Capezzuto: Aprire stagione di grandi assunzioni nella sanità - Le Cronache Ultimora
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Capezzuto: Aprire stagione di grandi assunzioni nella sanità

Capezzuto: Aprire stagione di grandi assunzioni nella sanità

«Sono stati anni durissimi per chi lavora nella sanità pubblica, anni in cui si è chiesto di fare di più con meno. Ebbene, ce l’hanno fatta. E questo merita riconoscimento esplicito». A commentare così l’uscita della Campania dal piano di rientro è Antonio Capezzuto, Segretario Generale Fp Cgil Salerno.

La Regione Campania esce dal Piano di Rientro. È indubbiamente un risultato storico. Come lo legge dal punto di vista sindacale, e cosa significa concretamente per i lavoratori della sanità salernitana?

«È una buona notizia, e sarebbe sbagliato non riconoscere il valoroso lavoro di rigore svolto dalla precedente Giunta della Regione Campania e il risultato raggiunto dall’attuale Presidente Roberto Fico. Ma è una notizia che va letta fino in fondo, senza fermarsi alla soddisfazione del momento. Questo risultato è stato costruito su due pilastri: il rigore gestionale della Regione Campania e, soprattutto, il sacrificio generoso degli operatori sanitari campani, che hanno garantito i Livelli Essenziali di Assistenza in condizioni di grave carenza di personale. Sono stati anni durissimi per chi lavora nella sanità pubblica, anni in cui si è chiesto di fare di più con meno. Ebbene, ce l’hanno fatta. E questo merita riconoscimento esplicito. Detto questo, l’uscita dal Piano di Rientro non può essere il punto di arrivo: deve essere il punto di partenza per una stagione radicalmente diversa».

I numeri però raccontano anche un’altra storia: oltre 3.000 posti letto in meno rispetto alla media nazionale e più di 11.000 operatori sanitari da assumere. Dopo anni di rigore, è arrivato il momento di investire?

«I numeri non lasciano spazio a interpretazioni. Oltre 3.000 posti letto in meno rispetto alla media nazionale e più di 11.000 operatori sanitari da assumere: sono cifre che descrivono un sistema che ha retto, ma che non può reggere ancora a lungo senza un intervento strutturale. È il momento di aprire una stagione di grandi assunzioni per rilanciare la rete ospedaliera, a partire dai presidi periferici, ampliando l’offerta sanitaria sul territorio e riaprendo i pronto soccorso nelle aree strategiche. Il rigore era necessario per risanare i conti. Ma il rigore applicato agli organici sanitari non è più una virtù: è diventato un rischio per la salute dei cittadini. La Regione, il Presidente Fico, le direzioni strategiche delle aziende sanitarie devono prendere atto che la fase del contenimento è finita e che ora serve coraggio per investire».

Le Case di Comunità stanno aprendo in provincia di Salerno. FP CGIL le sostiene convintamente, ma ha sollevato critiche durissime sul metodo. Cosa sta succedendo concretamente e cosa chiedete all’ASL?

«Diciamolo chiaramente: le Case di Comunità sono una risposta concreta a un bisogno reale che il territorio salernitano esprime da tempo. Una medicina territoriale più forte significa meno cittadini costretti a rivolgersi al Pronto Soccorso per problemi che potrebbero essere gestiti vicino a casa, percorsi di cura più appropriati, ospedali meno congestionati. È una riforma che va nella direzione giusta e che sosteniamo convintamente. Proprio per questo non possiamo tacere su come si sta procedendo. Con le manifestazioni di interesse del 16 e del 24 marzo scorsi, riservate a infermieri, operatori sociosanitari, fisioterapisti, assistenti sociali e personale amministrativo, l’ASL ha di fatto avviato un processo di rideterminazione del personale già in servizio. Tutto questo è avvenuto senza alcun confronto sindacale, in spregio al CCNL e al Regolamento sulla mobilità intra-aziendale che la stessa ASL aveva proposto e sottoscritto. Le Case di Comunità hanno bisogno di personale proprio, dedicato e stabilmente assegnato attraverso nuovo reclutamento. Il momento per costruire una programmazione seria è adesso, prima che le criticità diventino strutturali e difficili da correggere. Ci auguriamo che questo avvenga affinché le scelte dell’ASL non impattino negativamente sul percorso che la Regione Campania sta seguendo per accelerare l’avvio delle nuove Case di Comunità».

Sul fronte dei lavoratori precari dell’ASL Salerno avete proclamato lo stato di agitazione, fatto assemblee partecipate e sollevato una vertenza importante. Dove siete adesso e cosa resta ancora irrisolto?

«La vertenza principale, quella da cui è partita la nostra mobilitazione e che ha portato alla proclamazione dello stato di agitazione, riguarda i lavoratori assunti ai sensi dell’art. 15 octies del D.Lgs. 502/92 — OSS, fisioterapisti, assistenti sociali, amministrativi e altre figure sanitarie — il cui contratto è in scadenza e che rischiano di ritrovarsi senza una prospettiva certa. Sono professionisti che da anni garantiscono servizi essenziali sul territorio, che conoscono i bisogni delle comunità in cui operano e che hanno diritto a risposte concrete sul loro futuro. Per loro chiediamo con forza l’avvio immediato dei percorsi di stabilizzazione già delineati dalla Regione Campania. È necessario aprire una discussione seria con l’ASL sul fabbisogno reale di personale, che parta dalla valorizzazione di chi già oggi garantisce le attività assistenziali, per poi proseguire con ulteriori assunzioni attraverso le graduatorie esistenti e i nuovi concorsi. In questo quadro, a fine settimana è arrivata una notizia positiva: i lavoratori con contratto a tempo determinato diretto con l’ASL (non art. 15 octies) hanno visto i propri contratti prorogati fino a fine anno. Anche per loro, al raggiungimento dei requisiti di legge, chiediamo la stabilizzazione».

Al Ruggi d’Aragona si è dimesso il Direttore Generale. Avete chiesto una nuova guida capace di cambiare passo. Quali sono le priorità che ponete alla Regione per il rilancio dell’azienda ospedaliera?

«È necessario che la Regione Campania individui al più presto il nuovo Direttore Generale e nomini una nuova direzione strategica capace di assumere decisioni chiare e responsabili, mettendo al centro la salvaguardia dei percorsi assistenziali, la tutela degli operatori sanitari e la ricostruzione di un rapporto di fiducia con i cittadini. Va detto che in questa fase di transizione esiste un ottimo dialogo con il Direttore Generale facente funzioni, che ha saputo aprire un confronto serio e costruttivo con la nostra organizzazione sindacale. È un segnale positivo, che tuttavia non può far perdere di vista la necessità di affrontare con urgenza i grandi problemi strutturali dell’Azienda: a partire dal sovraffollamento del Pronto Soccorso, dalla grave carenza di personale medico e dalla necessità di prestare particolare attenzione ai presidi periferici, che rischiano di essere i più penalizzati in assenza di scelte coraggiose e di una programmazione seria. Il Ruggi e gli ospedali aziendali dispongono di professionisti di altissimo livello, che quotidianamente garantiscono servizi essenziali nonostante criticità organizzative strutturali. Da qui occorre ripartire. Chiediamo un’azienda capace di aprire una discussione seria con l’ASL sulla gestione del sistema di emergenza-urgenza, che restituisca pari dignità a tutte le forze sociali interne e che ricostruisca un dialogo sindacale strutturale, continuo e realmente partecipato. C’è poi una questione concreta che non è più rinviabile: gli incarichi di funzione al personale del comparto, assenti da oltre vent’anni. È un segnale di rispetto e valorizzazione del lavoro che non può attendere ancora. Chiediamo alla Regione Campania di assumersi fino in fondo la responsabilità di questa fase, avviando rapidamente una nuova stagione per il Ruggi: non di ordinaria amministrazione, ma di vero rilancio del servizio sanitario pubblico nella provincia di Salerno».

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