Scafati. Mistero sul bene confiscato al clan Sorrentino - Le Cronache Provincia
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Scafati. Mistero sul bene confiscato al clan Sorrentino

Scafati. Mistero sul bene confiscato al clan Sorrentino

Scafati. L’immobile confiscato alla cosca dei Sorrentino in via Aquino “Le Dimore di Iside” destinato a un progetto di riutilizzo sociale, torna al centro del confronto politico a Scafati. Il piano, inserito nel programma regionale dedicato al riutilizzo dei beni confiscati, è stato finanziato per circa un milione e mezzo di euro. A riaccendere l’attenzione è il consigliere comunale Francesco Carotenuto, capogruppo di Scafati Arancione, che ha presentato un’interrogazione consiliare sullo stato dell’immobile e sulle modalità di attivazione del servizio. Dopo aver ricevuto le risposte degli uffici, il consigliere sostiene che restino alcuni aspetti da chiarire. Tra le questioni sollevate la deliberazione richiamata dagli uffici documenta che, nel corso del 2025, erano stati impartiti indirizzi riguardanti l’utilizzo dell’immobile anche per servizi destinati ai minori e per un asilo nido. Nel febbraio 2026 tali indirizzi sono stati revocati, tornando a prevedere una casa di accoglienza per donne maltrattate o una casa rifugio. Nella sua interpellanza l’esponente della minoranza chiede quali valutazioni hanno determinato questi cambiamenti e quali conseguenze hanno avuto sui tempi di attivazione della struttura. L’istanza poi si sposta sulla documentazione dei finanziamenti che per Carotenuto sarebbero scomparsi. Da ricordare che l’opera nasce nell’ambito di un programma pubblico per il riutilizzo sociale dei beni confiscati. “Nella documentazione trasmessa viene ricostruito il finanziamento iniziale, ma non emerge un quadro completo e aggiornato delle somme effettivamente spese, liquidate e rendicontate, né di tutti gli adempimenti conclusivi”. Ed è stato espressamente chiesto se il Comune o l’Ambito territoriale sociale intrattengano rapporti con strutture private destinate all’accoglienza delle donne vittime di violenza e conoscere eventuali convenzioni, locazioni, affidamenti, contributi, pagamenti e relative procedure amministrative. Sono domande alle quali è necessario fornire risposte documentate, tutelando rigorosamente la sicurezza e la riservatezza delle donne accolte. Infine: il subbio: “Siamo sicuri che qualcuno che qualcuno, magari qualche politico, non abbia fittato propri locali o della propria famiglia per un centro antiviolenza facendo il proprio interesse privato?”, conclude l’esponente della minoranza di Palazzo Mayer.