AGROPOLI. Il comitato civico “Obiettivo Ospedale” di Agropoli, ancora una volta c’è. E ancora una volta, attraverso una sua autorevole figura di spicco quale Mario Capo, punto di riferimento politico locale per Forza Italia, continua a mobilitarsi attraverso le pressanti richieste per la piena riapertura e il potenziamento del pronto soccorso e del Presidio Ospedaliero di Agropoli. Ospedale di Agropoli: una ferita ancora aperta. Il suo è un impegno in prima linea. Ci può illustrare cosa sta succedendo?
“Quella dell’Ospedale di Agropoli è una ferita aperta da troppo tempo. Il nostro impegno nasce da una considerazione molto semplice: non stiamo chiedendo un privilegio per Agropoli, ma il rispetto di un diritto di un intero territorio. In questi mesi la mobilitazione ha avuto innanzitutto il merito di riportare con forza il problema al centro dell’attenzione istituzionale e politica. Ma adesso dobbiamo passare dalle dichiarazioni agli atti concreti. Il nostro obiettivo è chiaro: restituire ad Agropoli un vero ospedale, con un Pronto Soccorso degno di questo nome, inserito nella rete dell’emergenza-urgenza e supportato dai servizi necessari per affrontare e stabilizzare le emergenze prima dell’eventuale trasferimento verso strutture di livello superiore. Chiediamo una struttura coerente con le esigenze di un territorio vasto, con distanze che, soprattutto nelle emergenze, possono fare la differenza. La battaglia, quindi, continua. Con disponibilità al confronto con la Regione e con l’ASL, ma anche con grande determinazione. Dopo tanti anni non possiamo più accontentarci di soluzioni provvisorie”.
La chiusura del Pronto Soccorso dipenderebbe dalla carenza di personale. È davvero questo il punto? O c’è dell’altro?
“La carenza di personale è un problema reale e sarebbe sbagliato negarlo. Riguarda Agropoli, ma riguarda più in generale il sistema sanitario regionale e nazionale, soprattutto per alcune specializzazioni. Quello che non condivido è che la mancanza di personale possa diventare la spiegazione di tutto. Il problema di Agropoli è prima di tutto un problema di programmazione. Bisogna stabilire quale funzione deve avere questo ospedale all’interno della rete sanitaria e, una volta fatta questa scelta, organizzare di conseguenza strutture, servizi e personale. Un Pronto Soccorso non è semplicemente una stanza con alcuni medici. Ha bisogno di diagnostica, anestesia e rianimazione, cardiologia, posti letto e percorsi definiti per le patologie tempo-dipendenti. Il medico dell’emergenza deve essere messo nelle condizioni di lavorare all’interno di una struttura capace di dare risposte. Per questo continuo a sostenere che bisogna partire dalla programmazione: prima si decide che Agropoli deve avere un vero Pronto Soccorso, poi si mettono in campo tutte le iniziative necessarie per reperire il personale. Non possiamo invertire il ragionamento e utilizzare la carenza di medici per giustificare indefinitamente l’assenza del Pronto Soccorso”.
Si continua a parlare di una seconda ASL a Sud di Salerno. Un dibattito giunto anche sul tavolo regionale. Quali sono gli sviluppi?
“È un dibattito certamente legittimo. La sanità è un sistema complesso e può essere necessario, nel tempo, rivederne l’organizzazione per renderla più efficiente e più vicina ai territori. Ma credo che in questo momento dobbiamo evitare di disperdere energie e attenzione. Per quanto ci riguarda, oggi c’è un obiettivo che viene prima di ogni altro: l’Ospedale di Agropoli e la riapertura di un Pronto Soccorso. Possiamo discutere di una seconda ASL, dei suoi confini, della sua organizzazione e di quale possa essere l’assetto migliore per il Sud della provincia. Sono valutazioni importanti, ma richiedono approfondimenti, tempi e scelte politiche e amministrative. Il problema dell’Ospedale di Agropoli, invece, esiste oggi e ha bisogno di risposte oggi. Non vorrei che una discussione certamente interessante sull’organizzazione futura della sanità diventasse, anche involontariamente, un modo per rinviare ancora una volta decisioni che possono e devono essere assunte adesso”.
Il Consiglio Comunale ha approvato di recente la mozione sulla riorganizzazione dei Distretti Sanitari 69, 70 e 71 dell’ASL Salerno e sul rafforzamento dell’ospedale cittadino. Che ne pensa? “Comprendo che possano esserci ragioni per rivedere l’organizzazione dei Distretti sanitari e non ho alcuna preclusione rispetto a soluzioni che possano migliorare i servizi e renderli più vicini ai cittadini. Ma anche in questo caso farei attenzione a non spostare il centro della discussione. Il problema di Agropoli oggi non è stabilire in quale Distretto sanitario debba trovarsi. Il problema è avere un ospedale vero e un Pronto Soccorso in grado di rispondere alle emergenze”. Il prossimo anno si torna alle urne su due fronti: quello comunale e nazionale. Quale sarà il suo ruolo? E quello del partito che lei rappresenta su entrambi i fronti?
“Non voglio parlare di candidature e men che meno di ruoli personali. Continuerò a dare il mio contributo, come ho sempre fatto, sia sul territorio sia all’interno del partito, per affermare principi, metodi e logiche conformi al mio modo di intendere l’impegno politico. E’ assolutamente necessario recuperare il senso di comunità e il senso della funzione pubblica. Dobbiamo avere la forza di espellere le logiche clientelari e ogni forma di flessione della funzione pubblica. È una questione di metodo prima ancora che di appartenenza politica. C’è poi un punto sul quale voglio essere altrettanto chiaro. La battaglia per l’Ospedale di Agropoli non deve diventare uno strumento elettorale solo di una parte. È una battaglia che appartiene alla città e all’intero territorio e deve continuare a coinvolgere tutti, indipendentemente dalle appartenenze politiche. Questo, però, non significa che la politica possa considerarsi estranea alla questione. È vero esattamente il contrario. Se vogliamo davvero riavere il nostro Ospedale, dobbiamo anche scegliere una classe politica capace di porre questo tema al centro della propria azione e di sostenerlo con continuità e determinazione nelle sedi in cui si assumono le decisioni. In passato e fino ad oggi, questo non è accaduto. Se dopo tanti anni siamo ancora qui a chiedere un Pronto Soccorso degno di questo nome, significa che è mancata la capacita di rappresentare e difendere gli interessi cruciali del territorio. Forse casi la logica della convenienza personale e carrieristica è prevalsa sull’interesse generale. Perciò non dobbiamo trasformare l’Ospedale in uno slogan elettorale, ma sarebbe altrettanto sbagliato pensare che le prossime scelte elettorali non abbiano nulla a che vedere con il suo futuro”. Un impegno costante, che tocca diversi punti, da quello della sanità alla politica che potrebbe intervenire per sbloccare complessi meccanismi burocratici e finanziari per vedere riconosciuto il diritto alla salute per tutti.
Mario Rinaldi







