Eboli. Brogli elettorali e sentenze aggirate - Le Cronache Ultimora
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Eboli. Brogli elettorali e sentenze aggirate

Eboli. Brogli elettorali e sentenze aggirate

di Peppe Rinaldi

Da quel che questo giornale è riuscito a sapere ci sarebbero due indagini aperte dalla procura di Salerno sul clan Conte, laddove per «clan» è da intendersi il riconosciuto sistema di relazioni politiche intra-familiari tipizzato dal linguaggio comune, non nel senso «mafiologico» del termine. Per la verità pure questo fu contestato alla famiglia, rectius, a un paio di membri della stessa. Dagli atti della storia emerge che finì in questo modo: l’ex ministro Carmelo fu assolto dopo un allucinante processo durato circa 20 anni (il famigerato “California” risalente ai primi anni ‘90), il fratello Angelino, in anni lontani assessore alla Cultura dal tratto, per così dire, originale, fu invece condannato per 416 bis in concorso con la cosca dei Maiale. Una vecchia storia, un frammento di vita politico-istituzionale (e umana) ineludibile della storia, complessivamente intesa, del territorio e della comunità ebolitana, specie dopo il ritorno al timone della politica locale. Oggi, come portato ereditario quasi coatto, la maledizione giudiziaria fa di nuovo capolino, sebbene per fatti minori se considerati sotto il profilo del rango della violazione ipotizzata. Niente mafia, niente camorra stavolta, per capirci. Ad esserne investiti sono Federico e Mario Conte, cugini, entrambi avvocati, entrambi impegnati in politica: il primo è stato deputato per l’estinto LeU (il partito di Bersani e Speranza), il secondo è l’attuale primo cittadino di Eboli. Si tratta di due inchieste diverse, non collegate né astrattamente richiamate. Procediamo con ordine, partendo dal sindaco. E’ sotto indagine per la violazione dell’art. 388 del codice penale, che, in breve, punisce chiunque impedisca l’esecuzione di un ordine dell’autorità giudiziaria. Tutto nasce dalla vicenda del palazzo Massaioli e della relativa causa civile intentata da uno degli eredi della nobildonna ebolitana che, nel secolo scorso, lasciò al Comune un immobile ma a precise condizioni dell’utilizzo (sostanzialmente, destinazione unica per fini sociali legati al mondo minorile), le stesse che non sarebbero poi state rispettate, infatti l’ente perde sistematicamente in tribunale. A seguito di una denuncia depositata dall’avvocato Antonio Zottoli, legale dell’erede Massaioli, il sindaco è stato iscritto nel registro degli indagati perché avrebbe in qualche modo impedito che si desse esecuzione ad atti del tribunale, in particolare a ingiunzioni per le spettanze dovute all’avvocato, il quale da un paio d’anni circa si vedeva scavalcato nella graduatoria dei pagamenti ai professionisti esterni, di fatto subendo un’illegale discriminazione. Il pm non è stato, però, dello stesso avviso e ha fatto richiesta di archiviazione. Si tratta ora di attendere lo sviluppo tecnico naturale della vicenda, cioè se l’archiviazione sarà accolta dal gip e se la parte offesa si opporrà e con quali ragioni. Più complicata appare invece la posizione del cugino Federico. Un altro pubblico ministero sta indagando su di lui e, verosimilmente, su altri soggetti, per un’ipotesi di brogli elettorali. Le indagini mirano a capire se l’ex deputato abbia giocato ruoli all’interno dell’ente nel biennio 2024/2026 durante le varie tornate elettorali. I magistrati, in pratica, cercano di capire se abbia presentato proprie o altrui candidature, attraverso quali atti e dichiarazioni, esibendo quale tipo di documentazione, se nelle forme di legge oppure no, se vi siano state comunicazioni particolari fatte dal cugino del sindaco in occasione delle urne per l’elezione di X o di quelle per l’elezione di Y. Stando all’osservazione del raggio di luce azionato dagli inquirenti, potrebbe trattarsi di una vicenda più ampia dal momento che gli inquirenti sarebbero orientati a passare ai raggi X i flussi di ingresso e di uscita dal Comune, cioè chi sia entrato a Palazzo di Città, quando e perché, dove siano state registrate le presenze e in che modo, per giunta, neppure per un breve arco di tempo bensì per un periodo di oltre due anni. A occhio e croce, nel Palazzo dev’essere entrato – nelle previsioni accusatorie – qualcuno che avrebbe incontrato qualcun altro per fare qualcosa: se così fosse potrebbe essere chiunque, un altro politico, un cittadino, un imprenditore interessato alle cose del Comune, oppure più persone per più ragioni in più occasioni. Incrociando le due piste, quella che ha nel focus l’ex parlamentare e l’altra sul via vai negli uffici e nelle stanze comunali, ecco che una prima immagine del dipinto potrebbe iniziare a profilarsi. Inutile dire che siamo nel campo delle ipotesi, al vagito primordiale di un’inchiesta che, come tale, è anarchica: andrà dove vorrà, non oltre ciò che potrà. Almeno in teoria. Vedremo.