Alle ultime regionali lei ha preso parte come candidato con Casa Riformista. Ad un mese e più di distanza qual è il bilancio di questa sua esperienza elettorale, che tuttavia non ha raggiunto i risultati sperati?
È di tutta evidenza che una candidatura alle elezioni regionali deve essere programmata, decisa e seguita con molto anticipo (almeno un anno prima). Proprio per questo motivo io ho sempre escluso una mia possibile candidatura alle ultime elezioni, ma, come ho già più volte dichiarato (anche nel corso della brevissima e limitata campagna elettorale), dopo tante resistenze ho accolto l’accorato invito del Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, e di altri autorevoli amici per una mera candidatura “di servizio”, tant’è vero che questa è stata da me formalizzata a poche ore dalla scadenza del termine utile per la presentazione delle liste. Certamente, il risultato elettorale conseguito è stato decisamente deludente, al di là di tutte le comprensibili giustificazioni e previsioni. Ed è proprio per le ragioni che esponevo prima che, a mio avviso, si tratta di un risultato che non fa testo e che, quindi, non rileva ai fini delle prossime elezioni comunali e, segnatamente, della candidatura a Sindaco, che segue dinamiche completamente diverse. In ogni caso, qualsiasi esperienza, per quanto non incontri le nostre aspettative, ci consente di allargare gli orizzonti della conoscenza, anche e soprattutto sotto il profilo relazionale, e, in questo caso, doversi confrontare – seppure per un brevissimo lasso temporale – con le tematiche regionali è stato senz’altro arricchente.
Nella nostra città poco dopo le elezioni regionali è stato nominato commissario cittadino di Casa Riformista Enrico Bastolla. Le chiedo se lei, che è da sempre esponente di spicco del mondo moderato, riformista e cattolico, faccia parte del progetto di Casa Riformista o se la sua sia stata soltanto un’esperienza elettorale.
A conclusione della campagna elettorale, ho ritenuto, per varie ragioni – che sarà mia cura illustrare prossimamente – di non proseguire il percorso politico con “Casa Riformista” e di concentrarmi prevalentemente sulle attività del gruppo “Cava ci Appartiene – Democratici”, di cui sono fondatore e Capogruppo consiliare. D’altronde, ho sempre precisato, già nel corso della mia brevissima e limitata (anche territorialmente) campagna elettorale, che la mia candidatura, da indipendente nella lista “Casa Riformista”, intendeva rappresentare il patrimonio valoriale e politico del mondo del cattolicesimo democratico e sociale. Non a caso, la mia campagna è stata conclusa dal Segretario Nazionale di “Democrazia Solidale” (nonché Vicepresidente del Gruppo Parlamentare “Partito Democratico – Italia Democratica e Progressista”), On. Paolo Ciani, con il quale condivido un lungo percorso, sia politico sia sociale, sin dalle elezioni politiche del 2013 (e che, ricordo, mi è stato molto vicino durante la mia campagna elettorale come candidato Sindaco nel 2015).
Veniamo al presente e, soprattutto, al futuro. In primavera si terranno le elezioni comunali, e il centrosinistra tra non poca confusione e divisioni si sta attivando per arrivare ad un candidato sindaco unitario. I nomi che si fanno non mancano: da Lorena Iuliano a Giancarlo Accarino e così via. Al riguardo qual è la sua posizione?
Non sta a me ricordare che, nel nostro ordinamento democratico, il diritto a candidarsi nelle competizioni elettorali è garantito a tutti… è, come lei può intendere, un’esigenza imprescindibile per la tutela del pluralismo delle voci.
Nel corso di una recente riunione politica della maggioranza consiliare che sostiene l’attuale Amministrazione Comunale, a margine di una partecipata discussione, ho dichiarato la mia disponibilità a candidarmi a Sindaco quale espressione del movimento civico “Cava ci Appartiene”, presente in Consiglio Comunale dal 2015. Questa decisione, naturalmente, è stata condivisa nell’ultima Assemblea del movimento.
La mia candidatura nasce dalla consapevolezza che il patrimonio di esperienze maturate in questi dieci anni di vita amministrativa – di cui quattro come consigliere di opposizione e sei nei vari ruoli di Vicesindaco, Assessore e poi Consigliere Delegato – mi portano naturalmente a ritenere doverosa la partecipazione alla prossima campagna elettorale, per fornire un contributo di visione e di progetto di Città. Vorrei ricordare, d’altronde, che ad un disegno di futuro della Città ho sempre guardato, a partire dal 2015, quando mi sono candidato a Sindaco, riscuotendo un significativo consenso elettorale, con migliaia di voti (4.721 voti, pari al 15,33%), e che mi vede terzo dopo Servalli e Galdi. Ed è questo il dato politico-elettorale dal quale bisogna partire, in quanto è in relazione alla candidatura a Sindaco che si esprime anche una fetta importante del voto di opinione (che, invece, sovente non emerge nelle preferenze ai candidati al Consiglio comunale o al Consiglio regionale).
Inoltre, sono particolarmente orgoglioso dell’impegno che ho profuso e dei risultati da raggiunti in questi anni nell’esercizio delle mie funzioni all’interno dell’Amministrazione, pur nella complessità della situazione politico-amministrativa. Questa convinzione mi porta anche ad affermare che bisogna con forza e determinazione difendere la dignità personale e dei ruoli istituzionali ricoperti all’interno delle due Amministrazioni di centrosinistra guidate dal Sindaco Servalli. Perciò, ritengo non accettabili le dichiarazioni e i veti espressi sui rappresentanti dell’Amministrazione da parte di alcuni esponenti politici (da ultimi, l’ing. Benevento e il dott. Bastolla), che risultano essere lesive della dignità delle persone, oltre che dei ruoli ricoperti.
Al di là dei nomi, non è possibile trovare un metodo e dei criteri condivisi per arrivare a una candidatura unitaria? Cosa a suo avviso impedisce questo modo di procedere?
Ad essere sincero, non è facile rispondere a queste sue legittime e puntuali domande. Lei ha certamente ragione nel sostenere che dovrebbero essere adottati un metodo e dei criteri. Ed individuarli è senz’altro compito precipuo della politica. Tuttavia, a mio avviso, purtroppo, prevalgono le visioni di parte e, in qualche caso, anche i motivi personali. Di fronte all’emersione dei contrasti o dei veti politici e personali (in molti casi decisamente strumentali e non tollerabili), la soluzione più semplice è quella di affrontare il primo turno elettorale ciascuno con i propri valori di riferimento e i propri progetti, con l’auspicio di poter aprire un tavolo di confronto in occasione del ballottaggio.
La sua posizione è legittima, ma ciò determinerà una rottura del fronte riformista e progressista. Insomma, già il centrosinistra ne viene da anni di grande difficoltà, la sua candidatura non contribuirà ad indebolire in modo decisivo e determinante questo schieramento?
Comprendo le sue parole, ma mi permetto di non condividere la sua preoccupazione. Ritengo, al contrario, che la mia candidatura rappresenterà un riferimento certo per quanti hanno avuto modo di seguire l’impegno che ho profuso in questi dieci anni nei vari ruoli e che si ritrovano nel progetto e nella visione di Città che avevo già delineato nel 2015 e che mi appresterò a definire ulteriormente, arricchendolo alla luce della significativa esperienza che ho maturato in queste due consiliature e dei risultati che ho raggiunto.
Con il movimento “Cava ci Appartiene” abbiamo deciso, dunque, nel corso della riunione politica tenutasi ieri (venerdì 9 gennaio), di proporre la mia candidatura autonomamente, ma, in prospettiva, il mio intento resta sempre quello di costruire un governo cittadino nell’alveo del centrosinistra e del mondo cattolico: in altre parole, ritengo la mia candidatura una necessità politica e un obbligo morale. E mi piace riprendere, in proposito, le parole del noto drammaturgo Alejandro Jodorowsky: “Il primo passo non ti porta dove vuoi, ma ti toglie da dove sei”…
Del resto, faccio rilevare che è molto più facile accodarsi e accordarsi piuttosto che puntare ad un cambio di passo, a contribuire a far voltare pagina ad una politica cittadina che, per come si sta sviluppando, sembra il perpetuarsi di vecchie logiche, con il ripetere degli stessi errori, riproponendo dinamiche che hanno già fatto troppi danni in questi ultimi anni… E faccio mie, allora, le parole di Blaise Pascal: “L’uomo ragionevole si adatta al mondo: l’uomo irragionevole persiste nel cercare di adattare il mondo a se stesso. Pertanto, tutto il progresso dipende dall’uomo irragionevole”.
In altre parole, la mia scelta è dettata dal coraggio, ma anche da un imperativo etico di guardare oltre la mediocrità del presente e gli interessi di chi punta esclusivamente a salvaguardare la propria posizione di rendita di potere e, quindi, è quella di non avere paura nel progettare il futuro, perché la politica ha un senso e l’impegno amministrativo è valido soltanto se sono capaci di immaginare e costruire il futuro della città da oggi sino ai prossimi trent’anni. Voglio richiamare, in proposito, la riflessione del prof. Mauro Caligiuri, collega dell’Università della Calabria: “La politica dovrebbe essere il tempo del futuro, mentre si riduce in una salvaguardia dell’esistente spesso di sé stessi”…
Nessuno disconosce la sua passione e generosità, tuttavia neanche può essere sottaciuto che lei comunque ha contribuito non poco a tenere in vita una maggioranza che ha fatto acqua da tutte le parti. Ciò non peserà come un macigno nella prossima consultazione elettorale?
È profondamente vero che, per circa due anni, l’Amministrazione Comunale è rimasta in carica con il mio voto determinante. Aggiungo che mi sono dimesso da Assessore per rientrare in Consiglio Comunale – fatto unico nella storia politico-amministrativa della nostra Città – in quanto il mio voto sarebbe stato decisivo ai fini della tenuta della maggioranza consiliare. E voglio anche ricordare che, in alcune occasioni, per senso di responsabilità, per salvare l’Amministrazione, ho votato anche in maniera diversa dagli altri due componenti del mio Gruppo Consiliare, che pure – lo debbo riconoscere con onestà intellettuale – avevano fondate ragioni per esprimersi in modo differente. Queste scelte, molto sofferte e dolorose, sono state determinate dalla precisa volontà di non consentire lo scioglimento anticipato della consiliatura in un periodo così difficile dal punto di vista economico e sociale per la nostra Città e per il nostro Paese e per non fermare il percorso di risanamento economico-finanziario dell’Ente e la realizzazione di importanti opere pubbliche. È giusto e doveroso rammentare che l’Amministrazione Servalli, in questi anni, ha portato a conclusione molte opere pubbliche di trasformazione e riqualificazione urbana (anche con il recupero e il restauro di manufatti storici di grande importanza storica), con finanziamenti regionali ed europei, che hanno cambiato il volto della Città.
Vorrei ricordare, in proposito, un monito del nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “La politica dev’essere un punto alto di mediazione nell’interesse generale. Se la politica non è in grado d’esser questo, le istituzioni saltano”.
Sono consapevole che molti concittadini non hanno condiviso queste mie posizioni, sia per gli accesi contrasti politici tra maggioranza e opposizioni sia per una non sempre adeguata comunicazione. Ma è mio desiderio affrontare la discussione su queste scelte nel corso della campagna elettorale e sono convinto che, ascoltando le mie ragioni, quello che sembra un “macigno” diventerà un “valore aggiunto” in quanto espressione di responsabilità e di senso delle istituzioni, che sicuramente sarà apprezzato e si rivelerà un elemento di maggiore consenso. Ricordiamoci – mi sia consentito evocarlo – il celebre insegnamento di Max Weber: “Tre qualità possono dirsi sommamente decisive per l’uomo politico: passione, senso di responsabilità, lungimiranza”…
Può indicarci, in sintesi, alcuni degli obiettivi che ritiene di aver raggiunto e che possano giustificare la sua candidatura a Sindaco?
Sono e sarò lieto di poter rivendicare una serie di successi che hanno caratterizzato il mio impegno amministrativo personale in questi ultimi anni, sostenuto dal Sindaco e dall’Amministrazione in carica: in quanto Assessore e poi Consigliere con Delega alle Politiche per la Tutela della Salute, ho affrontato, in costante e proficuo dialogo con le istituzioni sanitarie, l’emergenza Covid-19 in città ed ho potuto seguire da vicino, grazie ad un’interlocuzione continua con i vertici dell’Azienda Ospedaliera Universitaria e dell’ASL, la parziale ristrutturazione del nostro Ospedale, il trasferimento del Centro di Diabetologia (che ha un bacino di pazienti estremamente significativo) dall’Ospedale “Santa Maria Incoronata dell’Olmo” ad una struttura di proprietà del Comune in pieno centro cittadino, nonché l’attribuzione alla nostra Città della Casa di Comunità e dell’Ospedale di Comunità, in dialogo con i vertici dell’ASL Salerno e con la Regione Campania.
E, per quanto riguarda le politiche culturali – per le quali ho presentato ogni anno una Relazione Strategica sulla Cultura, come atto di programmazione allegato al bilancio comunale – mi limito a ricordare, tra le tante attività svolte, nonostante le risorse limitate: le 6 edizioni, dal 2019 al 2025, del Progetto “Il Sogno e la Luce” – con programmazioni culturali natalizie di qualità, con eventi, è bene ricordarlo, tutti gratuiti per la cittadinanza –, la partecipazione a progetti POC regionali, l’ingresso nella Rete delle Città della Cultura. Avrei voluto, com’è noto, candidare la nostra Città a “Capitale Italiana della Cultura” – progetto che spero possa essere rilanciato nella prossima consiliatura – ma, con dispiacere e con onestà intellettuale, debbo prendere atto che la maggioranza si è limitata alle mere dichiarazioni di principio…
Ed è su questi risultati, oltre che sugli obiettivi programmatici per i prossimi cinque anni, che desidero confrontarmi con gli elettori. La politica, come si ama ripetere, è capacità di ascolto e dialogo: ed io intendo privilegiare il confronto con i cittadini, e sarò ben lieto di ricevere suggerimenti e critiche costruttive sul passato, sul presente e sul futuro della nostra Cava de’ Tirreni.
Qual è il messaggio che attraverso il nostro giornale vuole inviare agli elettori cavesi?
Seguire con attenzione la campagna elettorale e le proposte politiche presentate, partecipare al voto ed esprimere un voto consapevole, privilegiando l’affidabilità della persona, la responsabilità istituzionale, la competenza e l’esperienza tecnica e amministrativa, il progetto e la visione di Città che il candidato propone. E, soprattutto ai giovani, mi rivolgo con le stesse parole del Messaggio di fine anno del Presidente Mattarella: “Siate esigenti, coraggiosi, scegliete il vostro futuro”. Anche nella nostra Città… E, in conclusione, mi sento di esprimere l’auspicio che gli elettori cavesi possano valutare, senza pregiudizi e riserve, la mia candidatura, soprattutto seguendo la mia stessa campagna elettorale, che, come ho già detto prima, sarà fortemente caratterizzata dall’ascolto e dal coinvolgimento dei cittadini, delle associazioni, del mondo del lavoro e dell’impresa, e di quanto operano, a qualsiasi titolo, per il bene della nostra comunità, nell’intento di dare risposte concrete nel segno di quella “buona politica” che ho tante volte richiamato nei miei interventi pubblici. In ogni caso, se i cittadini dovessero individuare una soluzione diversa, che possa interpretare al meglio le esigenze della Città, certamente sarò contento di prenderne atto, perché l’interesse generale è sempre al primo posto.
Ed è per questo motivo che – anticipo – a breve sarà convocata la conferenza stampa di presentazione della candidatura (alla quale mi auguro che possa partecipare anche il Segretario Nazionale di “Democrazia Solidale”, on. Paolo Ciani, insieme ad altri autorevoli parlamentari) e sarà aperto il Comitato Elettorale, nel pieno centro cittadino, che vuole rappresentare anche un punto di incontro, di ascolto e di discussione.
Rivolgo, perciò, un appello al mondo cattolico, moderato e riformista, a tutte le varie realtà cattoliche cittadine e alle tante componenti civiche che cercano di trovare una casa politica comune dove far valere le loro istanze, alle tante persone interessate a partecipare e a fornire il loro contributo alla vita politica ma che non intendono farlo attraverso i partiti tradizionali. Perché “Cava ci Appartiene!”. E mi piace immaginare che questo percorso possa essere naturalmente aperto e inclusivo e, dunque, via via progressivamente più condiviso.
Intervista a cura di Pasquale Petrillo





