L'autogol storico di Donald Trump - Le Cronache Attualità
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L’autogol storico di Donald Trump

L’autogol storico di Donald Trump

Di Antonio Manzo

Basta guardare le immagini del social Truth per rendersi conto, se ve ne fosse ancora bisogno, della instabilità mentale di Trump l’Uomo Forte che accende il mondo con le guerre. C’è lui, Trump, che appare come una sorta di Cristo che pone la sua mano sulla testa di un malato. E lui con l’aspetto mitico, salvifico, del trumpismo che celebra con la bandiera americana, le aquile e gli aerei. E se il social fa apparire vicini Trump e il Papa Leone, crea invece una distanza infinita perché è finito il ruolo dell’Intelligenza Artificiale. Lo spazio non solo si amplia più ma diventa irraggiungibile per Donald Trump. Anche in Italia, naturalmente, è stato vasto il disappunto per le parole di Trump. E non solo nel mondo cattolico. Trump ordina le guerre, minaccia di distruggere popoli e nazioni e incarna così un messianismo politico il cui Dio è il Dio della guerra, mostrando i volti di una destra religiosa che non è il Vangelo, né la Carità, né la misericordia. Nella sua escalation blasfema e omicida fa risaltare il cattolicesimo come futuro dell’umanità infamata. E’ la conferma dell’abbattimento di ogni limite da parte di certo sedicente cattolicesimo in America, ma non solo lì. L’idea che il cristianesimo e il cattolicesimo in particolare siano solo un dato culturale e, dunque, politico e politicizzabile, cioè utilizzabile strumentalmente dal potere. Un cristianesimo senza il Crocefisso, senza il Vangelo, senza l’amore del prossimo, cos’è? Ma quest’idea di una religione atea sta lentamente penetrando molti spazi della politica anche in Europa, Italia compresa. Che Trump l’abbia rivelato tanto clamorosamente è stato bene. Così chi non se ne era accorto adesso lo sa. Anche in Italia dove l’ultima venuta di Peter Thiel per spiegare l’Anticristo ai cattolici, in meeting riservati, è stata solo l’anteprima di una rottura, plateale, con il Pontefice romano. Perfino un paladino entusiasta come il discusso ex nunzio apostolico in America, monsignore Dario Viganò, ora dovrà miseramente capriolare. Per questo le accuse del presidente suonano ridicole, violente, in totale malafede. Risuonano tali anche alle orecchie dei cattolici americani, anche di quelli che hanno votato Trump e che erano pronti con la Papal Foundation a versare miliardi di finanziamenti alla Chiesa cattolica votata a farla diventare la religione di un governo politico mondiale. In barba anche alle questioni morali che Vance ha sbandierato tentando di rispondere al Pontefice dimenticando il primo comandamento dell’umanità: non uccidere né con le armi con l’aborto. Così come replicò proprio a Vance l’allora cardinale Prevost sulla interpretazione autentica dell’ordo amoris del vice di Trump: “Vance si sbaglia. Gesù non ci chiede di razionare il nostro amore per gli altri”. Vance ignora che Prevost ha due fonti di ispirazioni: Agostino e Leone XIII, autore della enciclica Rerum Novarum ma anche della Loginqua oceani del 1985, è l’unica enciclica interamente dedicata agli Stati Uniti con interessanti risvolti di attualità. Ecco perché lo storico autogol di Trump arriva dopo una lunga partita sempre all’attacco, giocata in America, dalla Chiesa Cattolica.