di Aldo Primicerio
Sono le ultime due, ma solo in ordine di tempo. Perché è possibile che fino alle prossime urne ve ne siano delle altre. Bugie ovviamente politiche: promesse non mantenute, omissioni, mezze verità, distorsione della realtà o dei fatti storici. Per orientare il consenso pubblico a proprio favore, Ma perché i politici spesso mentono? Innanzitutto per conservare il potere. Le omissioni-bugie servono a evitare conflitti politici, vincere le elezioni o giustificare decisioni impopolari. E poi per la cosiddetta Ragion di Stato, dove nelle relazioni internazionali o in situazioni di crisi, i leader possono ricorrere alla menzogna per proteggere la sicurezza nazionale.
Ma perché? Dov’è la bugia sul bollo auto?
C’è una differenza enorme, in politica, tra “abolire” ed “esentare per un anno”. La prima parola sembra dire, è finita, non pagherai più. La seconda dice: quest’anno no, ma non sappiamo cosa succederà dopo. Il testo ufficiale, quello scritto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, non lascia spazio a dubbi, scrive su Il Fatto Paola Gallo, una lettrice molto attenta ed acuta:” il decreto introduce, per il 2027, l’esenzione dal pagamento del bollo per un veicolo, a determinate condizioni di potenza e alimentazione. E aggiunge, questo è il punto decisivo: 1. che si tratta di una misura pensata “nella prospettiva di una successiva abolizione a regime del tributo”, 2. che il governo “intende dare seguito” nella prossima legge di bilancio. La traduzione vera? Che non è stato abolito niente. È stata concessa un’esenzione temporanea, per un solo anno, su un solo veicolo, sotto una certa soglia di potenza. L’abolizione vera e propria è, nella migliore delle ipotesi, un’intenzione futura, non una norma già scritta.
Quindi una bugia, un’omissione voluta. Che su molti media e sui social è passata male, come spesso accade
E’ circolata con un senso opposto a quello narrato dal Governo, e cioè come il bollo auto abolito. Punto. Invece è stato esentato per un anno, in vista – forse – di una possibile abolizione futura, se ci sarà. Abolito invece è un participio passato netto, che passa sulle tastiere e nei microfoni dei giornalisti, e che risuona come una musica melodiosa per chi sta al telefono o davanti al televisore. Ed è qui che parte il danno più grave, quello per pensionati, famiglie che stentano a mettersi a tavola ed a pagare le bollette. Il messaggio semplificato, con quel participio, si trasforma in un messaggio reale perché atteso da chi non ha voglia di controllare o di aspettare. E chi ci crede si organizza, magari rimanda altre spese, magari cambia idea su un acquisto, convinto di un beneficio permanente che sulla carta non esiste ancora. Chi regge un governo, ed ha la responsabilità di un Paese, ha il dovere di essere preciso e di mostrarsi efficace
E poi la longevità governativa. Un record, certo. Ma lo è anche il debito pubblico di 3mila mld, la seconda omissione voluta
Il record di longevità lo ha celebrato la stessa “premier” a Bari, il 4 settembre scorso. Quel giorno la durata era di 1.421 giorni, ma mentre scriviamo è salita a 1.437. Sarà un record non facile da superare. Eppure, in fondo, un “recordino” per essere precisi, perché il vero record, ironia storica, lo detengono ancora i 7.574 giorni dei governi Mussolini. Per una forma di autoironia, nel suo discorso celebrativo la Meloni ha volutamente omesso, quindi mentendo, di citarne un altro assai più significativo, quello del debito pubblico più alto di sempre. Proprio con il suo governo, nel 2024 cioè a due anni dall’insediamento, il debito pubblico aveva superato la soglia finanziaria, (e psicologica) dei 3mila mld. E va detto che corre ancora a velocità impressionante. E’ utile ricordare che l’Italia – per debito pubblico in rapporto al PIL – è prima in Europa e seconda nel mondo, dietro solo al Giappone tra i Paesi Ocse, l’organizzazione che riunisce i 38 Paesi membri con economie di mercato e governi democratici. Il Giappone è leader mondiale con un debito stratosferico, tra il 250 ed il 260% del Pil, il prodotto iterno lordo. Segue l’Italia con un debito intorno al 138% del Pil, il più alto in Europa. Usa e Francia sono intorno al 110-123% del Pil.
Quali sono gli impatti ed i fattori-chiave del debito pubblico? Quali reazioni da media e social? E quale sostenibilità?
Il primo impatto è la spesa per interessi. L’Italia spende ltre 88 miliardi all’anno solo per pagare gli interessi sul debito, sottraendo risorse a scuola e investimenti. Il secondo è la detenzione del debito. Due terzi, per fortuna, sono in mano a banche, istituzioni e soprattutto famiglie italiane, tramite Btp e titoli di Stato. Ma un terzo è in mano ad investitori esteri. Terzo ed ultimo fattore-chiave è la sostenibilità del debito. Un rapporto così alto con il Pil rende i conti pubblici vulnerabili all’aumento dei tassi di interesse stabiliti dalla Banca Centrale Europea. Molta stampa, per non parlare dei social, non ha dato grande rilievo a questo record economico negativo. Ed in un giorno celebrativo come quello della longevità di governo, qualche riflessione avrebbe dato la sveglia a più di un italiano dormiente. Un silenzio simile a quello accaduto con Trump, il cui Paese ha da poco sfondato quota 4mila mld di debito. Se si vuole, un niente rispetto ai 3mila italiani accostando i due Paesi, un gigante ed un microbo. Insomma, diciamolo ad alta voce,: sembra ci siamo talmente abituati alla crescita del debito pubblico che ci appare come un fatto normale, e quindi scaduto per importanza. Ma andiamoci piano con le autocelebrazioni di Meloni e dei suoi camerati. E soprattutto prudenza con gli elogi su media e social. A settembre 2022, quando Meloni ha vinto le elezioni, il debito italiano era di 2.741 miliardi. Le proiezioni per settembre 2027, alla scadenza della legislatura, indicano un debito di 3.330 miliardi. Un debito cresciuto quindi di ben 589 miliardi, cioè del 21%. Nella storia del debito pubblico in Italia è difficile trovare una velocità di crescita così elevata in tempo di pace. Per essere ancora più pignoli, se le previsioni sono corrette, il governo Meloni ci ha indebitati per quasi 180 milioni al giorno. Un bel record, non c’è che dire. Ed infine c’è da riflettere sulla sostenibilità. C’è un debito pubblico buono, quello che fa crescere l’economia. E poi c’è quello cattivo, quello che sperpera i soldi dei contribuenti per spese inutili .Sul primo, il debito di Meloni-Giorgetti sta portando l’Italia fuori strada. Il Paese, gli italiani, pagano 100 mld di interessi all’anno. Non c’è quindi proprio niente di cui vantarsi di questi quasi 4 anni di governo. Che lascia un bel peso sulle spalle dei futuri governi, e di noi italiani.










