di Olga Chieffi
Grande attesa per l’allestimento de’ Il Trovatore di Giuseppe Verdi, per la Stagione d’Opera e di Balletto della Fondazione Teatro Petruzzelli. L’opera rappresenta il vertice dell’architettura drammatica e musicale dell’Ottocento, unendo l’eredità del belcanto di Rossini, Bellini e Donizetti con l’inconfondibile energia, la passione e la vena malinconica tipiche del compositore di Busseto. Ambientato in un’atmosfera notturna e cavalleresca, Il Trovatore porta in scena personaggi emblematici e passioni travolgenti: dall’amore alla gelosia, dall’eroismo agli affetti familiari più profondi. La trama svela una vicenda fitta di pathos, segnata da un antico infanticidio, dalla rivalità tra due fratelli ignari del loro legame di sangue, e dalla figura di una figlia determinata a vendicare la propria madre difendendo al tempo stesso un figlio non suo. Elemento centrale del racconto è il fuoco, simbolo tangibile e metaforico dei sentimenti brucianti che animano i protagonisti. La produzione del Petruzzelli avrà la regia di Davide Livermore, supportato dallo scenografo Giò Forma, con i costumi Anna Verde e il disegno luci di Antonio Castro e i video D-Wok. La prima dello spettacolo, con l’ allestimento scenico del Teatro Regio di Parma, è in programma domani alle 20,30 al Teatro Petruzzelli. Sul podio dell’ Orchestra del Teatro e del coro preparato dal maestro Alfonso Caiani ci sarà il direttore Vincenzo Milletarì. Per questo atteso debutto, la produzione schiera un cast vocale di prim’ordine: Daranno vita all’opera: Amartuvshin Enkhbat sarà il Conte di Luna, ruolo che condividerà con Serban Vasile, Alessia Panza darà voce a Leonora, mentre il secondo cast saluterà in palcoscenico Vittoria Yeo, Silvia Beltrami e Chiara Mogini saranno Azucena, i tenori Fabio Sartori e Ivan Magrì, il Trovatore Manrico, Alessio Cacciamani, Ferrando, Murat Can Guvem, Ruiz, Raffaele Pastore, un messo e Pasquale Arcamone, un vecchio zingaro. L’universo drammaturgico di Giuseppe Verdi trova una delle sue vette più oscure e affascinanti nel Trovatore, un’opera dominata dal fuoco, dalla vendetta e dal fatalismo orchestrale, all’interno della quale la figura di Ines, che vedrà debuttare il soprano napoletano Rossella Vingiani, pupilla di Donata D’Annunzio, vincitrice di diversi concorsi, sul palcoscenico del prestigioso massimo barese, finisce spesso per occupare un perimetro erroneamente liquidato come marginale. Dal punto di vista prettamente musicologico, il personaggio di Ines rientra nell’alveo della cosiddetta seconda donna, una figura di supporto drammatico e strutturale ereditata dalla tradizione belcantistica e qui piegata alle esigenze del realismo drammaturgico verdiano degli anni Cinquanta dell’Ottocento. Lungi dall’essere un mero pretesto di scena per consentire le pause della protagonista, Ines svolge una funzione architettonica imprescindibile: è l’interlocutrice ideale a cui Leonora confessa le proprie pulsioni e la memoria della prima apparizione del Trovatore, fungendo da cassa di risonanza morale e presagio del destino tragico che incombe sui protagonisti. Il suo intervento nella celebre cavatina-racconto “Tacea la notte placida” non è solo una guida narrativa per l’ascoltatore, ma un contrappunto razionale alle vertigini liriche di Leonora; dove Ines avverte il pericolo e richiama all’osservanza del senso di realtà la protagonista che trascende nella dimensione dell’idealizzazione amorosa. Sotto il profilo vocale, la scrittura di Ines richiede una voce ben timbrata e centrata, omogeneo e da un’emissione composta, incapace di rivaleggiare per peso drammatico o estensione con le campate melodiche di Leonora, ma indispensabile per garantire l’equilibrio dei concertati e la solidità dei recitativi. Il contrasto timbrico che Verdi instaura tra Leonora e Ines replica una dialettica vocale collaudata, si pensi al rapporto tra Desdemona ed Emilia, dove la seconda donna si muove in un registro medio-centrale senza grandi sfoghi acuti, incarnando una vocalità piana, quasi prosastica, che risalta per antitesi rispetto ai virtuosismi e ai filati celestiali della protagonista. Proprio questa sobrietà trasforma Ines nell’incarnazione del coro tragico greco in scala ridotta: la sua voce rappresenta la voce della prudenza umana, schiacciata dall’impeto inarrestabile delle passioni di Manrico, Azucena e del Conte di Luna, confermando come anche il dettaglio vocale più contenuto della drammaturgia verdiana sia intriso di un preciso rigore formale e semantico.







