Si accende il dibattito sulla nuova legge elettorale, accompagnata da una fervente polemica riguardo l’adozione delle liste bloccate e il voto di preferenza. Il testo propone un sistema proporzionale con un forte premio di maggioranza, ma la totale assenza delle preferenze è al centro del dibattito politico creando diverse tensioni tra i partiti della maggioranza e le opposizioni di governo. Dibattito che non lascia indifferenti alcuni esponenti politici locali, come l’avvocato Alfonso Senatore di Cava Dè Tirreni che ha ingaggiato una battaglia definita di libertà, a difesa della Costituzione, che non si tocca.
Avvocato lei ha da poco invocato un’altra battaglia di libertà, a difesa della Costituzione, che non si tocca. SÌ alle preferenze. NO a un premio di maggioranza sproporzionato. NO alla modifica delle modalità di elezione del Presidente del Governo. Può illustrarci meglio questa sua lotta?
“Questa è una battaglia di libertà perché riguarda il diritto fondamentale dei cittadini di decidere chi li rappresenta. Oggi, invece, milioni di italiani votano un simbolo, ma troppo spesso non possono scegliere le persone che andranno in Parlamento. È una democrazia indebolita, nella quale gli eletti finiscono per rispondere più ai vertici dei partiti che agli elettori. Io dico con forza: basta con i “nominati”. Basta con un Parlamento composto da persone selezionate dall’alto, spesso costrette ad alzare la mano per obbedienza e non per convinzione. La sovranità appartiene al popolo e non può essere espropriata dalle segreterie di partito. Per questo chiedo il ripristino delle preferenze, affinché ogni cittadino possa scegliere direttamente il proprio rappresentante e premiarne competenza, onestà e impegno. Solo così si ricostruisce il rapporto di fiducia tra elettori ed eletti. Sono altrettanto contrario a un premio di maggioranza sproporzionato. Governare è importante, ma non si può trasformare una minoranza di voti in una maggioranza schiacciante di seggi. La governabilità non può diventare il pretesto per alterare la volontà popolare. Le regole della democrazia non possono essere piegate alle convenienze di chi, di volta in volta, detiene il potere. Esprimo, inoltre, forti riserve su riforme che concentrino ulteriormente il potere nelle mani del Presidente del Governo, indebolendo il ruolo del Parlamento e gli equilibri previsti dalla Costituzione. La nostra Carta è nata per evitare ogni forma di eccessiva concentrazione del potere e garantire pesi e contrappesi tra le istituzioni. La mia non è una battaglia contro qualcuno, ma a favore della democrazia. È un appello a tutti gli italiani, al di là delle appartenenze politiche: difendiamo insieme la Costituzione, restituiamo ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti e impediamo che il Parlamento diventi il luogo dei fedeli ai capi anziché dei servitori del popolo. La democrazia vive quando il popolo sceglie. Muore quando pochi decidono per tutti. Ed è per questo che questa battaglia riguarda ogni cittadino, non solo chi fa politica”.
Una battaglia contro l’approvazione della legge elettorale che parte da un gruppo di avvocati, noti e meno noti. Qual è l’iniziativa che intendete mettere in campo?
“La nostra è una battaglia di democrazia, non di appartenenza politica. Un gruppo di avvocati ha deciso di intervenire perché riteniamo che il diritto di voto non possa essere svuotato del suo significato. Oggi accade un paradosso tutto italiano: il cittadino vota un simbolo, ma non sceglie davvero chi entrerà in Parlamento. Le liste bloccate hanno trasformato gli eletti in nominati, spesso più fedeli ai leader di partito che agli elettori. È una distorsione della rappresentanza che va corretta. Per questo metteremo in campo ogni iniziativa giuridica e costituzionale possibile. Non ci fermeremo alla denuncia politica: valuteremo ricorsi, iniziative pubbliche e ogni strumento previsto dall’ordinamento per riaffermare un principio semplice ma fondamentale: in una democrazia sono i cittadini che devono scegliere i propri rappresentanti, non le segreterie dei partiti. Il punto non è soltanto reintrodurre le preferenze. Il punto è restituire sovranità agli elettori. Chi entra in Parlamento gestisce miliardi di euro di denaro pubblico, approva le leggi che incidono sulla vita di sessanta milioni di italiani e gode di prerogative, indennità e rimborsi che comportano una responsabilità enorme. È quindi legittimo pretendere competenza, autorevolezza e consenso popolare. Negli ultimi anni abbiamo assistito troppo spesso all’ingresso nelle istituzioni di persone che, senza la protezione delle liste bloccate, difficilmente avrebbero ottenuto la fiducia degli elettori. Non è una questione personale, ma di qualità della rappresentanza. Se il criterio diventa la fedeltà al capo anziché il merito, il Parlamento si impoverisce e la democrazia perde credibilità. Noi vogliamo invertire questa deriva. Chi siede in Parlamento deve guardare negli occhi i cittadini che lo hanno votato e rispondere a loro, non a chi lo ha semplicemente inserito in una lista. La nostra iniziativa nasce da questa convinzione: il voto deve tornare a essere una scelta libera e consapevole, non una delega in bianco ai vertici dei partiti. Restituire agli italiani il diritto di scegliere significa restituire forza, dignità e credibilità alle istituzioni della Repubblica”.
Il vostro obiettivo, oltre alla difesa della Costituzione, è anche quello di far riavvicinare la gente alla politica?
“Assolutamente sì. Difendere la Costituzione significa anche restituire ai cittadini la fiducia nelle istituzioni. Non si può chiedere agli italiani di partecipare alla vita democratica se, poi, viene loro sottratto il diritto di scegliere davvero chi li rappresenta. La crisi della politica nasce anche da qui: milioni di cittadini hanno la percezione che il loro voto conti sempre meno e che le decisioni vengano prese da ristrette oligarchie di partito. È questa distanza che alimenta l’astensionismo e la sfiducia. Per questo riteniamo un errore che l’attuale maggioranza proceda su una legge elettorale che rischia di rafforzare ulteriormente il potere delle segreterie. Da un governo che si richiama ai valori della destra ci si aspetterebbe una maggiore valorizzazione della sovranità popolare e della libertà di scelta degli elettori. Invece si rischia di consolidare un modello che privilegia i nominati rispetto agli eletti. Il nostro obiettivo è semplice: riportare il cittadino al centro della democrazia. Perché senza elettori liberi di scegliere i propri rappresentanti non esiste una politica più vicina alla gente, ma soltanto una politica sempre più lontana dal Paese reale”.
Capitolo giovani: potranno recuperare l’interesse nei confronti della politica e delle istituzioni? Ad oggi sembrano molto distanti?
“I giovani torneranno a interessarsi alla politica solo quando avranno la certezza che il loro voto conta davvero. Se un ragazzo percepisce che i parlamentari vengono di fatto scelti dalle segreterie dei partiti e non dai cittadini, è inevitabile che maturi sfiducia e disinteresse. È proprio questo il limite dell’attuale sistema elettorale: indebolisce il rapporto tra elettori ed eletti e alimenta l’idea che la volontà popolare sia secondaria rispetto alle logiche di partito. Una democrazia non può chiedere partecipazione se, allo stesso tempo, riduce gli spazi di scelta dei cittadini. Le preferenze non sono soltanto uno strumento tecnico: sono un principio di responsabilità. Chi sa di dover chiedere il voto ai cittadini sarà portato a confrontarsi con il territorio, a rendere conto del proprio operato e a costruire il consenso con il merito. Chi, invece, dipende esclusivamente dalla nomina dei vertici del partito tenderà inevitabilmente a privilegiare la fedeltà alla segreteria rispetto al rapporto con gli elettori. L’astensionismo, che ormai raggiunge livelli vicini al 50% in molte consultazioni, rappresenta uno dei più gravi campanelli d’allarme per la nostra democrazia. Quando una parte così consistente del Paese rinuncia a votare, il problema non riguarda soltanto la politica, ma la qualità della rappresentanza e la stessa tenuta del sistema democratico. Per questo la nostra battaglia non riguarda solo una legge elettorale. Riguarda il futuro della partecipazione democratica. Restituire ai cittadini, e soprattutto ai giovani, il diritto di scegliere i propri rappresentanti significa ricostruire un rapporto di fiducia tra istituzioni e società. Senza questa fiducia, nessuna riforma potrà davvero riavvicinare le nuove generazioni alla politica”.
Secondo il vostro parere, con tale iniziativa riuscirete a raggiungere gli obiettivi prefissati?
“Ne siamo convinti. Il nostro obiettivo non è soltanto contrastare una legge elettorale che riteniamo sbagliata, ma riaprire un grande dibattito nazionale sul diritto dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti. Vogliamo costruire una mobilitazione ampia, coinvolgendo milioni di cittadini, il mondo delle professioni, le associazioni e soprattutto i giovani, perché è in gioco la qualità della nostra democrazia. Quando un’iniziativa nasce dal basso e difende un principio costituzionale, può ottenere risultati importanti. Valuteremo ogni strumento che l’ordinamento mette a disposizione: dalla raccolta di firme alle iniziative popolari, fino agli eventuali ricorsi nelle sedi competenti e, qualora ne ricorrano i presupposti, anche agli strumenti di democrazia diretta previsti dalla Costituzione, compreso il referendum. Abbiamo già dimostrato, in altre occasioni, che una mobilitazione popolare può incidere sulle scelte della politica. Per questo guardiamo con fiducia a questa iniziativa: non è una battaglia di parte, ma una battaglia per restituire agli italiani un diritto fondamentale, quello di scegliere liberamente chi li rappresenta nelle istituzioni”. La determinazione da parte dell’avvocato Senatore certo non manca. Non è mai mancata. Bisogna ora vedere il risultato di questa sua battaglia, intrapresa con altri colleghi altrettanto convinti di ottenere il risultato sperato.
Mario Rinaldi








