di Raffaella D’Andrea
Continuando il nostro viaggio nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni facciamo tappa a Giungano, piccolo paese adagiato sulle colline che guardano verso Paestum e il mare, definito da molti una vera sentinella di pietra del Cilento. Un paese che negli ultimi anni ha saputo valorizzare il proprio patrimonio storico, paesaggistico ed enogastronomico, diventando una meta sempre più apprezzata da visitatori italiani e stranieri,garantendo tranquillità e genuinità. Al centro di questo racconto c’è la storia di Pietro Manganelli, titolare del ristorante La Panoramica, che insieme alla moglie Rossella ha trasformato un antico casolare di famiglia in un luogo simbolo dell’ospitalità cilentana. Pietro, oggi cinquantatreenne, è nato a Giungano e qui è cresciuto. Pur avendo conseguito il diploma da geometra, non ha mai esercitato la professione. La sua vita ha preso una strada diversa, seguendo il percorso iniziato dal padre. Nel 2002, insieme alla moglie conosciuta durante un corso alberghiero, ha rilevato la gestione del locale dedicandosi completamente all’attività. La storia del ristorante nasce molto prima della sua gestione. Il casolare che oggi ospita La Panoramica appartiene alla famiglia da oltre un secolo. Una casa contadina che era già un punto di riferimento per il territorio quando ancora non esisteva alcuna attività commerciale. «La gente si fermava da mio nonno per bere un bicchiere di vino, fare due chiacchiere o condividere qualcosa da mangiare. Era un luogo aperto a tutti». Negli anni Settanta fu suo padre a intuire che quella naturale vocazione all’ospitalità poteva trasformarsi in un’attività. Dopo aver vissuto e lavorato a Battipaglia, dove aveva gestito anche un negozio di alimentari, decise di tornare alle origini e investire nel paese di famiglia. Da allora il locale è cresciuto poco alla volta, seguendo l’evoluzione del territorio. Nel 2002 Pietro e la moglie Rossella Di Filippo hanno raccolto il testimone, scegliendo di dedicarsi completamente all’attività. La loro è una storia che unisce famiglia, lavoro e passione. I due si sono conosciuti frequentando un corso alberghiero e da quel momento hanno costruito insieme un progetto che ancora oggi continua a crescere. «Abbiamo cercato di mantenere l’identità che ci hanno lasciato i nostri genitori, ma allo stesso tempo di migliorarla e adeguarla ai tempi». Oggi il ristorante può accogliere fino a duecento ospiti tra sale interne e spazi esterni, ma conserva ancora quell’atmosfera familiare che lo ha sempre contraddistinto. Una famiglia che guarda al futuro attraverso le nuove generazioni. Le figlie di Pietro e Rossella hanno scelto percorsi di studio diversi dalla ristorazione. La maggiore sta completando il percorso universitario in Ingegneria Biomedica, mentre Francesca ha appena concluso gli studi superiori. Eppure il legame con l’attività di famiglia resta forte. «Quando c’è bisogno ci sono sempre. Durante la Festa della Pizza Cilentana affidiamo loro anche compiti di responsabilità. Hanno studi diversi dai nostri, ma non si può sapere cosa riserva il futuro. Magari riusciranno a portare avanti entrambe le cose». Parlando con Pietro emerge subito una convinzione: la cucina contadina non è una moda da riscoprire, ma una cultura che lui e la sua famiglia hanno sempre vissuto. «Oggi tutti parlano di chilometro zero e stagionalità. Per noi era semplicemente la normalità. Si mangiava quello che la terra produceva in quel momento perché non c’era altro». Un concetto che ancora oggi guida la proposta gastronomica del ristorante. Gli ortaggi arrivano in parte dagli orti di famiglia e in parte da produttori locali. Le verdure seguono il ritmo delle stagioni: bietole, cicorie, fave, asparagi, carciofi, zucchine, melanzane e pomodori. La cucina racconta la memoria delle famiglie cilentane attraverso piatti che spesso non si trovano più altrove. Accanto ai fusilli fatti a mano, preparati ancora da una signora del paese, trovano spazio ricette che parlano di una quotidianità ormai quasi scomparsa. Come le taccole alla pizzaiola con cui si condisce la pasta, un piatto semplice nato dall’esigenza di utilizzare ciò che offriva l’orto. Oppure le patate tagliate a mano e fritte nelle tradizionali sartanie,una pentola alta di ferro preparate come si faceva una volta nelle case contadine. «Le patatine surgelate oggi si trovano dappertutto. Quelle tagliate a mano hanno un altro sapore, raccontano una storia diversa». Non mancano piatti della tradizione più autentica come la trippa, la braciola di cotica, l’agnello, il capretto e numerose preparazioni che vengono realizzate soprattutto su prenotazione, per chi cerca sapori ormai difficili da trovare. La stessa filosofia ha guidato Pietro nel recupero della pizza cilentana. Dopo essersi formato professionalmente nel settore della panificazione e della pizza, ha deciso di valorizzare una preparazione che nelle famiglie del territorio veniva realizzata utilizzando lo stesso impasto del pane. Una tradizione che ha contribuito alla nascita della Festa della Pizza Cilentana, evento che da oltre vent’anni rappresenta uno dei principali momenti di promozione del borgo. «Quando abbiamo iniziato nessuno immaginava quello che sarebbe diventata. Volevamo semplicemente creare qualcosa che aiutasse a far conoscere Giungano». E invece, anno dopo anno, la manifestazione ha attirato migliaia di visitatori, contribuendo alla rinascita del centro storico e alla nascita di nuove strutture ricettive. Molte persone hanno scoperto il paese grazie alla festa e alcuni hanno persino scelto di acquistare una casa o trascorrervi parte dell’anno. Oggi Giungano è un esempio di ospitalità diffusa e di turismo sostenibile. Un borgo che continua ad attrarre visitatori italiani e stranieri alla ricerca di autenticità, paesaggi e buona cucina. La clientela della Panoramica arriva da tutto il Cilento, dalla Piana del Sele, da Salerno e da molte altre province. Ci sono famiglie che frequentano il locale da generazioni e turisti che ritornano ogni estate. Anche i prezzi sembrano voler mantenere lo stesso spirito di accoglienza che caratterizzava la casa dei nonni di Pietro. Un piatto di fusilli al pomodoro costa circa otto euro. «Cerchiamo di offrire qualità senza perdere il senso dell’ospitalità», conclude Pietro. Ed è forse proprio questa la chiave del successo di una storia che dura da oltre mezzo secolo: restare fedeli alle proprie radici continuando a guardare avanti. Proprio come fa Giungano, borgo di pietra che custodisce il passato senza rinunciare al futuro.








