di Erika Noschese
L’illusione di un risveglio più leggero per le tasche dei salernitani si è infranta ieri contro i tabelloni luminosi delle stazioni di servizio, trasformando quello che doveva essere il giorno della tregua fiscale in un amaro sabato di rabbia e sconcerto. Nonostante l’atteso intervento d’urgenza varato dal Governo, che prevedeva una sforbiciata immediata di venticinque centesimi al litro per benzina e gasolio e di quindici centesimi per il GPL, la realtà osservata ieri lungo le arterie principali e periferiche di Salerno ha restituito l’immagine di una città quasi del tutto impermeabile al beneficio economico promesso. Quella che era stata annunciata come una boccata d’ossigeno fondamentale per le famiglie e per il comparto dei trasporti, logorato da settimane di rincari insostenibili, si è rivelata alla prova dei fatti una manovra a metà, con prezzi che in molti impianti hanno ignorato le direttive centrali o le hanno applicate con una discrezionalità che solleva interrogativi pesantissimi sulla trasparenza dell’intera filiera distributiva locale. Un monitoraggio capillare effettuato nella giornata di ieri, attraversando i quartieri dal Carmine alla zona orientale, senza trascurare i presidi di frontiera sui raccordi autostradali, ha mostrato un quadro che definire allarmante è un eufemismo. I cittadini, già vessati da un’inflazione galoppante, si sono ritrovati ancora una volta prigionieri di logiche speculative che sembrano annullare ogni sforzo normativo. La benzina, pur avendo fatto registrare una flessione parziale, è tornata in tempi record a galleggiare su valori del tutto simili a quelli della scorsa settimana, con cifre che oscillano pericolosamente tra 1,71 e 1,76 euro al litro. Questo significa che, nonostante il taglio delle accise, si è registrato un rialzo effettivo di circa quattro o cinque centesimi rispetto a quanto ci si sarebbe aspettati da una corretta applicazione del decreto. Oggi un automobilista salernitano deve ritenersi paradossalmente fortunato se riesce a scovare un distributore che eroghi benzina a 1,72 euro al litro, ignorando che, secondo le stime analitiche diffuse dal Codacons, il prezzo medio dovrebbe invece attestarsi intorno a 1,623 euro. Esiste dunque un divario di circa otto centesimi che sparisce nel nulla, o meglio, che non arriva mai nelle tasche dei consumatori finali. Ancora più drammatica appare la situazione del gasolio, che rappresenta il vero motore del commercio e della logistica territoriale. Se si escludono un paio di rarissime eccezioni individuate nell’intero perimetro urbano, il diesel ha continuato ieri a svettare impunemente sopra la soglia psicologica e materiale dei due euro al litro. Si tratta di un dato che stride violentemente con i parametri di riferimento fissati dopo il taglio fiscale, che dovrebbero vedere il gasolio stabilizzarsi sui 1,859 euro al litro. La differenza qui si fa voragine: quindici centesimi di scarto che pesano come macigni su chiunque utilizzi il mezzo proprio per lavoro o per necessità quotidiane. Il paradosso si completa se si guarda al comparto del GPL, storicamente il rifugio delle fasce di reddito più esposte. Qui la beffa assume contorni quasi surreali. All’inizio di questa settimana il costo del gas era già aumentato di circa cinque o sei centesimi al litro; ieri, invece di assistere al ribasso previsto di quindici centesimi, gli automobilisti hanno trovato un listino sostanzialmente invariato, che si è tradotto in un incredibile rialzo lieve di circa quattro o cinque centesimi rispetto ai valori precedenti l’impennata speculativa. Un aspetto ancor più grave, emerso con brutale chiarezza dal giro di perlustrazione di ieri, riguarda l’omologazione verso l’alto dei prezzi. Non si nota più alcuna differenza significativa tra le grandi catene di distribuzione internazionale e le cosiddette pompe bianche, ovvero quei distributori indipendenti che un tempo garantivano un risparmio reale grazie a una catena di approvvigionamento più corta. Questo appiattimento dei listini conferma ulteriormente che il rincaro dei prezzi è effettivo e strutturale, denunciando un collasso della concorrenza che dovrebbe invece tutelare il cittadino. Per orientarsi in questa giungla di cifre, è fondamentale che gli utenti tengano a mente i nuovi parametri tecnici basati sulle accise ridotte, fissate ora a 472,90 euro per ogni mille litri sia per la benzina che per il gasolio. Ogni centesimo pagato in più rispetto a queste soglie rappresenta un mancato trasferimento del beneficio pubblico, una ferita aperta nel patto tra Stato e cittadini che a Salerno ieri è apparsa particolarmente profonda. La mancata discesa immediata dei costi viene spesso giustificata dagli esperti attraverso il fenomeno del missile e della piuma. Secondo questa dinamica economica, i prezzi dei carburanti tendono a schizzare verso l’alto con la velocità di un missile non appena si verificano tensioni internazionali o aumenti del greggio, ma scendono con la lentezza estenuante di una piuma che fluttua nell’aria quando le condizioni diventano favorevoli o interviene un calo della tassazione. I rivenditori sostengono di dover anticipare i costi futuri per proteggere i propri margini, alzando i prezzi anche sulle scorte già acquistate per evitare di vendere in perdita il carburante stoccato nei giorni precedenti, pagato a prezzo pieno. Tuttavia, questa tesi vacilla se applicata al contesto salernitano. Se fosse vero che il ritardo è dovuto solo allo smaltimento delle vecchie scorte, non si spiegherebbe perché ieri il divario tra benzina e gasolio sia esploso fino a toccare i trenta centesimi, quando all’inizio della settimana i prezzi tra i due prodotti erano pressoché allineati. Il GPL resta il vero metro di paragone di questa anomalia: il fatto che il suo costo non sia cambiato dopo l’aumento preventivo di pochi giorni fa dimostra che la riduzione fiscale è stata assorbita dalla filiera senza alcun vantaggio per l’utente. È un dovere morale e civile denunciare quanto sta accadendo, e lo stiamo facendo con forza attraverso queste colonne. Nonostante la natura temporanea della manovra governativa, è inaccettabile che a trarne beneficio siano esclusivamente i distributori e le compagnie, mentre i benefici pubblicati in Gazzetta Ufficiale sembrano destinati a perdersi nei meandri di una rete distributiva che a Salerno non ha abbassato i prezzi. La cittadinanza deve restare vigile e segnalare ogni abuso: questa non è solo una questione di risparmio economico, ma una vera e propria battaglia di civiltà per il rispetto delle regole e della trasparenza. Le famiglie salernitane, già provate da anni di sacrifici, non possono essere lasciate sole a fronteggiare una speculazione che sembra non avere confini. Ogni centesimo negato alla pompa è una risorsa sottratta alla spesa alimentare, alle bollette, alla vita quotidiana. Mentre il resto d’Italia prova a rimettersi in moto con un carico fiscale più leggero, Salerno sembra essere rimasta prigioniera di un tempo sospeso, dove le leggi del mercato si piegano alla volontà di chi detiene il controllo dell’erogazione. Attendiamo risposte chiare dai diretti interessati e dalle associazioni di categoria, perché il silenzio davanti a tali evidenze numeriche non è più tollerabile. Continueremo a monitorare la situazione nelle prossime ore, invitando i lettori a supportare questa denuncia affinché il diritto a un prezzo equo e legale non resti un’utopia sbiadita sotto il sole di una primavera che, per le tasche dei salernitani, si preannuncia gelida.





