L'assassinio di Kennedy, i servizi segreti Cia e il legame con Carlo Levi - Le Cronache Ultimora
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L’assassinio di Kennedy, i servizi segreti Cia e il legame con Carlo Levi

L’assassinio di Kennedy, i servizi segreti Cia e il legame con Carlo Levi

Antonio Manzo

“Carlo Levi”. Nome e cognome chiaro, inconfondibile. Cosa ci fa tra le 64 mila pagine il nome dell’immortale autore del Cristo si è fermato a Eboli nella carte di un agente federale dell’Fbi Beniamin Mc Manus? Il nome dello scrittore compare in un rapporto del 17 dicembre 1964 a proposito di una riunione avvenuta a Roma nella casa di un artista americano, un incontro «organizzato dal capo della redazione Esteri della pubblicazione Paese Sera, e da Carlo Levi, artista scrittore e deputato del Partito comunista italiano». È passato poco più di un anno dall’attentato di Dallas del 22 novembre 1963, in cui morì John Fritgerald Kennedy. In quell’anno Carlo Levi è stato eletto senatore per il Partito Comunista Italiano che lo sarà per due legislature. Sono gli anni della Guerra Fredda, il mondo governato da blocchi contrapposti ma sono anche gli anni del rapporto del presidente Kennedy con il Vaticano, quando papa Giovanni XXIII durante la crisi dei messili a Cuba lanciò un famoso appello per la pace che aiutò il presidente Usa Kennedy e l’Unione Sovietica a fermare lo scontro nucleare. Alla guida dell’Unione Sovietica c’è Nikita Krusciov ha appena lasciato il posto a Leonid Brèžnev. E i servizi segreti americani tengono d’occhio i partiti di sinistra in Europa, Italia compresa. L’omicidio Kennedy viene radiografato in tutto il mondo con i suoi misteri. Nel marzo 1964 la Cia aveva segnalato un articolo pubblicato su Rinascita da Gianfranco Corsini, intitolato «L’assassinio di Kennedy e i servizi segreti Usa», dove si dava voce alle teorie secondo cui fosse stata proprio la Central Intelligence Agency a organizzare l’attentato. La rivista del Partito Comunista Italiano di Palmiro Togliatti non passa inosservata. Tanto che negli Archivi nazionali americani che hanno reso pubblico l’ultimo lotto di file relativi all’assassinio del presidente John Fitzgerald Kennedy compiuto a Dallas, in Texas, il 22 novembre 1963 compaiono più volte osservazioni italiane legate all’omicidio di Kennedy. Uno di questi, contenuto tra i 64 mila file desecretati da Trump è quello che lega i servizi segreti americani, il governo ungherese legato al Patto di Varsavia e Carlo Levi, lo scrittore antifascista confinato dal regime ad Aliano in Basilicata. L’agente segreto Benjamin McManus, manda un rapporto ai capi del suo bureau a proposito di una riunione avvenuta a Roma nella casa di un artista americano con l’artista e scrittore senatore del Pci. Quel rapporto, rimasto segreto per 60 anni, fa parte dei documenti pubblicati da Trump sull’omicidio di Kennedy. L’intelligence Usa tiene d’occhio l’attività di Corsini, e nel dicembre dello stesso anno arriva il rapporto di McManus classificato «Secret». L’agente Fbi rivela che Corsini aveva finanziato la missione in Italia di Mark Lane, attivista americano impegnato a diffondere notizie sul coinvolgimento dei servizi Usa nella morte del presidente, contrastando così la narrazione che voleva Mosca dietro le mosse del cecchino Lee Harvey Oswald, noto per le sue frequentazioni dell’Unione Sovietica. La domanda è legittima: in Italia si complotta per accusare la Cia? «Il 7 aprile del 1964 – si legge nel rapporto – Lane ha parlato a un incontro tenuto nella casa di Charles Keller, artista americano che vive a Roma in Via del Gesù 89. Hanno partecipato circa 12 persone, molte delle quali erano membri del Partito comunista italiano o comunque legati al Pci. L’incontro – continua il dispaccio segreto – è stato organizzato da Gianfranco Corsini e da Carlo Levi». L’agente dell’Fbi si sofferma di più sui movimenti del connazionale Lane, che a Roma «durante il suo discorso sul caso Oswald ha dichiarato di essere stato invitato al congresso Iadl a Budapest. Le spese per questo viaggio, e in altre città europee incluse Londra e Parigi, verranno pagate dal governo ungherese», ovvero da un Paese parte integrante del blocco sovietico. Per la Cia, ce n’è abbastanza per sospettare un complotto, teso a screditare la tesi di Kennedy ucciso per volere di Mosca avvalorando la pista dei servizi segreti interni. Su Carlo Levi non ci sono altre parole che quella citazione come co-organizzatore dell’incontro a casa dell’artista Charles Keller (1914-2006), disegnatore ispirato da un grande attivismo politico, che visse e lavorò tra New York e Roma. 1.123 nuovi documenti sono stati pubblicati sul sito web degli Archivi nazionali e sono identificati solo da numeri di registro, senza descrizioni. Tuttavia, secondo Tom Samulok, ex vicedirettore dell’Assassination Records Review Board, un comitato governativo formato negli anni ’90 per studiare i documenti relativi all’omicidio del 35esimo presidente degli Stati Uniti, non ci sono indicazioni che i file contengano nuove rivelazioni. Samulok ha esaminato una grande quantità di documenti per la pubblicazione tra il 1994 e il 1998 ed è convinto che non ci siano elementi che possano cambiare la conclusione attuale sull’assassinio di Kennedy: che un solo tiratore, Lee Harvey Oswald, fosse responsabile della sua morte. Negli ultimi decenni l’Archivio ha reso disponibili milioni di pagine di documenti sull’assassinio di JFK, ma circa 80 mila documenti figuravano tuttora classificati su richiesta della Cia e dell’Fbi, per motivi di sicurezza nazionale. Già nel corso del suo primo mandato Trump aveva promesso la pubblicazione di tutti i documenti riguardanti l’omicidio. La Commissione Warren che indagò sull’uccisione del presidente Kennedy stabilì che a sparargli a Dallas fu un ex tiratore scelto dei Marines, Lee Harvey Oswald, che aveva agito da solo. I documenti comunque potrebbero offrire dettagli interessanti sul modo in cui operavano i servizi segreti all’epoca.