di Erika Noschese
AGROPOLI, ospedale resta incompiutoL’apertura della nuova struttura sanitaria di comunità ad Agropoli, anziché rappresentare soltanto un momento di soddisfazione per il potenziamento dell’assistenza territoriale, riaccende le polemiche sul futuro dell’ospedale cittadino. A sollevare dubbi e perplessità è Gisella Botticchio, fondatrice del Comitato 8 Agosto, da anni impegnata nella battaglia per il ripristino dei servizi ospedalieri sul territorio. Al centro delle contestazioni, ancora una volta, la mancata riattivazione di reparti e servizi ritenuti essenziali per garantire un’adeguata risposta alle esigenze sanitarie della popolazione. La giornata di ieri, caratterizzata dall’avvio delle attività della nuova struttura allestita all’interno del presidio ospedaliero cittadino, ha dunque riportato al centro del dibattito una questione mai definitivamente risolta: quale futuro per l’ospedale di Agropoli e, soprattutto, quali risposte concrete per i cittadini che continuano a chiedere il ripristino delle prestazioni ospedaliere? L’intervento si inserisce nel più ampio programma di riorganizzazione della sanità territoriale finanziato attraverso le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. La programmazione prevede complessivamente la realizzazione di 172 Case di Comunità, 48 Ospedali di Comunità e 65 Centrali operative territoriali, con l’obiettivo di rafforzare l’assistenza di prossimità e migliorare l’integrazione tra i diversi servizi sanitari. Le Case di Comunità sono destinate a garantire prestazioni infermieristiche, attività di orientamento sanitario, assistenza ai pazienti affetti da patologie croniche e servizi di telemedicina. Gli Ospedali di Comunità, invece, rappresentano strutture di ricovero intermedie, pensate per accogliere pazienti che necessitano di assistenza sanitaria a bassa intensità clinica, senza richiedere il ricovero in un ospedale per acuti. Un modello organizzativo che punta ad alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere tradizionali, ma che, nel caso di Agropoli, continua a suscitare interrogativi e contestazioni da parte di chi ritiene prioritario restituire piena operatività al presidio esistente. A farsi portavoce di queste preoccupazioni è proprio Botticchio, che ieri, trovandosi nei pressi dei locali destinati alla nuova struttura, ha denunciato quella che considera una contraddizione nelle scelte compiute per la sanità locale. «Oggi sembrerebbe che venga dato il via all’Ospedale di Comunità. Dovrebbe arrivare qualche paziente, non so da dove, probabilmente da qualche altra struttura. Sono qui, vicino all’Ospedale di Comunità, dove si trovano le sale operatorie, sigillate dal 2020. Di fatto, non è mai stata data la possibilità di avviare la vera attività ospedaliera», ha dichiarato la fondatrice del Comitato 8 Agosto. Il riferimento è alle sale operatorie e ai servizi che, secondo Botticchio, avrebbero dovuto rappresentare il punto di partenza per un effettivo rilancio dell’ospedale cittadino. La contestazione non riguarda soltanto l’apertura della nuova struttura, quanto piuttosto la scelta di investire nell’assistenza territoriale senza aver prima restituito alla città quelle funzioni ospedaliere che il comitato continua a rivendicare. «L’Ospedale di Comunità, evidentemente, sarà stato realizzato grazie a finanziamenti europei e, quindi, è decollato. Ci sono posti letto, ma noi li avevamo già, perché l’ospedale esisteva. Hanno acquistato altri letti, nuove attrezzature. La struttura è dotata anche di una cucina e di tutto il necessario. È un reparto nuovo, ma non è un reparto come Cardiologia o Oncologia. Non so esattamente a cosa serva o a cosa servirà», ha aggiunto Botticchio. Parole che evidenziano la distanza tra la programmazione sanitaria istituzionale e le aspettative di una parte della cittadinanza, che continua a considerare il ripristino delle attività ospedaliere una priorità assoluta. La fondatrice del comitato ha poi raccontato quanto osservato nella mattinata di ieri, soffermandosi sui preparativi per l’avvio del servizio e sull’eventuale arrivo dei primi pazienti. «Ho visto tante persone indaffarate per l’avvio di questo Ospedale di Comunità. Deve arrivare un paziente, magari trasferito da un altro ospedale. Ma noi l’ospedale lo avevamo già, così come avevamo già i posti letto. Bisognava soltanto attivare le sale operatorie, la Rianimazione, il Pronto soccorso e tutti i servizi che avevamo a disposizione. Avevamo tanto, abbiamo una struttura ospedaliera. Non c’era bisogno di aggiungere altre cose». È proprio su questo punto che si concentra la protesta. Per Botticchio, la realizzazione di nuovi servizi non può essere considerata una risposta sufficiente alle esigenze sanitarie di Agropoli e del territorio circostante, soprattutto in assenza di un pieno recupero delle funzioni ospedaliere. Il timore è che il rafforzamento dell’assistenza di prossimità finisca per lasciare irrisolte le criticità legate all’accesso alle cure, alle emergenze e alla disponibilità di prestazioni specialistiche. «Gli Ospedali di Comunità e le Case di Comunità possono andare bene nei piccoli paesi, lontani dalle strutture ospedaliere. Qui, invece, bisognava riattivare l’ospedale, non realizzare queste altre strutture», ha ribadito. Una posizione netta, che riporta l’attenzione su una battaglia portata avanti da anni dal Comitato 8 Agosto e che, nonostante gli interventi annunciati e le nuove iniziative nell’ambito della sanità territoriale, continua a essere al centro del confronto pubblico. Botticchio ha infine affidato a un riferimento cinematografico tutta la propria amarezza per una situazione che, a suo giudizio, rischia di lasciare ancora una volta senza risposte le persone più fragili. «Mi viene in mente il film di Alberto Sordi, Il medico della mutua. Mi viene quasi da sorridere. Non voglio dire ridere, perché ci sono di mezzo le persone, la sofferenza. Ed è proprio questo che mi fa male: vedere la sofferenza abbandonata». Al di là delle polemiche, resta dunque aperto il nodo del futuro del presidio ospedaliero di Agropoli. L’attivazione dei servizi di comunità rappresenta un nuovo tassello nella riorganizzazione dell’assistenza sanitaria, ma non sembra sufficiente a placare le contestazioni di chi continua a chiedere un ospedale pienamente funzionante. La questione, adesso, è comprendere se e in quale misura il potenziamento della sanità territoriale potrà accompagnarsi al recupero delle attività ospedaliere rivendicate da anni. Per il Comitato 8 Agosto, infatti, la priorità resta immutata: restituire ad Agropoli servizi sanitari in grado di rispondere anche alle esigenze di emergenza e di cura ospedaliera della popolazione.







