Il Pad: questo sconosciuto (secondo atto) - Le Cronache Salerno
Salerno

Il Pad: questo sconosciuto (secondo atto)

Il Pad: questo sconosciuto (secondo atto)

di Alfonso Mlangone

* Il precedente commento sul PAD Comunale ha approfondito le fasi del procedimento amministrativo di adozione. In verità, dopo la sua ricostruzione, sembrerebbe complicato, per chi ha dissentito, dimostrare di avere ragione anche se, in fondo in fondo, neppure sarebbe giusto accettare di avere torto. Perché, le ‘pezze’ messe dalla Regione con la sanatoria in ‘ritardo’ dei ‘ritardi’, non depongono positivamente. Si possono contestare? Beh, inutile perdere tempo. Sotto l’aspetto del contenuto, invece, si può dire di più. E, si può anche chiedere una verifica del documento, neppure tanto approfondita, visto che dalla semplice lettura delle carte emergono evidenti divergenze tra le ‘disposizioni’ e il ‘disposto’. Andiamo per ordine, precisando che non sono esaminati né il Regolamento né il Disciplinare Tecnico, perché tutto può andare bene se ci sono almeno le spiagge. E, anche ricordando che la natura del PAD, con il suo grande potere, dovrebbe consentire il prioritario utilizzo della ‘risorsa mare’ a favore della crescita economica della Città e per migliorare il benessere dei cittadini. Dopo gli studi preliminari, iniziati nel 2024, la Giunta Comunale ha dato corso alla procedura di elaborazione del PAD incaricando formalmente il Settore Urbanistica e disponendo le regole di riferimento accompagnate da precisi indirizzi. Nella delibera n. 39 del 30/01/2026, è precisato che il documento avrebbe dovuto fornire le modalità di utilizzo degli arenili tenendo conto dei lavori in corso (!) per il ripascimento, delle opere portuali e nel rispetto dei seguenti indirizzi-obiettivo: garantire l’accessibilità e la libera fruizione della battigia e del mare con una chiara segnaletica delle aree demaniali dedicate alla balneazione; garantire il decoro e la sicurezza delle spiagge, localizzando quelle libere in adiacenza alle attrezzate per una gestione integrata dei servizi; tutelare il paesaggio costiero fornendo criteri tecnici ed estetici per le opere da realizzare; preservare e, se possibile, incrementare la quantità di spiagge a libera fruizione, anche oltre il 30% del totale di quelle balneabili previsto dal PUAD vigente; garantire possibilmente un percorso pubblico di accesso alla battigia ogni 200 metri lineari; prescrivere che questi percorsi pubblici siano utilizzabili da persone con disabilità fisica anche mediante vettori meccanizzati; promuovere le attività sportive e ricreative, consentendo sport da spiaggia (beach volley, beach soccer, etc.) e autorizzando aree fitness all’interno delle spiagge libere attrezzate; promuovere contatti con gli altri Enti interessati alla gestione del Demanio Marittimo per una maggiore razionalizzazione distributiva delle concessioni. A leggere bene, un compito titanico. Vediamo cosa ne è uscito. Il PAD inizia elencando tutti i vincoli tecnici utili a dimostrare che nulla è stato deciso in contrasto con le previsioni ambientali, territoriali e urbanistiche. Procede, poi, alla suddivisione della fascia costiera in 7 sub-aree, descrivendone le caratteristiche specifiche, per avviare la descrizione dello stato di fatto degli arenili. Di essi, distingue quelli liberi da quelli in concessione, per verificare che sia soddisfatto il rapporto percentuale previsto dal PUAD, assicurando di aver escluso dai calcoli la costa alta, le vie d’accesso, le aree interdette alla balneazione e a rischio/pericolosità idraulica o da frana (via Ligea e fiume Picentino, ma risulta escluso il fiume Fuorni, salvo errore), nonché uno stabilimento balneare per il quale il PUC consente solo interventi di “restauro e risanamento conservativo” (non ne è precisata la denominazione, e non la possiamo fare). C’è da aggiungere, per chiudere, che il documento riferisce di aver preso atto delle opere di ripascimento, con il possibile incremento delle superfici e dei fronte mare, così come dei lavori di ampliamento del Porto Commerciale e del Masuccio, nonché del progetto del nuovo approdo di Pastena. Questo è precisato per sottolineare che per le future spiagge si terrà conto dei loro effetti sugli arenili circostanti. La Tavola 7, allegata al documento, riporta i vincoli invarianti per il PAD. Dopo queste premesse, inizia la parte concreta con l’individuazione delle attuali spiagge libere e in concessione per il calcolo della percentuale di incidenza di cui si è detto prima. Di fatto, su un totale di 5.452,85 metri linear di costa presa in esame, la quota libera è dichiarata pari a 3.037ml contro i 2.415,85ml concessi a terzi. Rapporto: 55,7% contro 30% minimo. C’è anche il parametro delle superfici, ma non è utile valorizzarlo. A questo punto, è naturale chiedersi se questi valori siano certi, veri e reali, non per sfiducia, ma per una naturale curiosità. Si inizia dalla spiaggia di via Ligea, di 110ml, posta di fianco al Porto e la cui proprietà è contesa dal Comune di Vietri. Trattandosi, però, di un’area Portuale non utilizzabile per la balneazione, sarebbe da escludere, a parte la sua prossima scomparsa per l’ampliamento dello scalo. A seguire, risulta inserita pure la spiaggia di Santa Teresa, di 140ml, che neppure è balneabile, anche se nessuno ci fa caso. A chiusura, c’è la spiaggetta a ridosso del Masuccio, di 32ml, per la quale vige analogo divieto. Una domanda: “che ci stanno a fare?” Dopo il porto turistico, si prosegue con l’arenile tra la foce dell’Irno e lo stabilimento Conchiglia di 160ml e con il successivo tratto dal Conchiglia all’ex Ostello di 520ml. Del Conchiglia si parlerà nelle aree in concessione. Ora, è ben noto da anni che questa fascia è inquinata dagli scarichi dell’Irno, che trasporta a mare laqualunque, e che i rilievi Arpac qualificano come ‘‘scarsa’ la qualità dell’acqua. Secondo legge, se confermata per cinque anni, deve essere dichiarata la non balneabilità permanente. Così: “quanti anni sono passati?” Sulla questione il PAD avrebbe dovuto dire qualcosa, perché anche questo è il suo compito. Più in vanti, poi, ci sono due piccoli spazi di 19 e 27ml intorno all’impianto di sollevamento fogne di Torrione. Forse, sarebbe stato giusto non inserirli perché, in caso di forti piogge, c’è il rischio di vedere i liquami in mare. Come, del resto, è accaduto spesso. Dopo le spiagge di Mercatello, l’elenco riporta i lidi da Torre Angellara al Marina di Arechi e il tratto tra le foci del Fuorni e del Picentino. Per i primi, dovrebbe valere l’ordinanza per la sicurezza balneare della Capitaneria di Porto che vieta la balneazione nel raggio di 100ml dall’imbocco degli approdi. In sostanza, il totale del tratto interdetto è di complessivi 1.039ml e non di 939 come riportato nel PUA. In verità, poiché in zona ci sono solo 80ml di spiaggia libera già di difficile accesso, il problema è per i Lidi in concessione in relazione alla presenza di un cartello di divieto. Cioè: “perché lo avrebbero messo?” Quanto al tratto finale di Capitolo San Matteo, è nota da sempre la qualità ‘scarsa’ dell’acqua, la non accessibilità della battigia e il divieto permanente per le foci Fuorni e Picentino. Lì, è un vero disastro. Anche per questa zona, sarebbe stato giusto proporre qualcosa. Così, se si rifanno i conti, ci si accorge che le spiagge libere davvero utilizzabili senza paura da anziani e bambini sono lunghe appena 553 metri lineari (un poco più, un poco meno), invece dei 3.037,00 dichiarati. Cioè, saremmo al 19%. Poiché solo i tecnici possono dare un parere, per favore rifate il conto avendo come obiettivo la difesa della salute e della qualità della vita dei cittadini. Delle spiagge date in concessione, si parlerà la prossima volta. Resta ferma una convinzione: Salerno ha bisogno di vero amore. *Ali per la Città P.S.: si tratta di una ricostruzione in cerca di verità, non per avanzare accuse. In ogni caso, per la complessità della materia, si fa salvo ogni errore.