di Elio Giusto*
Non tutte le alghe sono pericolose e un’acqua poco limpida non è necessariamente inquinata. Ma quando il mare presenta colorazioni anomale, schiume, cattivi odori o accumuli sospetti è meglio rinunciare al bagno, soprattutto con i più piccoli. E chi si immerge dovrebbe lavarsi prima di prendere in braccio un neonato. Con il caldo estivo e l’aumento delle temperature del mare capita sempre più spesso di osservare lungo le nostre coste accumuli di alghe, mucillagini, schiume o improvvise variazioni del colore dell’acqua. E non è raro vedere bagnanti che, pur di non rinunciare a una giornata di mare, decidono comunque di immergersi, magari portando in acqua anche bambini molto piccoli. Occorre anzitutto evitare un equivoco: la presenza di alghe non significa automaticamente che l’acqua sia inquinata o pericolosa. Molti fenomeni sono naturali e possono essere legati alle temperature elevate, alla disponibilità di nutrienti, alle correnti e alle condizioni meteorologiche. Allo stesso modo, però, l’aspetto dell’acqua da solo non permette al cittadino di stabilire se sia sicura. È proprio per questo che le acque destinate alla balneazione vengono sottoposte a controlli microbiologici. La normativa europea prevede, tra gli indicatori fondamentali, la ricerca di Escherichia coli ed enterococchi intestinali, microrganismi utilizzati per individuare una possibile contaminazione fecale; quando necessario possono essere valutati anche cianobatteri e microalghe. Quali sono i rischi Il problema principale non è quindi “l’alga” in quanto tale, ma ciò che può trovarsi nell’acqua insieme ad essa. In acque microbiologicamente contaminate il contatto o, soprattutto, l’ingestione accidentale possono favorire disturbi gastrointestinali, con nausea, vomito, diarrea e dolori addominali. Possono inoltre manifestarsi irritazioni cutanee, congiuntiviti e disturbi dell’orecchio. Esiste poi il fenomeno delle cosiddette fioriture algali nocive. Alcune specie di cianobatteri e microalghe possono infatti produrre tossine biologicamente attive. L’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala che l’esposizione ad acque interessate da determinate proliferazioni può provocare, a seconda del microrganismo coinvolto e della modalità di esposizione, sintomi cutanei, gastrointestinali e, in alcune circostanze, respiratori. Particolare attenzione va posta all’ingestione involontaria dell’acqua. Questo non significa creare allarmismo ogni volta che vediamo delle alghe sulla battigia. Significa applicare una regola molto semplice: quando le condizioni dell’acqua sono palesemente anomale, non vale la pena correre un rischio evitabile. Neonati e bambini richiedono maggiore prudenza La questione diventa ancora più importante quando si parla di un neonato, di un lattante o di un bambino piccolo. I bambini ingeriscono più facilmente acqua mentre giocano o nuotano, portano frequentemente le mani alla bocca e hanno una superficie cutanea relativamente maggiore rispetto al peso corporeo. Un lattante, inoltre, non è in grado di riferire tempestivamente un eventuale malessere. Il Ministero della Salute ricorda più in generale che neonati e bambini rappresentano una popolazione particolarmente vulnerabile durante la stagione calda, anche per la minore capacità di termoregolazione e per il maggior rischio di disidratazione. Per questo un neonato non dovrebbe essere immerso in un’acqua dall’aspetto dubbio, interessata da fioriture o accumuli anomali, né tantomeno in un tratto di mare nel quale sia stato disposto o consigliato il divieto di balneazione. E anche con un bambino più grande il principio dovrebbe essere lo stesso: quando si osservano acqua insolitamente verde, marrone o rossastra, abbondante materiale galleggiante, schiume persistenti, cattivo odore o morie di pesci, è prudente evitare il bagno e verificare le indicazioni delle autorità competenti. E se l’adulto fa il bagno e poi prende in braccio il neonato? È una domanda che molti genitori si pongono. Il semplice fatto che un adulto abbia nuotato in mare non rappresenta normalmente un pericolo per il bambino attraverso un successivo contatto della pelle. Non avrebbe quindi senso creare paure ingiustificate. Diverso è il caso in cui il bagno sia stato effettuato in un’acqua evidentemente alterata o sulla quale esistano dubbi igienico-sanitari. In questa situazione una precauzione ragionevole è molto semplice: fare una doccia con acqua dolce, lavare accuratamente mani e parti del corpo entrate in contatto con l’acqua e sostituire il costume bagnato prima di accudire un neonato, soprattutto prima di preparare il biberon, il ciuccio o gli alimenti. È un comportamento prudenziale, non la conseguenza dell’esistenza di una particolare forma di “contagio” attraverso il contatto con il genitore. Attenzione anche dopo temporali e scarichi Un altro momento nel quale è consigliabile maggiore cautela è quello successivo a forti piogge. L’OMS ricorda che le acque ricreative possono essere interessate da contaminazione derivante, tra l’altro, da tracimazioni di acque reflue e dal dilavamento del territorio, oltre che dalle proliferazioni algali favorite da elevate concentrazioni di nutrienti. È un aspetto importante anche per un territorio costiero esteso e molto frequentato come quello della provincia di Salerno, dal litorale dell’Agro e della Piana del Sele fino al Cilento, dove durante l’estate migliaia di famiglie trascorrono intere giornate in spiaggia. La qualità delle nostre coste rappresenta una grande risorsa, ma proprio per questo occorre distinguere fra un fenomeno naturale innocuo e una situazione che richiede controlli. La risposta deve venire dai monitoraggi delle autorità sanitarie e ambientali, non dalle impressioni personali. Poche regole, soprattutto quando ci sono bambini Il consiglio può essere riassunto in alcuni comportamenti di buon senso: rispettare sempre i divieti di balneazione e la cartellonistica; non immergersi in acque con evidente colorazione anomala, schiuma persistente, cattivo odore o accumuli sospetti; evitare che i bambini ingeriscano acqua di mare; dopo un bagno in condizioni dubbie fare una doccia con acqua dolce e cambiare il costume; rivolgersi al medico se nelle ore successive compaiono vomito, diarrea importante, irritazioni cutanee diffuse, problemi agli occhi o difficoltà respiratorie. La stessa prudenza deve valere nei confronti della sicurezza fisica. Il Ministero della Salute invita espressamente i genitori a non lasciare mai un bambino senza sorveglianza in prossimità dell’acqua e a rispettare le segnalazioni di pericolo e i divieti. Il mare deve rimanere un luogo di benessere e non di paura. Ma quando abbiamo davanti un’acqua che ci fa dubitare della sua qualità, soprattutto se con noi c’è un neonato o un bambino, rinunciare a un bagno è una scelta di prudenza, non un eccesso di precauzione.
*Medico di Medicina Generale Segretario Provinciale Generale FIMMG Salerno











