Decreti e torsioni autoritarie. La paura? E’ nel Governo - Le Cronache Attualità
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Decreti e torsioni autoritarie. La paura? E’ nel Governo

Decreti e torsioni autoritarie. La paura? E’ nel Governo

di Aldo Primicerio

Dopo l’approvazione del nuovo Decreto Sicurezza da parte del Consiglio dei Ministri, il Paese appare profondamente segnato da un senso di vulnerabilità diffusa. Gli eventi di Torino – anche perché travisati e stravolti dalle istituzioni competenti – hanno lasciato il segno nell’immaginario collettivo. Emerge dall’ultimo sondaggio di Swg. Innanzitutto la mappa dell’insicurezza. Per 1 su 2 di noi insicure sono le strade di una città durante una manifestazione ed una stazione ferroviaria. Un po’ più giù nelle risposte anche un autobus, la metropolitana di una grande città, e più giù uno stadio durante una partita di calcio ed un parco cittadino. Poi i reati in aumento. Per più di 8 su 10 di noi è allarme violenza giovanile. Ma la minaccia corre anche sul web, perché quasi 8 su 10 di noi ritengono in salita i reati informatici. E poi ancora le violenze sulle donne. Quasi 7 su 10 di noi rispondiamo di avvertire in aumento i femminicidi ed i crimini sessuali, confermati da numeri e statistiche.

 

Ma chi ha più paura? E su chi converge la nostra fiducia? Come sono oggi i consensi sui “duellanti”, Governo Meloni e magistratura?

Dal sondaggio emergono posizioni molto vicine alla realtà. Innanzitutto la paura. Ad avvertirla sono soprattutto i più giovani, quelli dai 18 ai 34 anni. Ma paura verso cosa? Quasi 5 su 10 di subire una frode, quasi 4 su 10 di subire un furto in casa o uno scippo per strada, e più giù di ricevere minacce sui social media, o (le giovani donne) un’aggressione di tipo sessuale.  E poi la fiducia. Rispetto allo scorso anno cresce la percentuale verso tutte le forze dell’ordine. In testa i Carabinieri (80), Polizia (78), Guardia di Finanza (76), Esercito (72) e Polizia Penitenziaria (68).

Ma grande attenzione dell’opinione pubblica si concentra sulla percezione avvertita sul governo Meloni e sulla magistratura, al centro di uno scontro frontale mai registratosi dall’inizio della storia repubblicana. Nonostante le forti critiche delle opposizioni e di larga parte della società civile sulle riforme istituzionali, la coalizione di centrodestra mantiene le posizioni nei sondaggi di febbraio 2026. Alcune rilevazioni indicano che consenso e fiducia si attestano intorno al 43%, anche se, nel sondaggio Dire-Tecnè, la quota di non fiducia è intorno al 49-50%. Il consenso alto viene alimentato anche dalla percezione di debolezza delle opposizioni, che sembrano paradossalmente esaltarsi nelle loro autocannibalistiche divisioni. E sulla magistratura? In questi primi mesi è moderatamente basso. Secondo un sondaggio Izi una bassa fiducia è al 41,3%, una media fiducia al 50%, mentre un’alta fiducia è solo al 9%. Ma bisogna anche dire una cosa che i media, anche quelli importanti, non valutano quasi mai: che i magistrati non hanno certo bisogno di consenso, formalmente e costituzionalmente. Loro sono soggetti solo alla legge, non al voto popolare o al gradimento politico. Considerazioni che non passano neanche per la testa a Meloni o Salvini o Tajani. Non ce la fanno proprio. E poi, a differenza dei politici, i magistrati non cercano il consenso elettorale per svolgere le proprie funzioni, che devono basarsi sulla legge e non sulla piazza. Ecco perché Meloni e Nordio, ex-collega ed ex-amico ed ora nemico dei Pm, hanno pensato ad un’Alta Corte Disciplinare che integri (o sostituisca?) il Consiglio Superiore della Magistratura nel punire gli errori o le indiscipline di toghe inquirenti e giudicanti. In conclusione, i magistrati non sono “eletti” dal popolo e non devono rispondere al consenso popolare per la loro indipendenza, ma la loro legittimazione etica e funzionale, va detto, passa anche attraverso la fiducia che la società ripone nella loro imparzialità. E loro lo sanno, lo stanno valutando e sapranno sicuramente regolarsi di conseguenza. E tutti aspettiamo con curiosità l’esito del referendum che si terrà tra poco più di un mese. Fino a pochi giorni fa il SI era largamente oltre il 50%. Ma il NO ora è dato in forte risalita. Dalla percezione che la gente ha sugli effetti del SI sulla democrazia e su quella Costituzione che finora ha sancito l’indiscutibile autonomia del potere giudiziario, determinante nei decenni nel tutelare la democrazia, la libertà, i diritti dei cittadini

 

Ma abbiamo mai sentito o letto di giudici imparziali? Quali sospetti serpeggiano?

E poi questi luoghi comuni st sul giudice parziale, sul giudice ed il Pm collusi, sul terzo che non esiste e che va creato separando le funzioni. Stupidità. Che corrono nella testa e sulla bocca di evidenti stupidi. E così, in larga parte dell’opinione pubblica s’insinua la sensazione che un governo autoritario come questo di centrodestra voglia avere mani libere, e quindi obbligato ad esercitare una forma di controllo sulla magistratura.  E quindi ecco il decreto sulla sicurezza, originato da quell’episodio, deplorevole e assurdo di un idiota che con un piccolo martello picchia un poliziotto rimasto isolato (?) dai suoi colleghi in divisa. Va comunque detto che quell’episodio sembra farci tornare indietro nel tempo, quando le manifestazioni di piazza perdevano il connotato di mobilitazione di piazza per trasformarsi in una battaglia viso a viso con poliziotti o carabinieri. Ma è più grave un altro problema. La strumentalizzazione che, secondo molti autorevoli giornali, sembra averne fatta il ministero degli Interni, secondo il quale i manifestanti, anche quelli pacifici, avrebbero coperto i violenti. Un ribaltamento dei fatti che non aiuta la verità ed i cittadini italiani. E qui eccoti il decreto sicurezza, scritto ed emanato in tutta fretta, anche per dare la sensazione di operatività alla vigilia del referendum di marzo. Il cui esito è in bilico, e dove un SI vincente per una inezia equivarrebbe ad una quasi sconfitta. e dove l’appello della Presidente ad un giudizio severo dei giudici contro i violenti di Torino è parsa a molti come una anteprima del vero scopo del referendum, quella di trasformare i giudici in “umili servitori” del potere politico. Un autorevole quotidiano online ha dato la sua visione delle torsione autoritaria: un decreto sicurezza che trasforma il legittimo dissenso in un reato, e che riesuma e pillolizza il fascismo dimenticato. E quindi ecco la visione del martelletto, che passa dalla mano del violento di Torino alle istituzioni, e che sembra rappresentare il disegno di questo Governo. Quale? Zittire il dissenso con le manette, soffocare l’autonomia della magistratura, delegittimare la Costituzione, rispondere con l’autoritarismo al malumore del popolo che non vuole il riarmo, che è sempre più povero, che dissente dalle spese pazze per il Ponte sullo Stretto, che guarda sbalordito alle moine che la nostra Presidente fa al capo degli Usa dalle mani insanguinate. Ecco svelato a cosa serve il NO al referendum del 22-23 marzo. A mantenere integra l’autonomia del sistema giudiziario, baluardo dello Stato di diritto contro le infiltrazioni della politica. A smascherare i filosionisti, i filo-SI ed i guerrafondai che si mimetizzano nelle file del M5S e del Pd. A restituire al Paese quel primato che viene dalla potenza del suo patrimonio culturale. A tutelare la libertà d’informazione minacciata dal revanscismo di un passato da dimenticare. A favorire una ragionevole inclusione ed una integrazione solo se severamente controllata. A difendere la nostra Costituzione, scritta con il sangue della Resistenza antifascista e con la saggezza immensa dei padri costituenti.