Leonida Primicerio, il Mastino, non c’è più - Le Cronache Attualità
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Leonida Primicerio, il Mastino, non c’è più

Leonida Primicerio, il Mastino, non c’è più

C’è una ragione per cui pubblico il necrologio dell’amico e collega Leonida Primicerio con una mia vignetta del 2016 che lo ritrae, in qualità di Procuratore Generale, come un feroce mastino nero con cappello di ordinanza della toga. Giocando sull’assonanza con la trasmissione Master Chef. So che gli farebbe piacere. E a me dispiace di dargliela in ritardo, perché la voleva. Successe questo, nel Natale del 2016. Il Procuratore Capo, musicofilo, aveva organizzato al Teatro Grande di Giffoni Valle Piana un concerto solenne a fini di beneficenza. Ma pretese che le magistrate arrivassero in vestito lungo da cerimonia, e i maschi in giacca scura da sera. Leonida non amava le formalità, e soprattutto i riti della borghesia. Ne nacque una certa freddezza col Procuratore Capo, che invece amava la cerimonialità ufficiale. Nei nostri incontri prima dell’evento, ci trovammo d’accordo, seppur su fronti diversi, sull’inopportunità di una cerimonia solenne lontana, nei gusti e nelle possibilità economiche, della gente comune. Prima dell’evento, la mia istintiva vena sarcastica mi portò a disegnare una trentina di vignette satiriche sul Natale dei magistrati che riscossero un enorme successo tra tutti i colleghi, compreso il Presidente della Corte d’Appello Matteo Casale. Ma il Procuratore Capo si risentì, e non lo nascose. Leonida rise di gusto quando vide la sua vignetta, e me la chiese per appenderla dietro la sua scrivania di Procuratore Generale. Gliela promisi, ma poi mi dimenticai. Oggi, Leonida, te la do, e scusami per il deplorevole ritardo. Leonida rideva quando lo chiamavamo il Molosso nocerino. Gli faceva piacere, perché era uomo dotato di grande senso dell’umorismo. Un protagonista assoluto della storia della Magistratura salernitana degli anni a partire dalla metà di quelli ’80, ha avuto la capacità e il dono di non apparire pubblicamente protagonista. Ma lo è stato, invece, protagonista tra i più influenti e conosciuti anche in campo nazionale. Era l’uomo di Unicost, la corrente di centro dell’Associazione Nazionale Magistrati. Era il collega che raccoglieva i consensi di magistrato comune, orientandoli comunque verso la razionalità istituzionale e lo spirito di tolleranza verso i colleghi, tutti, di diversa opinione. Era un mediatore nato e influente che governava l’ANM, evitando il sangue della rivalità. Nel suo schema mentale, tutti i colleghi che giudicava comunque meritevoli dovevano avere il riconoscimento delle loro capacità. Spesso giudicate preziose, pur nella diversità delle sue convinzioni. Che erano conservatrici, ma non becere. La storia della Magistratura salernitana è stata straordinariamente vivace dalla metà degli anni ’80 a tutti gli anni ’90 dello scorso secolo. E’ stato un tempo in cui il nome e cognome dei magistrati compariva sulla stampa. Oggi la Magistratura è anonima nella comunicazione. Forse non è un bene, perché i magistrati anonimi non si sentono responsabilizzati di fronte all’opinione pubblica. E se fanno cose criticabili, nessuno lo sa ufficialmente. Praticamente ingranaggi di una macchina. Nei nostri anni ’80 e ’90 il confronto delle idee era di fuoco. Ma questo è il sale della democrazia. Epiche sono rimaste, per chi ricorda, le battaglie all’interno dell’ANM tra Leonida Primicerio e Luciano Santoro. Il fondamentalismo legalitario di Santoro (voce critica temibile nel Palazzo verso i comportamenti tiepidi, e discutibili, di colleghi in processi importanti, e Primicerio dall’altro lato in richiamo della istituzionalità, e rispettabilità, di quelle decisioni giudiziarie che facevano inorridire gli spiriti progressisti tra i giudici. Confronto epico, che non finì mai fino a quando Santoro scomparve, per altra sede con funzioni dirigenziali, dal palcoscenico di Salerno. Ma quella, tra gli anni ’80 e ’90, fu un’epoca straordinaria. Di Giudici tra la gente, nei dibattiti, negli incontri pubblici, nei continui convegni burrascosi dell’ANM. E’ valsa la pena viverli, perché quei tempi non sono tornati più. Leonida rimase protagonista, fino a quando non andò in pensione alcuni anni fa come Procuratore Capo. Ma credo che rimpiangesse i tempi delle battaglie. Dove le sue capacità mediatrici infine portavano una apparente calma giudiziaria. Voglio ricordare alcuni di questi episodi, peraltro divertenti, dove la sua vocazione di arbitro fu risolutiva. Alla fine degli anni ’80 era Procuratore a Salerno un gentiluomo napoletano, Gennaro Gelormini. Conservatore dichiarato, era un garante perbene della pax giudiziaria con tutte le istituzioni. Una sera, due noti esponenti di Magistratura Democratica (credo nel 1988) ebbero la tentazione umana e la curiosità maschilista di entrare al Cinema Capitol per vedere lo spettacolo della pornostar Ilona Staller, Cicciolina. Finirono in prima fila. A un certo punto Cicciolina, completamente nuda, scelse di scendere tra il pubblico, e andò a sedersi sulle ginocchia di uno dei due giudici in incognito. Scelse il più fascinoso, un bell’uomo interessante sui 45 anni. Vezzosa e seduttiva lo abbracciò, nell’imbarazzo del magistrato e nell’invidia degli altri. La cosa si seppe nei pettegolezzi cittadini, e arrivò all’orecchio del Procuratore Gelormini. Che andò su tutte le furie, e voleva segnalare la cosa in sede disciplinare. Mi chiamò, come membro di Magistratura Democratica. Non riuscii a calmarlo. E allora intervenne il Sostituto Procuratore Leonida Primicerio. Non so cosa si dissero, ma lo scandalo pruriginoso finì prima di andare oltre. Ma da allora Leonida prese a sfottere i due, peraltro eccellenti, colleghi appellandoli come l’ala “rattosa” di Magistratura Democratica. Verso la fine del suo incarico di Procuratore Generale, entrò un giorno come una furia la collega Antonella Giannelli, sua sostituta e magistrato stimatissimo. Si riteneva offesa da chissà quale presunta ingiustizia che aveva subito, e accusa Leonida di colpevolezza su ciò. Era piccola di statura, ma con una forza imprevedibile lo spinse al muro puntandolo con un dito e urlando parolacce contro di lui (cosa mai successa). La scena allarmò il poliziotto di guardia nell’anticamera, che accorse alle urla. Dopo la sfuriata, la collega andò via. L’allibito poliziotto, intervenuto per sedare l’incredibile aggressione, chiese a Leonida se dovesse fare una relazione di servizio. E Leonida, serafico, rispose: “Su che? Non è successo niente, e tu non hai visto niente”. Questo era l’uomo e il magistrato di un tempo irripetibile. Non voglio dire altro in memoria di Leonida. Lascio ad altri i discorsi sulla professionalità e i meriti istituzionali. Io ho voluto, e voglio, ricordare così l’uomo Leonida Primicerio. Un rivale nell’Associazione Magistrati. Un amico!

Michelangelo Russo