quella di variare negli incarichi e affidarli a giovani legali dalle ottime referenze professionali».
Lei pensa che ci sia dunque un problema di meritocrazia.
«Assolutamente, la capacità di un buon amministratore è quella di infondere fiducia. E come si fa? Facendo emergere la parte migliore di una comunità, quelli bravi per capirci. Il lavoro di un presidente di Regione, di un assessore, di un consigliere è importante, incide sulle cose, ma è quando si riesce a motivare una comunità intera che tutto migliora. Noi non abbiamo solo da tirare fuori la Campania da seri problemi nell’ambito della sanità e dei trasporti, ma la Regione ha anche un ruolo importate nella economia dei servizi e nella formazione, che è il futuro di una comunità».
In che senso?
«Dobbiamo capire che un mondo è finito e che rischiamo di non stare al passo con le novità. In ogni ambito occorre una formazione che sia adeguata ai linguaggi, alle tecnologie, alle richieste di mercato. Ci vuole competenza, flessibilità, innovazione. Chi vive nel mondo reale lo sa».
Perchè usa la parola reale?
«Perchè molti politici se la sono scordata e vivono in un mondo loro autoreferenziale in cui consumano privilegi e neanche capiscono in che direzione va il mondo: Quello reale, appunto».
Lei si propone quindi come candidato del partito realista?
«Sono candidato in Forza Italia, di cui si può dire di tutto tranne che non abbia una visione realistica delle cose: poca propaganda, pochi castelli in aria propagandistici e più attenzione ai fatti. In sintesi è quello che ho in mente».
Ma la sua candidatura, come quella di altri, non risponde anche a una sua ambizione personale?
«Sarei contento se qualche candidato, anche al fine di essere più credibile al cospetto degli elettori, lo ammettesse. Sono tutti al servizio dei cittadini, di un nobile e sacrosanto obiettivo. Dagli slogan elettorali si percepisce questo, ma tutti sanno che gli slogan sono forme eleganti di ipocrisia molto spesso».
Nel suo caso?
«Veda, io non ho la necessità di sdoppiarmi. Come dicevo, non ho vissuto di politica, non devo “ingannare” nessuno perché ingannerei me stesso. Sono una persona che ha avuto le sue soddisfazioni nella vita, ma vivo come tutti nella consapevolezza dei problemi da affrontare. Non sono un fantoccio, un manichino da manifesto elettorale. Per me, avere un qualche ruolo, nell’amministrazione della nostra Regione è certamente un’ambizione che non nascondo, ma sarebbe un lavoro che farei per promuovere questo territorio dove vivo io, la mia famiglia, i miei amici. E ogni giorno abbiamo a che fare con cose che potrebbero funzionare molto meglio, per usare un eufemismo. La mia ambizione è questa e il discorso, come vede, è circolare, ritorna al punto di partenza. Sono una persona che non fa parte di un circolo, di una casta, di una categoria speciale. Mi candido dopo essermi chiesto, come un barista, un tassista, un commesso, un professionista o un operaio, che cosa possa fare io in questo momento: qui e ora. Sono uno che intende rappresentare dei bisogni, delle istanze, delle aspettative essendone io stesso vittima e protagonista. Lo faccio con ottimismo, per questo nella mia pubblicità elettorale trovate questo elemento ricorrente del sorriso. Non perché incoscientemente sorrida di fronte al mio tempo, che è un tempo difficile per tanti versi. Ma perché sono cresciuto sin da bambino nella cultura della gratitudine, della speranza e della fiducia, soprattutto nelle persone di buona volontà, che sono quelle che portano avanti il mondo nonostante tutte le brutture che pure ci sono. Io la volontà credo di averla. Se è buona starà agli altri valutare. Spero di essere messo alla prova».





