Alberto Cuomo
Quando nel 1992 iniziarono le indagini della cosiddetta tangentopoli salernitana, il sostituto procuratore Michelangelo Russo, con i propri consulenti tecnici, indirizzò la sua investigazione, invece che sulle gare di appalto delle opere pubbliche, sulla redazione dei progetti ad esse propedeutici, nel cervellotico teorema che individuava nella loro presunta non-esecutività l’origine delle varianti e, pertanto, delle eventuali tangenti in corso di costruzione. Oggi, l’eccessivo costo delle opere pubbliche, aumentato in termini esponenziali negli ultimi anni, tale da rendere molto remunerativa per le imprese la loro costruzione, neppure sembra sollecitare gli inquirenti, tanto più che l’Anac, la struttura che indaga sulla corruzione nella spesa pubblica, ha essenzialmente una funzione amministrativa intervenendo sugli appalti in termini preventivi o irrogando multe non potendo agire sugli illeciti penali ma solo segnalarli alle procure. A verificare il cambio di scala economica degli appalti di costruzione si ricorderà che, non molto tempo fa, nel 2019, fece scandalo e generò una indagine l’eccessivo costo della realizzazione della nuova sede del Consiglio Regionale della Puglia, pari a 87 milioni di euro a fronte dei preventivati 36 milioni, secondo cifre molto inferiori a quelle attualmente erogate, anche con l’ondata dei fondi del Pnrr, per opere pubbliche non sempre necessarie. La Cittadella Giudiziaria di Salerno, il cui primo progetto fu consegnato nel 1990, aveva un costo di due miliardi di lire traducibili oggi, secondo il calcolo Istat dell’indice di rivalutazione dell’inflazione, in circa 5 miliardi della vecchia valuta pari a 2,5 milioni di euro, mentre la struttura giudiziaria è costata ben 26 milioni di cui la sola parcella di Chipperfield è stata di 5 milioni. Malgrado il perverso aumento di tale spesa è evidente come questa sia irrisoria rispetto, ad esempio, a quella per il nuovo ospedale Ruggi d’Aragona di Salerno la cui stima del costo di 368 milioni (esclusa Iva) per la sola costruzione, con impianti e sistemazione urbanistica, all’apertura del cantiere, nel 2025, è giunta a quasi 500 milioni. Un costo enorme, se si considera che i suoi 680mila euro per posto letto (500mln/735) sono di gran lunga superiori a quelli delle altre regioni e degli altri paesi europei, a parità di standard. In Germania ad esempio, non raggiunge i 400mila euro attrezzature tecnologiche comprese, per non dire della Spagna dove la costruzione del nuovo ospedale delle Baleari, modernissimo, è costata meno di 300mila euro per posto letto. In Piemonte, secondo l’Ires il costo di costruzione di un ospedale oscilla tra i 216 e i 300mila euro pl cui sono da aggiungere 80/100mila euro pl di attrezzature per un massimo di 400mila euro pl. Quanto al cantiere salernitano il suo costo non potrà non lievitare ulteriormente in presenza degli intoppi che si profilano. Già il percorso per l’appalto è stato segnato da pesanti battaglie legali e stop burocratici tra l’intervento del TAR della Campania di annullamento dell’aggiudicazione del bando da 368 milioni di euro a causa di errori nella valutazione delle offerte, come reclamato dal consorzio secondo classificato, e il rinvenimento di reperti archeologici nell’area con la richiesta della Soprintendenza di allungare i tempi e aumentare i fondi per gli scavi. Successivamente l’Anac ha segnalato pendenze penali in capo ad una delle aziende del consorzio che si è aggiudicato l’appalto, (Manelli Spa, Consorzio stabile ITM, Calcestruzzi Irpini, Caramiello Costruzioni Generali e Guastamacchia) pare facente capo al gruppo Marinelli raggiunto a marzo dalla conferma in Consiglio di Stato dell’interdittiva antimafia, lo stesso molto presente a Salerno, nella realizzazione della porta ovest, nell’uso della cava Cernicchiara e nella riqualificazione della ex D’Agostino, su cui si è pavoneggiato qualche giorno fa l’assessore Loffredo. E “sopra il cotto acqua vulluta”: la capofila del consorzio, l’impresa Manelli, già all’atto di apertura del cantiere, è apparsa in crisi di liquidità sì da dover ricorrere a un piano di “continuità aziendale” mediante la “protezione” dei contratti e delle maestranze da parte della CMC che ha permesso di proseguire i lavori senza far dichiarare un fallimento con una nuova gara d’appalto. La situazione è tale da escludere la previsione di completare l’opera, come da contratto, per la metà del 2027, cosa che molto probabilmente determinerà un ulteriore aumento dei costi. Viene perciò da chiedersi se sia opportuno rifondere altro denaro per una struttura ospedaliera in definitiva inutile dal momento, sebbene il nuovo progetto preveda quasi il doppio degli spazi rispetto a quelli fruibili oggi, le relazioni tra le specializzazioni e tra i reparti sono le stesse del plesso oggi in uso, essendo anche il nuovo ospedale racchiuso in un unico contenitore con bracci diversi e non in padiglioni. E non solo, se è vero che la superficie del nuovo ospedale sarà maggiore, il numero dei posti-letto è in fondo lo stesso tra i 781 (2023) del vecchio Ruggi e i previsti 732 del nuovo, a fronte del medesimo numero di addetti che già oggi faticano a tenere i ritmi necessari alle cure dei ricoverati. In campagna elettorale De Luca, addossando la colpa del decadimento della nostra città ai consiglieri della precedente maggioranza che lui stesso ha voluto, promette nuove opere pubbliche tali da realizzare una nuova Montecarlo. Non ha capito evidentemente che non ha più il potere di pretendere dallo Stato i finanziamenti del passato, senza considerare che a Montecarlo non sembra ci siano clan attenti a lanciarsi sugli appalti.





