Ruggi. Malati legati al Pronto soccorso. Procura archivia - Le Cronache Ultimora
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Ruggi. Malati legati al Pronto soccorso. Procura archivia

Ruggi. Malati legati al Pronto soccorso. Procura archivia

Lo scandalo nazionale dei malati del Pronto Soccorso dell’ottobre 2023, che causò l’indignazione del Paese, è finito con una archiviazione. Al termine di una istruttoria terminata nel novembre del 2024 (di cui si è appreso solo ora), con il decreto di archiviazione a firma della dottoressa Pacifico che ha speso tre righi di motivazione per accogliere la richiesta, di tre pagine, dei Sostituti Carlo Rinaldi e Mafalda Cioncada, di archiviare per mancanza di risultati apprezzabili; non solo sugli autori dei fatti, ma anche sull’esistenza di profili di carattere penale. E’ il risultato di un’inchiesta con incredibili lacune istruttorie, e con notevoli sottovalutazioni dei fatti stessi; accettati, per motivare l’archiviazione, come un’incresciosa situazione di generica cattiva organizzazione amministrativa di cui hanno colpa tanti; ma praticamente, così, nessuno. Ma proprio nello stesso periodo dell’archiviazione, ottobre 2023, esplode sui giornali lo scandalo di una RSA di Salerno in cui i malati venivano lasciati in abbandono e addirittura legati alla sedia a rotelle perché non dessero fastidio. Viene arrestato anche il titolare della RSA per le condizioni in cui i suoi sottoposti lasciavano i ricoverati. Stavolta l’imputazione è grave e precisa. Maltrattamenti (art. 572 c.p.) e soprattutto sequestro di persona (art. 605 c.p.), reato perseguibile di ufficio per l’ipotesi aggravata di cui al secondo comma, con pena da uno a dieci anni. Sante Sica rimarrà agli arresti per diversi mesi. Ma è un soggetto privato, non l’Ospedale pubblico Ruggi d’Aragona. Che invece beneficia dell’assenza, per i malati legati, della gravissima imputazione di sequestro di persona aggravato (fino a dieci anni). Eppure si tratta della stessa, identica fattispecie criminosa. Come è possibile che la Procura abbia avuto una così eclatante differenza di valutazione sotto il profilo dei reati da contestare? Entriamo nel dettaglio. Lo scandalo del Ruggi di Salerno esplode nell’ottobre del 2023, quando la trasmissione della rete La7 rivela agli italiani la vergogna dei malati del Pronto Soccorso del Ruggi, visibilmente anziani, che stanno legati ai letti in stato di abbandono. Alcuni si lamentano, altri dicono di stare da ore negli escrementi. A girare i video dell’abominio è un coraggioso infermiere dello stesso Pronto Soccorso, Gianluca Stella. E’ indignato per quanto avviene ogni giorno sotto i suoi occhi. Ha protestato con il Primario e con i colleghi. Risultato: è stato dapprima deriso, poi intimidito. Gianluca Stella non demorde. E’ uno tosto. E’ arrivato a Salerno dal Pronto Soccorso dell’Ospedale di Bologna, un’eccellenza nel campo ospedaliero. Ma quella è un’altra Italia, in linea con la civiltà delle terre del Nord, soprattutto in Emilia. Salerno invece appartiene al Sud delle clientele e dei baronati, dove la regola principale è quella di farsi gli affari propri. Di non parlare per non subire ritorsioni, coltivando il proprio orticello. Stella, di fronte alle ritorsioni e alle minacce, non si arrende. Scrive al Ministero della Salute, scrive ai NAS, fa una denuncia in Procura. Non succede niente! Le minacce continuano e lo spostano di posto. E allora scrive a La7, e manda i video girati in giorni e stagioni diverse. E finalmente succede qualcosa. Il suo nome compare sui giornali. C’è una interrogazione parlamentare del Deputato Bichielli. La Procura di Salerno apre un fascicolo. Ne sono assegnatari ben due Sostituti. Carlo Rinaldi e Mafalda Cioncada, che avviano le indagini tramite i NAS. Quest’ultima viene aggregata perché era già assegnataria del fascicolo nato dalla precedente denunzia di Gianluca Stella, con la quale aveva rappresentato all’Autorità Giudiziaria le minacce ricevute dal Primario e da altri per il suo comportamento non allineato all’andazzo omertoso in vigore nel reparto. I due PM acquisiscono carteggi e poi testimonianze. Ma quello che non convince, è la circostanza che il fascicolo non riporta, nell’intestazione, il più grave dei reati ravvisabili, quel sequestro di persona di cui all’art. 605 c.p. (aggravato), che invece tempo dopo spicca a carico dell’indagato (privato cittadino) Sante Sica; reato senz’altro, stando alle cronache, che lo conduce all’arresto. L’archiviazione dei Sostituti Rinaldi e Cioncada, con il visto del Procuratore Aggiunto Rocco Alfano (attuale Procuratore Capo reggente) avverrà solo per i reati di maltrattamenti (art. 572 c.p.) e per omissione di atti di ufficio (art. 328. c.p.), che con le persone legate ai letti non c’entra proprio niente. Anzi, nella richiesta di archiviazione, la dicitura “sequestro di persona” non compare mai tra le righe. Vedremo nella prossima puntata più nel dettaglio lo svolgimento dell’istruttoria dei Sostituti Rinaldi e Cioncada.