Scafati. “Non vi sono elementi che mettono Marcello Adini sulla scena del crimine, il pentito Spinelli parla di cose antecedenti ma non attualizza la vicenda”. Motivazioni della Cassazione sull’ergastolo cancellato a Marcello Adini condannato in Appello, con Carmine Bim bum bam Alfano, per l’omicidio di Armando Faucitano avvenuto in piazzetta Genova a Scafati pochi giorni prima di Pasqua 2015. Per gli ermellini solo Alfano è l’autore. “Non vi è coinvolgimento soggettivo dell’Adini negli elementi di prova riguardanti il mezzo utilizzato per commettere il delitto, così come evidenziato in primo grado- scrivono i giudici-,e la fonte Spinelli, sicuramente di interesse, parla però di avvenimenti che al più fanno luce su una fase antecedente e non sul momento esecutivo in senso stretto”. Per gli ermellini non di può parlare di condotta concorsuale di Adini . La considerazione per cui l’aspetto di interesse – a fini di rivalutazione della piattaforma probatoria – sarebbe rappresentato dalla documentazione del traffico telefonico, aspetto ritenuto essenziale nell motivazione della decisione della Corte d’Appello che aveva ribaltato la sentenza del primo grado a carico del 40enne scafatese condannato all’ergastolo dopo l’assoluzione. “Ma si tratta, a ben vedere- rimarcano i giudici- di un dato che non ha alcun reale contenuto informativo specifico, potendo essere ascritto (il silenzio prolungato degli apparecchi dei due) a più matrici (diverse dalla compresenza di Adini sulla moto dei killer) e non necessariamente alla comunanza dell’azione delittuosa”. Manca, pertanto, quella univocità del dato a rappresentare un anello di una catena cognitiva capace di collocare Adini sulla scena del crimine. “Tra l’altro, dalle stesse argomentazioni espresse nella decisione di secondo grado si evince che, quando le schede telefoniche sono tornate in uso, Alfano e Adini si trovavano in luoghi tra loro assai distanti (Marina di Camerota /Angri), il che rappresenta un elemento di fatto a sostegno della ipotesi alternativa di una autonomia operativa tra i due, fermo restando il noto collegamento amicale e criminale”. In definitiva, nelle motivazioni che hanno portato a un nuovo giudizio per Adini, “Non vi è pertanto, nel complesso della motivazione espressa dalla Corte d’Appello, alcun attributo di maggiore persuasività, quanto un dissenso da alcune opzioni valutative del giudice di primo grado, opzioni che, peraltro, risultano maggiormente in linea con i principi di metodo espressi da questa Corte di legittimità”. Ciò ha condotto all’annullamento della decisione con rinvio per nuovo giudizio alla posizione di Adini (assistito dagli avvocati Antonio Boffa e Giuseppe Della Monica). Solo per Alfano la sentenza è definitiva: sconterà l’ergastolo per aver ucciso Dino Faucitano per un debito di droga.








