Avevano lasciato l’incarico, ma non lo stipendio. È quanto emerge dall’indagine della Guardia di Finanza, che accende i riflettori su quattro ex direttori generali del sistema sanitario campano.
Dopo il pensionamento anticipato, avrebbero continuato a percepire anche la retribuzione legata all’incarico, in violazione del divieto di cumulo previsto dalla normativa. Il conto è rilevante: oltre 880mila euro di danno erariale contestato, a fronte di compensi complessivi superiori a un milione e mezzo di euro tra pensioni e stipendi.
Gli accertamenti, relativi al periodo 2022-2025, delineano un meccanismo ritenuto irregolare: da un lato l’assegno pensionistico, dall’altro il mantenimento degli emolumenti dirigenziali fino alla naturale scadenza del mandato. In alcuni casi, la retribuzione – inizialmente sospesa – sarebbe stata successivamente riattivata in autonomia, comprensiva di arretrati, senza le necessarie comunicazioni agli uffici competenti.
Una vicenda ora all’attenzione della Corte dei Conti, che dovrà valutare eventuali responsabilità amministrative. Ai quattro dirigenti è stato notificato un invito a fornire chiarimenti: saranno le controdeduzioni a stabilire se l’impianto accusatorio reggerà o meno, in un caso che solleva interrogativi sulla gestione delle risorse pubbliche.





