Pagani, analisi di un commissariamento - Le Cronache Provincia
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Pagani, analisi di un commissariamento

Pagani, analisi di un commissariamento

Pagani vive una delle fasi istituzionali più delicate della sua storia recente. Dopo il provvedimento di sospensione del Sindaco e degli organi elettivi, e in attesa del decreto del Presidente della Repubblica con le relative motivazioni, la città si ritrova ancora una volta affidata a una gestione commissariale. In queste settimane, come era prevedibile, in città imperversa il “toto-cause”. Si rincorrono ipotesi, indiscrezioni, sospetti e curiosità sui motivi che avrebbero portato a una decisione così grave. Molti concentrano l’attenzione quasi esclusivamente sui possibili rapporti, diretti o indiretti, con ambienti della criminalità organizzata. È un tema certamente rilevante e non può essere minimizzato. Tuttavia ridurre tutto a questo solo aspetto rischia di essere una lettura parziale e semplicistica. Il vero nodo riguarda il metodo complessivo con cui è stata amministrata la città. Bisogna interrogarsi sugli affidamenti, sulle nomine, sulle scelte gestionali, sui rapporti con società, enti e organismi collegati al Comune, sulla qualità dei controlli, sul rispetto dei capitolati, sulla trasparenza degli incarichi e sull’effettiva tutela dell’interesse pubblico. Non c’è solo il Mercato Ortofrutticolo, struttura strategica per l’economia cittadina e dell’intero Agro, già oggetto in passato di discussioni e polemiche per affidamenti e gestione di servizi interni. Ci sono anche altri snodi amministrativi che meritano attenzione. C’è Agro Solidale, rispetto al quale occorrerebbe comprendere fino in fondo il rapporto tra indirizzo politico, gestione dei servizi sociali, criteri decisionali, controllo pubblico e responsabilità amministrative. C’è il tema della sospensione o trasformazione di servizi pubblici, con il passaggio di funzioni o attività dalla gestione pubblica a soggetti privati. Una scelta di questo tipo non è mai neutra. Richiede motivazioni solide, valutazioni economiche, garanzie per i cittadini, tutela della qualità del servizio e piena trasparenza nelle procedure. C’è poi il grande tema urbanistico della mancata approvazione del PUC. Una città senza Piano Urbanistico Comunale resta ferma, esposta all’incertezza, incapace di programmare il proprio sviluppo e più vulnerabile rispetto a interessi particolari. Anche qui non basta dire che il PUC non è stato approvato. Bisogna chiedersi perché sia rimasto bloccato, chi abbia rallentato, chi non abbia deciso, chi abbia eventualmente avuto convenienza a lasciare tutto sospeso e quali responsabilità politiche e amministrative abbiano impedito a Pagani di dotarsi di uno strumento essenziale per il proprio futuro. Il punto, allora, non è inseguire il singolo episodio. Il punto è capire se negli anni sia maturato un sistema amministrativo fragile, poco trasparente, troppo condizionato da rapporti personali, appartenenze, equilibri politici, scelte discrezionali e assenza di visione. L’errore più grave di questa amministrazione è stato probabilmente quello di non aver fatto tesoro dei precedenti scioglimenti. Pagani aveva già conosciuto ferite istituzionali profonde. Proprio per questo avrebbe dovuto costruire un modello amministrativo più rigoroso, più competente, più controllato, più impermeabile a pressioni esterne e più attento alla legalità sostanziale, non solo formale. Invece, la sensazione diffusa è che si sia proceduto spesso con approssimazione, inesperienza e incompetenza, come se la storia recente della città non avesse insegnato nulla. Quando un Comune viene nuovamente travolto da una crisi istituzionale di tale portata, non basta cercare il responsabile occasionale. Bisogna avere il coraggio di analizzare il sistema. Chi ha amministrato, chi ha controllato, chi ha taciuto, chi ha beneficiato, chi non ha vigilato e chi ha consentito che determinate prassi diventassero normalità.