di Antonio Manzo
Fu l’icona di via Chiatamone, lo storico edificio de “Il Mattino”. Pietro Gargano non è più. A 83 anni se n’è andato silenzioso, nella sua casa di Napoli. Fu il “cervello” della notizia e la mano della scrittura con una leggerezza ed un tocco piacevolissimo, con la sua napoletanità sottilmente stimolante nella comprensione della spazio e del tempo con il cuore stesso delle sue storie. Pietro Gargano non è più. Una storia professionale iniziata con il lavoro “abusivo” a nero, nel quotidiano napoletano fino a diventare caporedattore centrale. Andava dire “Sono fermo per vecchiaia, ma ancora giovane con la mente” Era nato nel 1943, “sotto le bombe”, a Montechiaro di Vico Equense, in una sagrestia gestita da monache. Pochi mesi dopo la nascita era a Portici, “per la vita” come amava ricordare Pietro. Fu inviato speciale alla rivoluzione portoghese, raccontò la guerra in Medio Oriente e in Irlanda, intervistò Gheddafi. Ma lui andava estremamente fiero di aver guidato il pool di giovani colleghi giornalisti che presero carta e penna per raccontare l’omicidio del “loro” collega Giancarlo Siani fino all’arresto dei killer. L’ultimo libro che amava tanto lo aveva scritto per onorare il patrono di Portici. San Ciro. Un collega, un amico, uno scrittore, un grande giornalista, così lo ricorda Mimmo Porpiglia storico inviato speciale de Il Mattino. “Fu sua la monumentale enciclopedia illustrata dell canzone napoletana con ben sette volumi. Iniziammo nel 1962 lui di Portici, io di Napoli. Lo ricordo bravissimo a fare i titoli insieme Riccardo Cassero e Gianni Infusino a Sport del Mezzogiorno”. Porpiglia ricorda gli “abusivi” che costruirono la colonna vertebrale del giornale napoletano da Clodomiro Tarsia, a Mino Jouakim, Nino Masiello, Ernesto Tempesta. Pietro Gargano impersonava l’umiltà e la professionalità, il rigore e la completezza. Umile fino al punto da trascrivere lui al computer, alla scrivania di Napoli, il pezzo che dettava il giovane cronista, a mezzanotte e passa, reduce dalla bomba di mafia di San Giorgio al Velabro a Roma. Lui volle evitare così la lungaggine della trafila stenografi e dettatura e favorire così la pubblicazione dell’articolo per la prima edizione del giornale .La professionalità si mostrò quando diresse, con il direttore Roberto Ciuni e il suo vice Franco Angrisani, tutto il lavoro redazionale a poche ore dalla tragica scossa di terremoto del 23 novembre 1980 Ed inventando il titolo della prima pagina che farà storia “FATE PRESTO”.Ma ora, caro Pietro, toccherà a chi resta scrivere della tua grandezza in righe. Non ci sarà bisogno che i tuoi libri siano in ordine – e neppure in disordine – per rivelare qualcosa del proprietario. Perché la sinfonia del ticchettio della Olivetti, che lasciavi riposare a “virgola” sulla scrivania del giornale, non sarà il suono di un’era geologica profonda e oscura. Perché la notizia come il libri esisteranno ancora. Il mondo vorrà ancora scrivere belle pagine della sua storia. Come le hai scritte tu.





