PORTO, CEMENTO E CONTAINER - Le Cronache Salerno
Salerno

PORTO, CEMENTO E CONTAINER

PORTO, CEMENTO E CONTAINER

Alberto Cuomo

È giunto a conclusione il concorso di idee “Per la riqualificazione dell’area di interazione porto-città”, ovvero porto-comparto CPS 01sub2 del Piano attuativo del Puc (area retro crescent), bandito dal Comune di Salerno in collaborazione con l’Autorità di Sistema Portuale del mar Tirreno Centrale. In prima istanza non si comprende bene il senso del concetto di “riqualificazione” proposto dai due enti e, in generale, a Salerno. Già, perché quando De Luca, che è dietro le iniziative pubbliche salernitane, ha invocato per un’area la sua “riqualificazione”, questa è consistita nella realizzazione di palazzoni, così come è accaduto ad esempio per la riqualificazione delle “Chiancarelle”. E però, se si va a consultare la legge regionale n. 12/2022, promulgata dallo stesso De Luca, si scopre che, secondo l’art. 1 sono proposti “gli interventi di rigenerazione urbana, al fine di contrastare il consumo del suolo, incentivando il recupero, il riuso e la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente e dei tessuti urbani favorendo usi compatibili degli edifici e degli spazi pubblici e privati, promuovendo la qualità urbana ed architettonica”. Ad analizzare i progetti partecipanti al concorso quasi tutti invece prevedono nuove costruzioni così come del resto era richiesto dal bando. Ciò perchè dividere l’intero comparto CPS 01, in due subcomparti 1 e 2 modificando il Piano generale, ha offerto la possibilità, forse alla maniera dell’esperienza urbanistica milanese, di intendere il sub2 autonomamente edificabile sebbene buona parte dell’edificabiltà sia stata assorbita, per l’intero comparto, dalla costruzione del “crescent”. Vale a dire che, mentre il Puc (Piano Urbanistico Comunale) prevedeva un unico comparto e poneva quindi l’esigenza di un unico Piano Attuativo (PUA), nel dividere tale comparto in due subcomparti si è posta l’eventualità di sfuggire le indicazioni del Puc in nome della “qualità dell’architettura” di cui al concorso di progettazione, dal momento i progettisti invitati a concorrere ben avrebbero potuto, come di fatto è accaduto, progettare nuove volumetrie. Inoltre, nella Scheda dell’intero comparto CPS 01 la piazza (piazza della libertà) è identificata quale “opera di urbanizzazione secondaria” e, pertanto, non come area per standard urbanistici di cui esso è carente. Si deduce che l’area per gli standard di tutto il comparto non poteva e non può non essere che quella alle spalle del crescent, oggetto del concorso per attività che non sono standard, tanto più che tale area, nella tavola del “Disegno urbano di indirizzo” del Puc, è quasi tutta destinata a verde. A proposito di standard è da rilevare che i parcheggi pertinenziali degli edifici secondo l’art.18 legge n. 765/1967 “debbono” essere riservati in misura non inferiore ad un metro quadrato per ogni dieci metri cubi sì che l’area alle spalle del crescent non possa non essere adibita, oltre che a verde, a parcheggio, come di fatto è attualmente. Probabilmente il concorso di architettura è stato indetto per ottenere idee ai fini della saldatura tra il progetto di accrescimento del porto commerciale e la città. Paradossalmente nello stesso giorno della fine del concorso alcune associazioni contestatrici delle nuove definizioni portuali in progetto sono state ricevute dal dottor Eliseo Cuccaro, presidente dell’Autorità che lo ha bandito, il quale si è guardato bene dal menzionare il progetto vincitore le cui ipotesi sono prova della volontà di proseguire nell’ampliamento del porto (nella commissione giudicatrice era presente un rappresentante dell’Autorità). Già perché la montagna di container, che occuperà le aree della nuova darsena e del molo di sottoflutto, necessiterà di nuove strade che la colleghino alla zona orientale dove vi sono spazi destinati allo stoccaggio che vedono già la presenza dei grandi contenitori metallici in cui si trasporta di tutto, anche rifiuti tossici, droga, e armi. Certo Cuccaro ha rassicurato i rappresentanti di Italia Nostra e delle associazioni promettendo loro altre consultazioni, ma non ha affatto offerto garanzie circa l’istituzionalizzazione degli incontri, con la presenza anche dei rappresentanti dei Comuni costieri, tra Pontecagnano e Minori, sicuramente interni all’ambito del porto che l’Autorità non ha definito. E dire che Italia Nostra ben potrebbe chiedere alla Soprintendenza ABAP il vincolo storico dell’area tra via B. Croce e il mare con gli edifici otto-novecenteschi che segnavano il rapporto tra Salerno e la costiera amalfitana. Il nuovo porto e la nuova viabilità determineranno infatti un danno paesaggistico oltre a far aumentare il traffico urbano, annullando l’immagine storica della palazzata affacciata sul mare, oggi interno al porto e, in passato, aperto verso le spiagge. La montagna di container si estenderà allora dalla nuova colmata che sostituirà i cantieri attuali, il circolo Canottieri e i pontili, sino all’hotel Baia, eliminando l’attuale cartolina di Salerno visibile da quanti si affacciano dalla statale o dall’autostrada, in favore di un panorama di gru e container. E ancora una volta, il nuovo impianto stradale, giungendo alle spalle del crescent, produrrà il nuovo cemento previsto dal concorso di idee, a danno dei necessari standards per gli edifici residenziali presenti e dell’intera città.