di Aldo Primicerio
Agli errori la nostra Presidente del Consiglio ed il suo Governo vi sono abbonati. L’ultimo ieri, nell’ultimo monologo sul suo profilo Linkedin. Parlando di lei e del suo Governo, lei si autodefinisce “lo Stato”. E’ ovvio che non è così. Lei ed il suo Governo non lo sono. In termini giuridici e politologici rigorosi, un Governo non può considerarsi lo Stato, sebbene nel linguaggio comune i due termini vengano spesso usati come sinonimi. Ma è improprio, anzi sbagliato. Il Governo è solo una parte dello Stato, non l’intera entità. Lo Stato è un’entità astratta che permane nel tempo, indipendentemente dai cambiamenti politici, mentre il Governo è un organo temporaneo che detiene il potere politico e amministrativo per un periodo limitato. Quindi la Presidente si esprimerebbe in maniera più propria se dicesse che è l’agente che agisce per conto dello Stato. Perché? Perché i governi cambiano (cadono, vengono eletti etc), ma lo Stato resta. Glielo abbiamo eccepito sul suo profilo. Ma è inutile. Lei, benché molto sveglia e intelligente, è ipocolta, e certe vette giuridiche e cime interpretative diventano inarrivabili quando non si hanno studi che possono aiutarci.
Board of Peace. Meloni vuole assolutamente starci. Ma la Costituzione glielo vieta. Pensa di cambiarla anche lì?
Giorgia in un primo momento aveva deciso di andarci. Ma lei è una furbona, ed ha inviato Taiani per osservare, Antonio entusiasta e già promotore di iniziative in Parlamento. Berlusconi non l’avrebbe mai fatta una cosa del genere. Meloni e Taiani invece sì, confermando che al grande Silvio avrebbero solo potuto allacciare le stringhe delle scarpe. L’articolo 11 della Costituzione fa delle concessioni sì alle “limitazioni di sovranità” del nostro Paese, ma solo “in condizioni di parità con gli altri Stati” e per promuovere “un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”. Nello statuto del Board of Peace c’è invece una struttura autocratica, con un individuo sovraordinato, Donald Trump, che può ammettere o espellere a suo piacimento i partecipanti. Che roba… Ma soprattutto questo organismo non promuove in alcun modo gli obiettivi previsti dalla nostra Costituzione. E inoltre lo statuto del Board of Peace viola quello dell’Onu. Giorgia ha già chiesto a Donald di farci qualche variazione. Altrimenti? Vogliamo devastare la nostra Costituzione anche all’art. 11? Oltre ai guasti che si dovranno riparare quando Giorgia se ne tornerà a casa per badare alla sua Ginevra?
Gli Pfas. Veleni persino nelle acque potabili. L’UE dal 12 gennaio ha imposto nuovi limiti. Il nostro Governo? Ha girato le spalle, rinviando di 6 mesi
Pfas sono un acronimo per polifluoroalchilici, sostanze chimiche usate dappertutto (pentole antiaderenti, imballaggi, tessuti impermeabili): Sono autentici veleni per fegato, tiroide e sistema immunitario, che a noi umani, ma anche agli animali, può accadere di assumere anche attraverso l’acqua del rubinetto. L’UE ha introdotto l’obbligo del monitoraggio e la dicitura di due nuovi parametri, Pfas totale e Somma di Pfas. Ebbene il governo ha rinviato tutto di sei mesi. Il motivo? Non vale la pena di chiederselo, perché è sempre lo stesso, ciò per dare tempo ai gestori di adeguarsi ai requisiti previsti, peraltro gli stessi gestori che in passato si sono spesso dichiarati pronti a fare controlli efficaci e a rispettare il nuovo obbligo Ma ha ha fatto anche di peggio: ha cancellato dall’elenco dei PFAS da monitorare sei sostanze prodotte dallo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo, noto per un caso di inquinamento da PFAS in provincia di Alessandria, e che abbassa così a 24 il totale dei composti che concorrono al rispetto del parametro della “somma di PFAS. Un rinvio che a molti è parsi non una necessità tecnica inevitabile, ma una scelta che sembra equivalere ad un sacrificio della salute di noi cittadini sull’altare dell’inezia, e delle lobbies che non badano a trasgressioni pur di conseguire i loro profitti.
Indagato da arrestare: va sentito all’infinito per ogni nuova prova. Una invenzione di Nordio. Che la Cassazione ha stroncato
La Corte lo ha fatto con un NO all’interrogatorio preventivo se c’è rischio di reiterazione del reato. Solo 2 pagine dalla Cassazione, che fissano per Pm e Gip l’indirizzo da seguire su una delle norme più contestate nella prima legge di Carlo Nordio, quella che impone l’interrogatorio preventivo prima dell’arresto. Gli ermellini dell’Alta Corte non solo confermano il diritto di conoscere le accuse, ma costringono Pm e Gip a scindere il destino degli imputati, tra chi viene arrestato subito perché potrebbe delinquere di nuovo e non ha diritto a essere interrogato prima, e chi il diritto ce l’ha. In linea proprio con la legge Nordio, che fa così un bell’autogol.
Referendum. Se vincesse il SI, consegneremmo la Costituzione in mano ad una minoranza politica, con un FdI votato dal 20% del 60% degli italiani votanti
Condivido le espressioni di Enza Plotino. “Rendere la Carta costituzionale non un patrimonio comune del Paese, ma l’espressione di scelte di parte, nelle quali i partiti che ne rimangono fuori e il loro elettorato non si riconoscono, è un atto destabilizzante dell’ordine sociale, politico o statale costituito, che ha governato il percorso condiviso dell’Italia verso una democrazia compiuta”.
Ricordiamocelo tutti. Le ultime politiche del 2022 hanno trasformato un partito nella minoranza politica più votata. Può tutto questo permettersi di cambiare da solo la Costituzione e stravolgere il modello fatto dai Padri Costituenti? Una casa comune, un punto di riferimento per tutti, modificabile soltanto con un ampio consenso, dato per scontato anche alla luce del sistema proporzionale all’epoca vigente. Questo impianto potrebbe essere scardinato da forze minoritarie nel Paese. Questo modificherebbe il significato proprio della Carta costituzionale, come progetto condiviso sulla base del quale i Padri e le Madri costituenti volevano costruire il futuro di un popolo. Dobbiamo sforzarci di capirlo: trasformare la Costituzione da patrimonio comune del popolo italiano a instabile terreno di scontro tra le forze politiche è il rischio e il pericolo che stiamo attraversando.
Ed infine la reazione della nostra, chiamiamola, premier alle parole di altissimo livello di Mattarella. Prima definisce giusto e doveroso l’invito del Presidente. Due aggettivi stitici del risaputo basso livello culturale del nostro Presidente del Consiglio. E subito dopo, invece del silenzio, la sua reazione sguaiata e cafona con l’attacco alla sentenze dei giudici per la sentenza del Sea Watch, giudici politicizzati. Uno scontro tra poteri ormai insopportabile. Ecco perché tra la Costituzione ed il rispetto tra istituzioni da una parte e la Meloni dall’altra, noi nel nostro piccolo preferiamo le prime. E tra uno stolto leaderismo e gli affetti di casa la invitiamo a sciogliere ogni dubbio per dedicarsi a questi ultimi





