Melosi: Ritrovarsi a ridosso della zona playout è tutt’altro che casuale - Le Cronache Salernitana
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Melosi: Ritrovarsi a ridosso della zona playout è tutt’altro che casuale

Melosi: Ritrovarsi a ridosso della zona playout è tutt’altro che casuale
“Noi vogliamo 11 Melosi” fu uno dei cori simbolo della stagione 99-2000, quando a Salerno arrivò un centrocampista che incarnava in pieno lo spirito di una tifoseria che seppe apprezzarlo anzitutto come uomo e che lo riabbraccia con piacere ogni volta che si festeggia il compleanno della Bersagliera e viene invitato a partecipare agli eventi incentrati sulla storia. E quanto servirebbe oggi, in campo e nello spogliatoio, un atleta carismatico come lui. Uno che oggi, a distanza, segue con passione i colori granata manifestando una certa preoccupazione per una situazione di classifica che non va assolutamente sottovalutata. Ecco quanto Giuliano Melosi ha dichiarato in esclusiva alla redazione di Cronache:
Si aspettava un avvio di stagione così complicato da parte della Salernitana?
“Quando si fa un’analisi bisogna sempre essere realisti e basarsi su quanto si vede la domenica. A inizio campionato è normale immaginare che una piazza come Salerno possa competere per la vetta della classifica e per vincere la serie C. Poi però ti capita di assistere a Picerno-Salernitana e ti rendi conto che ritrovarsi a ridosso della zona playout è tutt’altro che casuale. Qui bisogna darsi una svegliata, altrimenti rischi davvero di compromettere l’annata e di regalare un’altra delusione alla tifoseria”.
C’è davvero il rischio di lottare per non retrocedere?
“Se non hai calciatori abituati a lottare diventa tutto più complicato. Non voglio nemmeno pensare a una Salernitana stabilmente nella zona destra della classifica, sarebbe un ulteriore schiaffo dopo due retrocessioni di fila. Tuttavia bisogna guardare in faccia alla realtà e rendersi conto che il blasone, da solo, non basta per portare a casa il risultato. Sta al gruppo ritrovare compattezza all’interno dello spogliatoio e percepire il pericolo”.
Facciamo un passo indietro. Cosmi in estate manifestava perplessità sull’organico allestito…
“E’ una situazione che dall’esterno fatico a giudicare. Certo, probabilmente quando ha rinnovato gli erano state fatte promesse che qualcuno non ha mantenuto. Se dall’estate non sei soddisfatto hai due strade da seguire: o fai un passo indietro e rassegni le dimissioni o resti e cerchi di trarre il meglio da quanto hai a disposizione. Risultati alla mano purtroppo non è accaduto e alla fine l’epilogo dell’esonero è stato inevitabile”.
Lei come avrebbe reagito, da allenatore, rispetto alla richiesta degli ultras di dimettersi?
“Parto da un parallelo tra me e Cosmi. Lui ha una storia tale per cui le dimissioni potevano essere messere in preventivo. Ha esperienza, curriculum, personalità. Sarebbe stato più semplice fare un passo indietro. Per uno come me, invece, avrebbe avuto senso continuare e andare oltre gli ostacoli senza dare ascolto alle polemiche e ai malumori. Certo, se poi al campo arrivano tanti tifosi e ti sfiduciano è evidente che il giocattolo si è rotto e che restare a tutti i costi possa essere controproducente”.
In 12 mesi tre allenatori, un centinaio di movimenti di mercato, un playoff fallimentare e ora una classifica pessima. Eppure il ds Faggiano resta al suo posto, con contratto rinnovato di recente…
“Questa è una cosa che fai fatica a spiegare. La storia insegna che le squadre vincenti sono quelle che hanno un’ossatura base che, di anno in anno, viene rimpinguata con 2-3 tasselli di qualità. Le rivoluzioni sono spesso emblema di programmazione non chiara, a pagarne le conseguenze sono gli allenatori: anche il più esperto fatica se gli cambi la rosa di continuo senza seguire le sue indicazioni”.
La querelle societaria pesa nella testa dei giocatori?
“Solitamente in campo i problemi e i pensieri dovrebbero sparire, però inconsciamente puoi sentirti meno coinvolto e motivato se sai che il proprietario non aspetta altro che trovare un acquirente per fare un passo indietro. Secondo me nel calcio si vince quando a capo c’è una società ambiziosa. A quel punto, in automatico, uno spogliatoio si ricompatta e una tifoseria si riavvicina. Viceversa non meravigliarti se ti ritrovi a ridosso dei playout”.
Dalla prospettiva europea al galleggiamento in C: quali le colpe principali di Iervolino?
“Considerando che i soldi li ha spesi, appare evidente che il problema sia rappresentato dalle persone che lo hanno circondato. Non vorrei che, negli anni, qualcuno ha riempito la propria pancia giocando sull’inesperienza di un uomo ricco. Ovviamente due retrocessioni e una pessima classifica in C vedono in lui il principale responsabile, ma sotto il profilo degli investimenti gli si può rimproverare poco”.
Ai suoi tempi c’era chi alzava la voce nello spogliatoio fungendo da leader, oggi una figura come Melosi manca a questa Salernitana…
“Sono d’accordo. Torno sulla partita di Picerno: scarichi, demotivati, deconcentrati. Torno a ripetere, però, che se ogni anno si prospetta lo stesso scenario c’è un problema di fondo che parte dall’alto. Occorrono figure giuste all’interno del club, a maggior ragione con un proprietario che pare voglia disimpegnarsi. Prendiamo l’esempio della Lazio. Lotito è contestato e ha messo a capo dell’area tecnica una figura credibile come Gattuso. E lui è stato bravissimo a rivitalizzare calciatori calcisticamente parlando “morti”, riavvicinando il pubblico e dichiarandosi pronto ad appendere al muro chi non remava dalla stessa parte per il bene dei colori sociali. Chi lo fa questo a Salerno?”.
Tifosi divisi tra chi vuole disertare e chi è per il sostegno incondizionato alla maglia…
“Bisogna fare una scelta. Se si ritiene che l’era Iervolino sia finita può essere utile seguire l’esempio di laziali e baresi e disertare a tempo indeterminato. Se invece ci si accontenta di quanto offre questa società e si antepone a tutto l’amore per la maglia, allora è chiaro che andare allo stadio è la soluzione migliore. Credo che le varie componenti del tifo debbano trovare una linea comune”.
Quanto la passione della gente può incidere in positivo in un momento di crisi come questo?
“Tanto, ma…dipende. Vi faccio un esempio. Stagione 99-2000, perdevamo in casa 0-2 col Vicenza a fine primo tempo. Nella ripresa rientrammo carichi a mille, pur fischiati dai 20mila presenti. La riaprimmo con Di Michele, pareggiammo con Guidoni. Dai mugugni passammo alla bolgia, segnammo il 3-2 sotto la curva al 92’. In quel caso lì fummo noi a trascinare la gente che, riconoscendo il cambio di atteggiamento, si rivelò il dodicesimo uomo. Tradotto: il pubblico incide, e tanto, se in campo scende gente che sa incarnare i loro valori e che tiene alla maglia”.
Angolo amarcord: cosa ricorda?
“Arrivai carico a mille in una piazza che da avversario avevo sempre stimato. Era un periodo difficile, ricordo che perdevamo 0-1 col Monza e i miei compagni erano mentalmente bloccati. E così feci due contrasti duri su un avversario: ci fu un boato incredibile. Da lì lo striscione e il coro “Vogliamo undici Melosi”. Era un bel gruppo, con calciatori giovani ma molto forti. Fu un peccato non andare in serie A”.
Gaetano Ferraiuolo