di Erika Noschese
Lo scioglimento del Consiglio comunale di Sarno per infiltrazioni della criminalità organizzata continua a produrre effetti anche sul piano giudiziario. Nella giornata di ieri sarebbero stati notificati dodici avvisi di garanzia ad altrettante persone che, a vario titolo, sarebbero coinvolte nell’inchiesta collegata alla figura di Massimo Graziano e ai presunti condizionamenti esercitati sull’attività amministrativa dell’ente. Tra i destinatari dei provvedimenti figurerebbero ex amministratori comunali, un avvocato che ha ricoperto il ruolo di consigliere comunale e almeno due tecnici, anch’essi eletti in Consiglio, uno nelle fila di una lista di partito e l’altra espressione di una formazione civica. Al momento il contenuto delle contestazioni resta coperto dal riserbo investigativo, ma gli accertamenti della Procura della Repubblica si inserirebbero nel più ampio filone che ha portato il Governo, lo scorso 4 giugno, a deliberare lo scioglimento del Comune di Sarno. La decisione era arrivata al termine delle verifiche svolte dalla commissione d’accesso nominata dal Ministero dell’Interno, che aveva esaminato atti amministrativi, procedure urbanistiche, appalti, affidamenti, concessioni e più in generale l’attività dell’ente, allo scopo di accertare eventuali condizionamenti della criminalità organizzata sulla macchina comunale. Tra gli episodi finiti sotto la lente degli investigatori vi sarebbe anche la nomina dell’avvocata Rubina Pignataro all’interno del Nucleo di valutazione del Comune. La professionista era stata designata per ricoprire l’incarico fino al 2027, ma la sua permanenza nell’organismo comunale si è interrotta dopo gli sviluppi di una complessa inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno e condotta dallaGuardia di Finanza. Nel marzo del 2025, infatti, Pignataro era stata raggiunta da una misura interdittiva della durata di nove mesi nell’ambito di un’indagine che aveva portato complessivamente all’emissione di 28 misure cautelari. L’avvocata, moglie di Massimo Graziano, era stata indicata dagli inquirenti come una figura centrale nella presunta gestione di denaro proveniente da attività illecite, con l’ipotesi di reato di riciclaggio. Massimo Graziano, già condannato nel 2013 per associazione mafiosa, è ritenuto dagli investigatori vicino all’omonimo clan camorristico attivo nella Valle del Lauro, tra le province di Avellino e Napoli. Proprio il suo presunto ruolo e le relazioni emerse nel corso delle indagini rappresentano uno degli aspetti che hanno attirato l’attenzione degli organi investigativi e amministrativi. A seguito degli sviluppi giudiziari che avevano coinvolto la professionista, il sindaco di Sarno dispose la revoca immediata dell’incarico, richiamando nel decreto la necessità di tutelare l’interesse pubblico, garantire il regolare funzionamento del Nucleo di valutazione e preservare l’immagine e la credibilità dell’ente. Una vicenda che suscitò forti polemiche politiche e istituzionali, fino ad approdare anche in Parlamento attraverso interrogazioni e richieste di chiarimento. Oggi, con la notifica di dodici avvisi di garanzia, si apre un nuovo capitolo giudiziario destinato ad approfondire ulteriormente i rapporti tra politica, amministrazione e gli ambienti finiti nel mirino delle indagini. Un’inchiesta che potrebbe contribuire a fare ulteriore luce sulle ragioni che hanno portato allo scioglimento del Comune e sulle eventuali responsabilità individuali ancora al vaglio della magistratura.





