L'Italia vaticana argine al totalitarismo - Le Cronache Spettacolo e Cultura
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L’Italia vaticana argine al totalitarismo

L’Italia vaticana argine al totalitarismo

di Antonio Manzo

Non è un libro qualsiasi ma una doverosa ricompensa alla rilettura della storia nazionale. “L’Italia Vaticana-L’egemonia della Chiesa di Pio XII sulla Repubblica di Cesare Catananti  è un prezioso contributo su una questione del passato che ripristina una storiografia corretta della Chiesa, dell’Italia e della incidenza dei cattolici che dopo l’esperienza del fascismo e della guerra li aveva portati (anche quelli più conservatori, mai organizzati in gruppo eppure operanti) a fidarsi della Democrazia. Proprio nell’Italia posta bellica l’apertura degli archivi segreti vaticani del pontificato di Pio XII danno l’occasione a Cesare Catananti di rivelare l’influenza del Vaticano sul turbinio di cambiamenti istituzionali, politico e socio economici. La peculiarità dell’azione vaticana si caratterizzò per la visione religiosa di Pio XII secondo cui solo una “società compiutamente cristiana” avrebbe potuto salvaguardare il mondo da future guerre e totalitarismi.  Cesare Catanati è un medico, già direttore generale del policlinico “Gemelli” di Roma e docente di storia della medicina. Negli ultimi anni ha orientato il suo lavoro di ricerca negli archivi vaticani su temi della storia contemporanea e storia della Chiesa. Lui è medico ma da esperto “anatomopatologo” ha vivisezionato le “carte segrete”   del Vaticano non per denunciare le ingerenze vaticane  che non fa “ma non lo fa neppure per difendere un tipo di rapporto tra Chiesa e Stato che, ormai, appartiene al passato” come presenta autorevolmente il lavoro di Catanati lo storico Andrea Riccardi.

Perchè l’Italia, di cui Pio XII era Primate, rappresentava la sede ideale per realizzare quel disegno ardito di assecondare l’instaurarsi di una democrazia sostanziale in un quadro internazionale di Guerra Fredda e di contrapposizione  tra le democrazie occidentali  e il capitalismo americano, da una parte, e il sistema comunista dell’Unione Sovietica dall’altra. E la cosa non appariva impossibile a Pio XII , avendo la piena compliance, tra alti e bassi,  dei politici cattolici che nelle file della Democrazia Cristiana avrebbero a lungo governato l’Italia.

E così in alcuni passaggi chiave della vita repubblicana, a cominciare dall’elaborazione della Carta Costituzionale, la presenza vaticana negli affari italiani fu davvero molto attiva.  Eccessiva per alcuni che intravedevano un rischio di scivolamento verso la Stato clericale. E la cosa non poteva non determinare conflitti e tensioni anche all’interno dello stesso mondo cattolico. Cesare Catanati utilizzando fonti d’archivio inedite, e da poco tempo disponibili agli studiosi, racconta passo passo quella stagione, entrando nelle pieghe di tante vicende e offrendoci un quadro interessante, istruttivo e persino curioso. Come la riproposizione al pubblico di un significativo antefatto politico all’approvazione dell’articolo 7 della Costituzione con il preannuncio, sotto embargo, che fu fatto a Giulio Andreotti dallo storico giornalista parlamentare Emilio Frattarelli che ricorda lo stesso Andreotti nel suo Diario 1947. Quell’articolo che beneficiò del consenso del Pci di Palmiro Togliatti e di Alcide De Gasperi stemperò il clima di contrapposizione tra cattolici e comunisti che la Santa Sede purtroppo replicò con le parole e i decreti del Sant’Uffizio con le scomuniche per i comunisti.  Furono anni duri per la resistenza del messaggio cristiano che durò sino agli inizi degli anni Sessanta sotto il papato di Giovanni XXIII e di Paolo VI. Proprio Salerno fu individuata come la prima sede nella quale la Chiesa italiana organizzò un convegno sulla “Predicazione oggi in Italia ed il comunismo ateo” (27 e 28 diecembre 1963). Un convegno, ispirato dal cardinale Giuseppe Siri e organizzato dall’arcivescovo Demetrio Moscato, al quale presero parte numerosi sacerdoti che illustrarono l’incidenza del comunismo nella Chiesa nelle varie regioni italiane. Negli atti pubblicati del convegno, spicca l’intervento di don Guerino Grimaldi il sacerdote salernitano che sarebbe divenuto arcivescovo. L’intervento, rispetto a quello degli altri suoi confratelli italiani, fu molto denso, incisivo e quasi rivoluzionario per quel tempo di scomunica ai comunisti. Ecco le parole di don Grimaldi:  “Spesso il modo e il metodo di certa predicazione fatta di asprezze e di polemiche violente, nutrite di demagogia e politica, preoccupata più di aspetti elettorali che di istanze religiose ha più esasperato che convinto, alienando anche gli animi delle persone più ben disposte, hanno considerato il sacerdote quasi sotto la veste di galoppino elettorale. Il sacerdote politico è sempre mal sopportato, specialmente dall’altare”. Testimonianze che potrebbero arricchire il bel lavoro di Cesare Catanati sulla “scomunica ai comunisti” per tastare il polso della Chiesa italiani in quegli anni che si ritroverà due anni a Firenze sulla “Predicazione e il comunismo ateo alla luce dell’insegnamento di Paolo VI (27-30 dicembre 1965) che beneficiò della relazione di don Gianni Baget Bozzo, allora sacerdote di Genova. La sua relazione esplorò Venti anni di predicazione comunista in Italia che risentiva già di un convegno decisamente anticonformista, ma aperto, sensibile, equilibrato “non ispirato dall’odio ma dall’amore”. Erano i primi anni del dopo Concilio Vaticano II quando, dissero i convegnisti, “ e noi non interessa-né d’altronde compete-profferire nuove condanne”. Passaggi storici della Chiesa Italiana  che testimonia i rigorosi passaggi evolutivi della egemonia vaticana sulla Repubblica. Un grazie di cuore a Cesare Catanati che arricchisce il lavoro storiografico con un pregevole racconto.