Zambrano vice, trombato Malan - Le Cronache Attualità
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Zambrano vice, trombato Malan

Zambrano vice, trombato Malan

di Erika Noschese

Forse, all’opposizione servirebbe un Nello Mastursi. Il capo di staff del sindaco Vincenzo De Luca è riuscito in quella che, alla vigilia della prima seduta del Consiglio comunale, sembrava un’impresa tutt’altro che scontata: ricompattare una maggioranza attraversata da tensioni, malumori e rivendicazioni interne, consegnando a Horace Di Carlo la presidenza dell’assemblea con 29 voti favorevoli. Un risultato che certifica una maggioranza sostanzialmente granitica: due soli astenuti, Franco Massimo Lanocita e Giso Amendola, due assenti giustificati, Rino Avella e Claudio Russolillo, e il sostegno arrivato anche da una parte dell’opposizione. Quasi un piccolo capolavoro politico, soprattutto alla luce delle fibrillazioni che avevano accompagnato la composizione della nuova amministrazione. Eppure, se la maggioranza riesce a serrare i ranghi nel momento decisivo, è l’opposizione a offrire lo spettacolo più desolante della giornata. Altro che fronte comune contro il centrosinistra: la prima seduta consiliare certifica un’opposizione frammentata, incapace di presentarsi con una strategia condivisa e, soprattutto, incapace di incidere. Il simbolo di questa débâcle è Sarel Malan. Il consigliere di Forza Italia, indicato dall’intero centrodestra come candidato alla vicepresidenza del Consiglio comunale, esce sconfitto su tutta la linea. Non convince la maggioranza, ma non riesce neppure a compattare l’opposizione. Dopo giorni di annunci e dichiarazioni, la candidatura si sgonfia senza mai decollare. Ancora più sorprendente è quanto accaduto nel suo primo intervento in aula. Invece di affrontare i temi politici della seduta o spiegare le ragioni della propria candidatura, Malan ha scelto di aprire una polemica con la stampa, lamentando la presenza di fotografi e operatori video nell’emiciclo e chiedendone, di fatto, l’allontanamento per evitare presunte violazioni della privacy. Una battaglia che ha lasciato interdetti molti dei presenti e che ha finito per oscurare completamente il dibattito politico, offrendo un’immagine singolare di quella che avrebbe dovuto essere la giornata dell’esordio istituzionale. Se Malan esce ridimensionato, a spuntarla è invece Armando Zambrano, eletto vicepresidente del Consiglio comunale con il sostegno della maggioranza. Ed è proprio qui che esplode il primo vero caso politico della legislatura. Per Franco Massimo Lanocita non ci sono dubbi: si è consumato un vero e proprio “inciucio”. Un’accusa durissima, pronunciata senza mezzi termini. «Si è determinato che una parte dell’opposizione, Zambrano in particolare, ha fatto l’inciucio con la maggioranza. Era un fatto che già sapevamo e che avevamo rappresentato pubblicamente. Oggi abbiamo avuto la conferma. È un Consiglio comunale nato male anche perché il sindaco, pur essendo titolato a convocare la prima seduta, non ha avuto neanche il garbo di confrontarsi con le opposizioni sull’ordine del giorno. Il problema non è De Luca: lui utilizza gli strumenti politici che ha a disposizione e si compra l’opposizione che si lascia comprare. In questo caso Zambrano, per uno strapuntino, ha venduto l’anima al diavolo. Noi, invece, faremo opposizione. A differenza del passato ci sono almeno quattro consiglieri che non si lasceranno comprare e che manterranno fede al mandato ricevuto dagli elettori», ha detto il consigliere. Parole destinate ad aprire una frattura difficilmente ricomponibile all’interno del fronte di minoranza. Lanocita, infatti, rivendica la nascita di un’opposizione “vera”, composta da Alleanza Verdi Sinistra, Salerno Democratica e Movimento 5 Stelle, annunciando che sarà questo gruppo a individuare un candidato per la presidenza della Commissione Trasparenza. «Decideremo noi il nome. Certamente non sarà il giovane Marenghi. Speriamo soltanto che, anche in quella occasione, la maggioranza non interferisca nelle scelte dell’opposizione. Quello che emerge dalla seduta è che l’unica opposizione rimasta realmente all’opposizione è quella composta da Alleanza Verdi Sinistra, Salerno Democratica e Movimento 5 Stelle». Insomma, alla prima uscita ufficiale il centrosinistra porta a casa il risultato politico più importante: elegge senza affanni il presidente del Consiglio comunale e incassa persino i voti provenienti dalla minoranza. L’opposizione, invece, si presenta divisa, incapace di fare sintesi, attraversata da accuse reciproche e sospetti di accordi sottobanco. Un esordio che rischia di pesare sull’intera consiliatura. Dal canto suo, l’ingegnere Armando Zambrano, eletto vicepresidente del Consiglio comunale, ha respinto al mittente tutte le accuse, negando l’esistenza di qualsiasi accordo con la maggioranza e rivendicando la piena autonomia della propria scelta: «Si tratta di affermazioni prive di fondamento, che nulla hanno a che vedere con quanto realmente accaduto. La Vicepresidenza del Consiglio Comunale è per prassi consolidata una carica di garanzia, riservata a un esponente dell’opposizione proprio per assicurare equilibrio e imparzialità nella conduzione dell’Assemblea, e che viene eletta dai suoi componenti». Sul punto, Zambrano ricostruisce quanto avvenuto nei giorni precedenti l’elezione: «ho provato più volte, pervicacemente, di organizzare incontri, tra i tre gruppi di minoranza, finalizzati a individuare un candidato unitario per la Vicepresidenza, ma nessuno dei gruppi aveva mostrato, in quella sede, la disponibilità necessaria a convergere su un nome condiviso, soprattutto per i rapporti tesi e le discordanze tra le due coalizioni di centro sinistra e centro destra. Anzi, vi è stata, nel consiglio comunale, la proposta di voto di due nominativi, appartenenti ad una medesima coalizione, in spregio agli impegni assunti di decisioni collegiali». Non si fa attendere la reazione di Giuseppe Fauceglia, coordinatore cittadino di Forza Italia, che punta il dito contro parte dell’opposizione, forse perché ha provato a rivendicare (a questo punto senza successo), il risultato che avrebbe dovuto ottenere Malan: «In una città in cui non esiste alcun controllo, in cui si perdono denunce ed esposti (come scrivono alcuni giornali), sarebbe normale che – messi da parte codicilli statutari – i ruoli di garanzia riservati alle opposizioni siano scelti da queste ultime e non dalla maggioranza. Così non è stato e la nomina del vicepresidente del consiglio comunale è il frutto palese di un accordo tra la maggioranza e una parte della opposizione. Insomma il controllato si è scelto il controllore». Fauceglia parla di «storia vecchia che vede ex apparenti oppositori tramutarsi in consiglieri comunali della maggioranza deluchiana. La storia dovrebbe essere di insegnamento per leggere il presente. La stessa soluzione sarà adottata per la nomina del presidente della cosiddetta commissione sulla trasparenza – ha aggiunto – Ma cosa accade quando il contraente, ancor prima di stipulare il patto, ha già raggiunto un accordo con un terzo per aggirarlo. Il rimedio è previsto: la inefficacia del patto ovvero la sua invalidità». Attacchi a Marenghi sono giunti anche da Roberto Celano, coordinatore provinciale azzurro: «In 25 anni di Consiglio comunale a Salerno non ho mai chiesto, né avrei mai accettato, di ricoprire un ruolo di garanzia – come la Vicepresidenza del Consiglio o la Presidenza della Commissione Trasparenza – con i voti di De Luca e della sua maggioranza», ha detto, puntando il dito contro i due candidati sindaci che hanno caratterizzato la campagna elettorale di Forza Italia. «Ho sempre sostenuto che gli incarichi di garanzia spettanti alle opposizioni debbano essere scelti esclusivamente dalle opposizioni. È l’unico modo per garantire indipendenza, autorevolezza e un controllo reale sull’operato della maggioranza. Quando è la maggioranza a decidere chi deve rappresentare l’opposizione nei ruoli di garanzia, il principio stesso di garanzia viene svuotato. Significa consentire a De Luca di scegliersi gli oppositori più graditi, più accomodanti, più funzionali ai suoi interessi – ha aggiunto Celano – Io questa logica l’ho sempre respinta. Ho preferito rinunciare a qualsiasi incarico piuttosto che doverlo ai voti della maggioranza. La libertà, in politica, non si proclama: si dimostra con i comportamenti. Purtroppo, De Luca e il deluchismo continuano a utilizzare questo metodo, trasformando gli organi di garanzia in strumenti di convenienza politica. È una pratica che considero inaccettabile e che mortifica il ruolo delle opposizioni e la dignità delle istituzioni».