Un silenzio istituzionale che si traduce in una profonda asimmetria dei diritti civili sul territorio nazionale. Le Disposizioni Anticipate di Trattamento, comunemente note come testamento biologico, restano un oggetto misterioso per la stragrande maggioranza della popolazione meridionale, e in particolare per i cittadini della Campania. Secondo un rapporto inedito diffuso ieri dall’Associazione Luca Coscioni, la regione si colloca infatti al ventesimo e ultimo posto della classifica nazionale per diffusione di questo strumento fondamentale di autodeterminazione sanitaria. Con una sola dichiarazione depositata ogni 276 abitanti, il territorio campano registra l’indice di ricorso al biotestamento più basso dell’intera penisola, svelando un vuoto informativo che penalizza milioni di persone. La normativa italiana sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento consente a tutti i cittadini maggiorenni e capaci di intendere e di volere di esprimere le proprie precise volontà in materia di trattamenti sanitari. Attraverso questo strumento, ogni individuo può indicare anticipatamente quali accertamenti diagnostici, scelte terapeutiche o singoli trattamenti medici accettare o rifiutare nel caso in cui, in futuro, si trovasse in una condizione di incapacità parziale o totale di manifestare la propria cosciente volontà. Si tratta di una conquista civile che riconosce la centralità del consenso informato e della dignità della persona anche nelle fasi più drammatiche e delicate dell’esistenza umana. Tuttavia, la realtà pratica descritta dal monitoraggio civico evidenzia come la presenza di una legge dello Stato non sia di per sé sufficiente a garantirne l’effettiva applicazione se non viene accompagnata da una costante e capillare opera di sensibilizzazione pubblica. La clamorosa assenza di dati ufficiali da parte del Ministero della Salute ha costretto l’Associazione Luca Coscioni, attraverso il proprio Osservatorio permanente sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento, a farsi carico di una mastodontica operazione di monitoraggio indipendente. Sfruttando lo strumento giuridico dell’accesso agli atti generalizzato, i volontari e i ricercatori hanno interpellato i 7877 Comuni italiani, raccogliendo i dati aggiornati fino al mese di dicembre dello scorso anno. Si tratta di una mappatura unica e parziale ma indispensabile, resa necessaria dal fatto che le istituzioni centrali hanno omesso di presentare la prevista relazione annuale al Parlamento e non hanno mai promosso alcuna campagna informativa ufficiale di livello nazionale per spiegare alla popolazione l’esistenza e le modalità di utilizzo del testamento biologico. All’interno del perimetro regionale campano, l’analisi statistica svela dinamiche territoriali estremamente diversificate e frammentate, pur nel contesto di un ritardo complessivo rispetto alle medie nazionali. La provincia di Avellino si distingue come l’area più virtuosa della Campania, posizionandosi al sessantottesimo posto della classifica generale italiana. Nel territorio irpino sono state infatti depositate milleduecento disposizioni, pari a una media di un documento ogni 184 residenti. Una performance significativamente superiore rispetto alle altre province della regione, che dimostra una maggiore reattività del tessuto sociale locale o una più efficiente ricezione da parte degli uffici comunali preposti. Al secondo posto della graduatoria regionale si attesta la provincia di Salerno, che occupa l’ottantesimo gradino della classifica nazionale. Sul territorio salernitano sono stati registrati 2553 testamenti biologici, traducendosi in una proporzione di una disposizione ogni 221 abitanti. Scendendo ulteriormente nella classifica nazionale incontriamo la provincia di Caserta, collocata al novantacinquesimo posto complessivo, dove si contano 1938 documenti depositati, pari a un’incidenza di una disposizione ogni 272 cittadini. I dati più preoccupanti e numericamente pesanti arrivano però dalle aree a maggiore densità abitativa. La città metropolitana di Napoli si inabissa infatti al centotreesimo posto della classifica nazionale, evidenziando una diffusione straordinariamente bassa in rapporto alla sua vasta popolazione. Nei Comuni della provincia partenopea sono stati censiti complessivamente 6730 testamenti biologici, il che equivale a un’incidenza minima di una sola disposizione ogni 311 abitanti. Chiude la classifica regionale la provincia di Benevento, che si posiziona al 106° posto della graduatoria nazionale con appena 513 disposizioni depositate, corrispondenti a una media di un testamento ogni 332 residenti. Questa situazione di diffusa ignoranza legale e istituzionale è stata commentata con severità dai vertici dell’organizzazione che ha promosso la ricerca. Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Segretaria Nazionale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, hanno rilasciato ieri una dichiarazione congiunta in cui sottolineano come, senza il fondamentale diritto alla conoscenza, tutti gli altri diritti civili rischino di restare una pura astrazione formale sulla carta. I due esponenti radicali hanno denunciato il fatto che da ormai sette anni il popolo italiano viene tenuto deliberatamente o colpevolmente all’oscuro della possibilità legale di scegliere le modalità del proprio fine vita. Nonostante la situazione stia registrando una lenta e progressiva inversione di tendenza, questo miglioramento avviene esclusivamente per merito delle reti associative e dei singoli cittadini che organizzano sportelli informativi sul territorio e rifiutano l’oscurantismo istituzionale. Per contrastare questo pesante deficit informativo, l’Associazione ha invitato i cittadini campani e italiani a utilizzare gli strumenti digitali disponibili per scaricare gratuitamente i moduli per il biotestamento e a fare riferimento al Numero Bianco telefonico, un servizio gratuito di orientamento e consulenza legale e sanitaria sui diritti legati al fine vita gestito interamente dall’organizzazione stessa. A livello nazionale, il quadro complessivo mostra comunque segnali di crescita strutturale laddove le informazioni riescono faticosamente a circolare. Esaminando i 4822 Comuni italiani che hanno fornito risposte costanti sia per il 2023 che per il 2025, emerge che dall’entrata in vigore della legge nel gennaio del 2018 sono stati depositati oltre 228mila testamenti biologici, con un incremento del diciotto per cento nell’ultimo biennio. Se si sommano anche i dati storici dei Comuni che non hanno risposto nell’ultima rilevazione ma lo avevano fatto in precedenza, la quota certa sale ad oltre 278mila documenti, a cui vanno immancabilmente aggiunti i rogiti notarili e i depositi presso le strutture sanitarie e consolari per i quali, purtroppo, non esistono ancora oggi dati pubblici o trasparenza ministeriale.






