Le morti improvvise sono una tragedia del nostro tempo, che sta flagellando la provincia di Salerno e la Campania, con decessi che potrebbero essere evitati o ridimensionati. In particolare, sarà indispensabile che sulle unità mobili di pronto intervento siano disponibili i defibrillatori, in modo da ridimensionare i tempi di soccorso, in linea con quanto è stato deciso in Lombardia, proprio in questi giorni, per i Giochi Milano-Cortina. Su tale fronte hanno già formalizzato la loro adesione i Comuni del Consorzio della Valle dell’Irno, che hanno aderito al progetto di prevenzione cardiovascolare dell’Associazione Grazie di Cuore, presieduta dal cardiologo Carmine Landi, e dal GIEC (Gruppo Intervento Emergenze Cardiologiche) presieduto dal professore Maurizio Santomauro e di cui è responsabile regionale lo stesso cardiologo Landi. La notizia è emersa ieri a Baronissi, durante il corso di formazione Blsd, svoltosi presso la Casa comunale alla presenza, tra gli altri, del sindaco Anna Petta e dei cittadini che hanno accettato con slancio di partecipare al corso di formazione per poter intervenire in soccorso di persone colpite da improvviso arresto cardiaco. «Nel nostro progetto – ha spiegato il dottor Carmine Landi – viene riaffermato il ruolo strategico delle unità mobili, la cui funzione è considerata oggi come lo strumento più efficace per ridurre i tempi di intervento proprio in caso di arresto cardiaco improvviso. In uno scenario in cui i soccorsi istituzionali possono incontrare notevoli e perniciosi ritardi – ha continuato Landi – la presenza sul territorio di personale formato e di mezzi mobili attrezzati consente di soccorrere con buone possibilità di successo, in modo da evitare tragedie che altrimenti diventerebbero sicure». Nel corso di formazione svoltosi a Baronissi, centro della Valle dell’Irno particolarmente sensibile verso il discorso di prevenzione sociosanitaria grazie alla piena disponibilità dimostrata, sin dai primi passi del progetto, dal sindaco Anna Petta, sono emersi alcuni aspetti di particolare rilevanza ai fini di una razionale organizzazione dell’emergenza sanitaria. Un ruolo decisivo – è stato affermato – è rivestito proprio dalla formazione nel soccorso cardio-polmonare, ma i gap da superare non sono pochi. «In primo luogo, abbiamo evidenziato – ha sostenuto il presidente dell’Associazione Grazie di Cuore, dottor Carmine Landi – la mancata attivazione in Campania del numero unico europeo 112, una criticità che comporta una frammentazione del sistema di emergenza e può generare ritardi nella presa in carica della chiamata e maggiori difficoltà per il cittadino nell’attivare rapidamente i soccorsi». Un altro grave problema, che meriterebbe di essere risolto al più presto, secondo Landi, riguarda l’allungamento dei tempi di arrivo del 118, una criticità che va avanti dall’inizio del periodo post-Covid. «I tempi sono a dir poco triplicati – denuncia il presidente Landi – e di conseguenza il primo soccorritore finisce per essere un operatore sanitario o addirittura un cittadino volontario e non un medico dell’emergenza, come invece dovrebbe essere. Questo è un tema gravissimo, che i livelli istituzionali dovrebbero affrontare nelle sedi ufficiali senza ulteriori perdite di tempo. Nelle more, pertanto, si pone il problema inderogabile di una preparazione diffusa e non limitata ai soli professionisti dell’emergenza». Da qui, la pressante opera di sensibilizzazione dell’Associazione Grazie di Cuore che, nel giro di un paio di anni, è riuscita a coinvolgere con successo amministrazioni comunali, corpi militari dello Stato, associazioni e federazioni sportive e finanche la chiesa Salernitana, che ha aderito di slancio al progetto con l’impegno costante, in prima persona, dell’arcivescovo primate Andrea Bellandi. «Abbiamo ribadito – ha concluso Carmine Landi – la necessità di investire nella formazione in linea con le indicazioni dell’American Heart Association. È fin troppo ovvio, infatti, che la semplice presenza di defibrillatori, che pure sono presidi tecnologici di grande importanza, non è sufficiente a risolvere le emergenze cardiache se questi non vengono utilizzati in modo tempestivo ed efficace. Solo attraverso programmi formativi continui e qualificati sarà possibile rendere efficace la catena della sopravvivenza. Ma non si può perdere altro tempo prezioso». (nella foto in alto: I cardiologi Landi e Santomauro con alcuni addetti alla polizia municipale che hanno partecipato al corso di formazione cardiopolmonare.





