Angri. Sequestrate aziende (3) di Angri attive anche nel settore dello smaltimento dei rifiuti, con appalti milionari affidati da diversi Comuni in Italia. L’inchiesta ruota attorno alle società e coinvolge quattro indagati: Alessio e Antonio Balestrieri padre e figlio di Gragnano, Vincenzo Novi di Angri e Vincenzo Vanacore di Castellammare di Stabia. Dominus della truffa secondo la pubblica accusa è proprio Alessio Balestrieri, Vanacrore e Novi invece si sarebbero prestati agli illeciti.. A tutti vengono contestati, a vario titolo, i reati di bancarotta fraudolenta, sottrazione alla riscossione e intestazione fittizia, in relazione a due società. I fatti risalgono a quest’anno e sono collegati all’apertura della liquidazione giudiziale. Nell’ambito delle indagini, gli investigatori ipotizzano la sottrazione alla riscossione coattiva di veicoli aziendali e di flussi finanziari derivanti da appalti con Comuni del Nord, del Centro e del Sud Italia. Le indagini sono coordinate dal procuratore capo Luigi Alberto Cannavale ed eseguite dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Salerno. Un’esposizione debitoria milionaria nei confronti dell’Erario e il concreto rischio di un dissesto finanziario. Sarebbe questo lo scenario ricostruito dagli investigatori della Guardia di Finanza alla base del maxi sequestro preventivo eseguito nei confronti del gruppo imprenditoriale Tektra attivo nel settore dei servizi ambientali ad Angri con operatività anche in altre zone d’Italia. Il provvedimento, disposto dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Nocera Inferiore, è arrivato al termine di una articolata attività investigativa condotta dai finanzieri di Salerno. Al centro dell’operazione è finito il ramo d’azienda denominato “servizi ambientali”. Si tratta di un complesso di attività che faceva capo alla società Tektra e che, secondo quanto ricostruito nell’indagine, era stato successivamente concesso in affitto a un’altra impresa attraverso un contratto sottoscritto alla fine del 2025. Proprio questo passaggio societario avrebbe attirato l’attenzione degli investigatori, impegnati a ricostruire i rapporti economici e patrimoniali tra le società coinvolte e le modalità con cui sarebbero state gestite le esposizioni debitorie. Il provvedimento del gip che ha accolto la richiesta della Procura guidata da Luigi Alberto Cannavale ha riguardato il 90% delle quote societarie intestate alla fiduciaria (la Risam) e il restante 10% riconducibile al suo rappresentante. Un intervento che, secondo la prospettiva investigativa, punta a impedire eventuali operazioni di disposizione del patrimonio societario nelle more degli accertamenti e del procedimento giudiziario. Il sequestro preventivo assume dunque una duplice funzione: evitare che la libera disponibilità dei beni possa determinare ulteriori conseguenze rispetto alle condotte contestate e, allo stesso tempo, preservare il patrimonio in vista di un’eventuale confisca definitiva, qualora le responsabilità ipotizzate dovessero essere accertate in sede giudiziaria. Con l’esecuzione della misura cambia anche la gestione delle attività interessate dal provvedimento. La conduzione dei beni e delle quote sottoposti a sequestro è stata affidata a un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale. Sarà ora la gestione giudiziaria a garantire la continuità delle attività interessate dal provvedimento e, parallelamente, a preservarne il valore economico durante lo sviluppo dell’inchiesta. L’indagine dovrà quindi chiarire definitivamente la natura e la consistenza delle operazioni societarie e finanziarie finite sotto la lente della Procura. La società Tektra, da ricordare, è finita nell’occhio del ciclone a Caserta e a Gela, in Sicilia.







